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Verdi e umanitari in tuta mimetica. Salvini & co. pacifisti?

La ministra degli esteri tedesca A. Baerbock (verde-nera) cammina elegante sulle macerie e la tragedia dell’Ucraina

“Grida vendetta” il voto favorevole non solo della ex capitana della Sea Watch Carola Rackete, ma anche della quasi totalità del gruppo parlamentare europeo dei Verdi, i quali andrebbero ribattezzati “verdi in tuta mimetica”, e soprattutto l’astensione de La France Insoumise che molte simpatie ha conquistato per qualche settimana nella sinistra sinistrata italiana.

E sì che appena tre mesi fa AVS in Italia e LFI in Francia hanno chiesto (ottenendoli) un bel po’ di voti in nome della “pace”, dell’ “antifascismo”, dell’”accoglienza” e dell”alternativa”, e oggi dimostrano ancora una volta – per chi non è intenzionalmente cieco – di essere nient’altro che la stampella “di sinistra” dell’imperialismo guerrafondaio UE-USA-NATO.

Ancora una volta, come 110 anni fa, la guerra fa da spartiacque tra chi si pone sul terreno dell’opposizione al “nemico in casa nostra” e chi invece, dietro l’ipocrita retorica della pace e del “progresso”, si colloca apertamente nel campo dell’interventismo guerrafondaio.

Ma il voto sull’articolo 8 ha messo a nudo anche le incertezze e le contraddizioni che esistono nello stesso blocco della maggioranza di destra che governa a Roma rispetto alla rimozione dei vincoli all’uso delle armi europee per colpire obiettivi sul suolo russo.

Il voto pressoché compatto di Fratelli d’Italia contro l’articolo 8, analogo a quello della Lega, è sintomatico di una differenziazione del governo italiano rispetto all’accelerazione in corso: una differenziazione che non è certo causata da rigurgiti pacifisti del governo, quanto piuttosto da un mix di calcolo politico (una guerra “per procura” è sicuramente più sopportabile per le masse rispetto a un intervento diretto) e di “simpatie filorusse” che nelle fila del fronte sovranista italiano (e non solo) non sono mai mancate, dovute a corposi interessi che diversi comparti dell’industria italiana hanno ad un fiorente commercio con la Russia, oltre che ad evidenti affinità ideologiche su alcune questioni “identitarie”.

Corriamo seriamente il rischio che nel caso, sempre più probabile, di un’ulteriore escalation nella guerra tra NATO e Russia, la Lega e la destra filorussa possano impugnare la bandiera del “pacifismo” e capitalizzare tale scelta tra la gente, proprio loro!, i primi artefici della guerra infinita al mondo arabo-islamico e della guerra agli immigrati, come sempre ricorda il nostro blog, da solo, o quasi, in Italia almeno.

Una ragione in più per dire: compagni, sveglia! Svergogniamo questa “sinistra” con l’elmetto in testa e demoliamo la pretesa delle destre “sovraniste” di essere i porta bandiera della pace.

Oggi più che mai le forze che si collocano in maniera coerente nel solco dell’internazionalismo (e quindi del disfattismo davanti alle guerre inter-imperialiste!) hanno il dovere di fare fronte comune contro la guerra e rilanciare la mobilitazione diretta dei proletari su scala internazionale, a partire proprio dai paesi coinvolti direttamente o indirettamente nello scontro militare, contro i propri stati e contro i propri governi.

È un tentativo che stiamo portando avanti, rigorosamente controcorrente, fin dall’inizio delle ostilità in Ucraina, attraverso le assemblee di Milano e di Roma, le manifestazioni dello scorso anno a Ghedi e in varie città italiane, e non solo.

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