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La Rete Liberi/e di lottare contro il DDL 1660 continua ad allargarsi, le sue iniziative si moltiplicano. Parola d’ordine: tutti/e a Roma il 5 ottobre!

Ce l’aspettavamo, ed è infatti arrivata. Da due stabilimenti della multinazionale finlandese Valmet ci è arrivata l’adesione alla Rete di lavoratori della RSU FIOM di Lucca (Carlo Iozzi, Simone Di Giulio, Adriano Caralli, Stefano Andreini, Alessandro Giusti, Simone Calanchi) e della RSU USB di Bologna (Mauro Nanni, Cristina Cassoli, Andrea Bonasoni, Augustin Curri). Siamo certi che non resteranno le sole perché la Rete continua ad allargarsi oltre il perimetro dei “soliti noti”.

All’indomani dell’assemblea costitutiva della Rete avvenuta l’8 settembre a Roma, avevamo detto: passare dalle parole ai fatti. Ed è esattamente quello che è avvenuto. E ci dà la possibilità oggi, a meno di un mese di distanza, di tracciare un primo bilancio delle attività, proiettandoci su questa base, con la massima determinazione, verso il 5 ottobre.

Erano passati solo due giorni dall’8 settembre, e già il Movimento dei disoccupati organizzati di Napoli 7 novembre tramutava in striscione la parola d’ordine della Rete “affiggendola” davanti alle storiche sedi del potere in città, mentre a Marghera, per iniziativa del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo e della TIR, si svolgeva una riunione di vivisezione del DDL 1660. Del resto, l’estrema fretta con cui il governo Meloni ha voluto approvarlo alla Camera ci ha indotti a stringere i tempi della nostra risposta di lotta convocando una nuova assemblea già il 15 settembre.

Dal giorno dopo è partita l’azione per costituire i nodi territoriali cittadini: a Milano, con l’iniziativa della Panetteria occupata, a Torino e Genova attraverso i rispettivi coordinamenti provinciali del SI Cobas, il Movimento No Tav, compagni/e della TIR, dell’Udap, ed un’altra serie di organismi, e poi un seguito di assemblee di costituzione/presentazione della Rete, seminari di studio, presidi, volantinaggi (a Marghera agli operai della Fincantieri) e presidi-manifestazioni contro il DDL, sempre affollati più del previsto (a Torino erano in centinaia, ad esempio), a Viterbo (per iniziativa del Coordinamento dei comitati di lotta), a Cagliari (per iniziativa dei Cobas scuola, di USB e dell’Associazione Libertade – in questo caso non tutti gli organismi presenti aderiscono alla Rete), a Monza, a Pisa, che si completerà in questi giorni a Venezia (oggi), a Napoli e ad Ancona domani (con la nascita del nodo regionale della Rete Liberi/e di lottare), a Verona il giorno 3 ottobre, giorno in cui si terrà anche un dibattito on line organizzato da Rosa Rossa. E sicuramente ci sfugge più di qualcosa.

La prima presentazione della Rete a livello di massa è avvenuta a Firenze, il 21 settembre, davanti ai 2-3.000 partecipanti alla manifestazione “No comando Nato, no guerra, no spese militari”, tra i primi promotori il CPA. E se ne è parlato anche all’assemblea che il SI Cobas ha organizzato ieri a Bologna in vista dello sciopero del prossimo 18 ottobre – decisione coraggiosa, che nessun altro segmento del sindacalismo di base ha voluto seguire accettando il nostro appello allo sciopero generale – e della manifestazione del 19 ottobre. Anche se il grosso del sindacalismo di base é solito adottare forme di lotta e di sciopero più blande (e quindi almeno per ora meno esposte ai colpi della repressione statale) rispetto a quelle scelte dal SI Cobas nella logistica, sarebbe un errore mortale credere di essere in qualche modo “al riparo” dagli effetti, politici prim’ancora che legali, di questo Ddl. Quest’ ultimo va infatti inquadrato non come “una legge a se”, bensì come un tassello (per quanto un tassello-chiave) nel lungo processo di sostanziale messa fuorilegge degli scioperi e del conflitto sindacale: una prova evidente ne è il braccio di ferro che da mesi sta portando avanti il governo, con Salvini in prima fila, per contrastare gli scioperi nel trasporto pubblico nazionale e locale, cioè le uniche esperienze di lotta sindacale, oltre alla logistica, che in questi anni stanno dando realmente filo da torcere al governo e ai padroni.

Venerdì 20, in concomitanza con una conferenza-stampa (non molto fortunata) vicino Montecitorio, in diverse città, da Milano a Napoli, passando per Marghera, si è fatta un’azione di propaganda contro il DDL e di affissione di striscioni della Rete, replicata sabato 21 in altre città, da Roma (a cura del Csoa ex-Snia) a Torino.

Nel pressoché impenetrabile silenzio della libera stampa (“libera” solo di scrivere a comando, per il resto impegnata a occultare e mentire), sono state alcune radio di movimento, Radio Black, Radio Onda d’urto, Radio Grad ed altre ancora, a rilanciare la denuncia del DDL e delle spinte belliciste che l’hanno generato, e sottolineare la necessità di scendere in piazza per fermarne l’approvazione.

Un sottoprodotto della nostra iniziativa è stata, crediamo, la decisione di Cgil e Uil, seguite dalla cosiddetta opposizione parlamentare, rigorosamente muta per mesi, di indire il 25 settembre presidi in tutta Italia e il risveglio dal loro sonno di settori vicini ad AVS (su questo facciamo una nota a parte).

Non temiamo questo “risveglio”, anche se si può dare per scontato che i mass media, nel caso, prenderanno i burocrati sindacali e i parlamentari come “portavoce” della critica alla legge, ben sapendo che la loro è un’opposizione di facciata che non crea alcun rischio al governo Meloni né all’approvazione del DDL, tutt’al più qualche giorno di ritardo per la richiesta (sai che paura!?) di qualche audizione in più rispetto a quelle che intende permettere la maggioranza.

Non lo temiamo perché è inconsistente in quanto, come abbiamo già spiegato altra volta, non contiene la sola rivendicazione giusta: l’immediato ritiro del DDL, per poi passare all’attacco di tutti i precedenti “decreti sicurezza”. Ma anche perché, come si è visto il 25, potrebbe mettere in moto qualche settore di lavoratori/lavoratrici e antifascisti/e che avvertono davvero (non per recita) di doversi dare da fare contro la politica repressiva del governo. Ed alle preoccupazioni di questi/e lavoratori/lavoratrici dobbiamo saperci dialettizzare invitandoli a fare un altro passo, e unirsi alla nostra lotta.

La Rete è, ormai, un dato di realtà. Vi hanno aderito finora circa 120 organismi, a cominciare dai GPI, dall’Udap e da una serie di Comitati di solidarietà con la causa della liberazione nazionale e sociale delle masse palestinesi, che hanno ben compreso di essere tra i primi bersagli di questa nuova legislazione. Ma lo spettro delle adesioni è veramente molto ampio e corrisponde, grosso modo, a tutti i movimenti di lotta e le forme di lotta che il governo ha intenzione di soffocare, anche sul nascere: dal sindacalismo di base (SI Cobas, ma anche singole strutture di CUB, Cobas, USB, ed altri ancora) agli organismi impegnati nella denuncia delle guerre ai movimenti a base territoriale, dai movimenti ecologisti (Ultima generazione in testa) agli organismi di solidarietà con gli immigrati, da una serie di organizzazioni politiche extra-parlamentari ai centri sociali ad alcuni collettivi femministi (a cominciare dal Comitato 23 settembre) e trans-femministi, dai movimenti di lotta per la casa (a partire dai BPM) alle organizzazioni impegnate contro la repressione, da diverse associazioni culturali ad organismi studenteschi (vedi Uds e il collettivo del Liceo Croce di Palermo). E sappiamo purtroppo di aver fatto torto involontario a qualcuno (per questo pubblichiamo sotto l’elenco completo ad oggi).

Questa realtà, già in moto in una molteplicità di città e di luoghi di lavoro, avrà come suo primo banco di prova il 5 ottobre. E dovremo superarlo per poter guardare ai successivi impegni. Intanto è cominciare l’internazionalizzazione della nostra denuncia, di cui daremo conto nei prossimi giorni.

I primi promotori della Rete (Tendenza internazionalista rivoluzionaria, Movimento di lotta dei disoccupati 7 novembre e Laboratorio politico Iskra) non si aspettavano questa risposta. Ma, insieme con tutti/e coloro che sono entrati nella Rete senza riserve mentali, sono determinatissimi ad andare avanti. La battaglia contro il governo Meloni e i suoi soprastanti non sarà breve!

Tutti/e a Roma il 5 ottobre!

Elenco completo delle adesioni alla Rete (al 28 settembre)

Le prime adesioni (in ordine alfabetico)

Assemblea in solidarietà con la resistenza palestinese, Trento – Associazione Libertade, Sardegna – Blocchi precari metropolitani, Roma – Brescia anticapitalista – Cagliari Social Forum – Casa del popolo, Teramo – Centro Handala Ali – 22 comitati sardi contro la speculazione energetica (*) – Comitato 23 settembre – Comitato No TAV di Trento – Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, Marghera – Coordinamento dei Comitati di lotta di Roma e Viterbo – CPA Firenze Sud – CUB Pisa – CUB Rail – “Dobbiamo vivere” / Lavoratori disoccupati e precari, Torino – GPI / Giovani Palestinesi d’Italia – International Migration Alliance / sez. Italia – Laboratorio politico Iskra – Liberare tutt*, coordinamento contro la repressione e il carcere – Madri contro la repressione – Movimento di lotta per il lavoro 7 novembre, Napoli – Movimento NO TAV – Osservatorio Repressione – Panetteria occupata, Milano – SI Cobas – SBM / sindacato di base multicategoriale, Trento – Verona per la Palestina – Tendenza internazionalista rivoluzionaria – UDAP / Unione Democratica Arabo-Palestinese – Ultima generazione – USB sociale Sardegna

Nuove adesioni (in ordine alfabetico)

Associazione culturale La credenza, Bussoleno – Associazione marxista rivoluzionaria Controvento – Associazione Yairaiha onlus – Associazione politico-culturale Notti rosse Casalgrande (Reggio Emilia) – Attac Italia – Cobas Cagliari – Cobas Pubblico Impiego, Lombardia – Collettivo radiofonico Radio Grad, Pisa – Collettivo studentesco Liceo B. Croce, Palermo – Comitato anti-razzista 5 luglio, Fermo – Comitato Piazza Carlo Giuliani ODV, Genova – Giovani comunisti/e – Laboratorio politico perUnaltracittà, Firenze – Mamme in piazza per la libertà di dissenso, Torino – Movimento Nonviolento Sardegna – No Camp Derby, Pisa – Parallelo Palestina – Rifondazione comunista – Pcl – Terra e Libertà, Calabria.

Ulteriori adesioni

Collettivo femminista di inchiesta sociale Ipazia, Napoli – Collettivo Hurriya, Pisa – Centro sociale FOA Boccaccio, Monza – Comitato Besta, Bologna – Comitato internazionalista, Como – Csoa ex-Snia, Roma – Carc – Melitea – Odissea, giornale di Milano – Plat, Bologna – Rete ambientalista/Movimento di lotta per la salute G. Maccacaro – Rosa rossa, blog anticapitalista – Soccorso Rosso Internazionale (Torino, Roma) – Pcmli – Uds della Campania

Ultime adesioni

Campagna Lasciatecientrare/MaipiuCIE, Gruppo anarchico Bakunin (Roma e Lazio), CUB Trento, Bilocale Popolare di Sferracavallo (Orvieto), Presidio No Inceneritori No Aeroporto (Firenze), Collettivo transfemminista FuoriGenere (l’Aquila), Rete Jin – nodo di Milano, Collettivo Controtendenza (Piacenza), Ambulatorio medico popolare, Milano – Casematte (L’Aquila), Genova antifascista, Nuova Resistenza, Unione degli studenti (a livello nazionale), Mezzoradaria (Radio Città Fujiko), Link – coordinamento universitario, Rete della conoscenza, Rete Mai più Lager No ai Cpr, Cantiere sociale Cienfuegos (Firenze), Laboratorio politico Alberone (Roma), Futura società, Circolo PRC Di Vittorio/Lenin (Torino), Risorgimento socialista, Collettivo Caracol (Palermo), Fuori da NATO e guerre (Ravenna), Forum nazionale Salviamo il paesaggio Difendiamo i territori, RSU FIOM Valmet Tissue Coverting (Lucca), RSU USB Valmet Tissue Packaging (Bologna), Rete Ecologia Salute Territorio e Antimafia (RESTA – Vallo di Diano), Comitato Aversa con la Palestina, Colle Insorge (Colle Val d’Elsa), Collettiva transfemminista intersezionale Liberə Tuttə (Ascoli Piceno), Rinascita (Pomigliano d’Arco), CSOA Corto circuito (Roma).

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