Abbiamo costruito un dossier di materiali ripresi dal sito di “Prensa Obrera” che fanno il punto, presi nel loro insieme, sull’approfondimento della crisi economica in Argentina – smentendo la promessa di una ripartenza immediata a “V” dell’economia fatta da Milei, appare vicina a ripartire, invece, l’inflazione -; sulle difficoltà e le contraddizioni entro le quali si dibatte il governo Milei con una politica economica che, sebbene garantisca favolosi profitti alle maggiori imprese straniere e argentine, non è in grado di risollevare l’economia nazionale; sull’aiuto che esso sta ricevendo sia da settori crescenti del peronismo politico e amministrativo, sia dalle burocrazie sindacali; sui pesantissimi effetti sociali combinati della crisi e del “piano motosega” (in pochi mesi: 400.000 licenziamenti, raddoppio della povertà, riduzione del 30% del potere d’acquisto dei salari, scomparsa dell’assistenza ai più bisognosi); sulla creazione di una forza d’attacco federale contro i picchetti; ed infine – cosa, per noi, della massima importanza – sulla risposta di lotta che i settori più combattivi della classe operaia, del movimento proletario e del mondo del lavoro salariato stanno cominciando a mettere in piedi. E’ proprio da qui che il Dossier comincia, dall’iniziativa presa dal Sutna, il sindacato dei lavoratori della gomma venerdì scorso, 26 luglio, nella storica Plaza de Mayo, a cui hanno partecipato migliaia di proletari/e e salariati/e del privato e del pubblico e, naturalmente, il movimento piquetero.
Ci auguriamo che anche questa iniziativa di lotta contribuisca alla soluzione di una permanente ambiguità di mobilitazioni del genere: dura critica alle burocrazie sindacali per il loro aperto, e rivendicato, collaborazionismo con Milei e con i piani di Washington sull’Argentina come membro esterno della NATO e suo territorio di caccia (di recente alti dirigenti sindacali, abituali frequentatori dell’ambasciata amerikana a Buenos Aires, sono stati convocati a Washington), che si conclude, però, quasi sempre con la contraddittoria richiesta a queste stesse burocrazie di indire lo sciopero generale. Via via, nella lotta, questa ambiguità (dura a morire) sembra cedere il passo alla convinzione che spetta alla sezione più combattiva del movimento proletario, spezzando l’incantesimo, assumersi in prima persona la responsabilità di chiamare l’intero campo dei proletari, dei salariati, dei disoccupati ad unirsi per dare una spallata decisiva al governo Milei con un forte sciopero generale. Il Partido Obrero e il Polo Obrero ci appaiono come le forze più determinate a muoversi in questa direzione, consapevoli, però, che il cammino da compiere – nella massa e dalla massa – non è privo di difficoltà. (Red.)
La lotta contro le migliaia di licenziamenti ha preso il sopravvento in Plaza de Mayo –
Prensa Obrera, 26 luglio
Un’importante mobilitazione promossa dal Sutna e dal sindacalismo militante ha riunito i conflitti in corso.
I lavoratori di decine di sindacati hanno organizzato una manifestazione in Plaza de Mayo contro l’offensiva su centinaia di migliaia di posti di lavoro in tutto il paese. I sindacati combattivi, con Sutna in testa [il sindacato dei lavoratori della gomma], insieme alle organizzazioni dei piqueteros/piqueteras e ai partiti di sinistra si sono mobilitati questo venerdì 26 riunendo le lotte in corso contro i licenziamenti sia nel settore pubblico che in quello privato.
Convocata da una riunione di rappresentanze presso la sede del sindacato dei lavoratori dei pneumatici, che hanno affrontato tenacemente l’offensiva padronale a Fate e Bridgestone, la concentrazione in Plaza de Mayo ha riunito migliaia di lavoratori e ha messo al centro della scena politica del paese la necessità di un piano nazionale di lotta per fermare i licenziamenti, in contrasto con la resa della burocrazia sindacale. “La CGT dovrebbe indire uno sciopero generale in modo che tutti i lavoratori possano esprimersi”, ha sottolineato Alejandro Crespo, segretario generale di Sutna.
Un’azione energica, mentre è in corso una seconda ondata di migliaia di licenziamenti nelle amministrazioni statali, che i sindacati degli statali stanno lasciando passare così come hanno lasciato passare la prima, e proprio mentre i capitalisti stanno usando la recessione per licenziare, approfondire la flessibilità del lavoro e colpire soprattutto l’attivismo e l’organizzazione dei lavoratori.
Tra i presenti, oltre a Sutna, spiccavano le lotte dell’Ospedale Posadas, dell’Inti, degli spazi della memoria, del GPS, dei telefonici, dei ferrovieri, dei lavoratori della metropolitana, oltre ai sindacati degli insegnanti e dei professori universitari, e una forte presenza di organizzazioni sociali, in particolare del Polo Obrero. Come è stato sottolineato in piazza, nell’ultimo quarto di secolo il movimento piquetero è stato un alleato chiave del movimento operaio impegnato nella difesa dei posti di lavoro.
La mobilitazione a Plaza de Mayo è una pietra miliare importante nella lotta per promuovere un intervento generalizzato dei lavoratori in modo che non si continui a pagare per la crisi capitalista e la motosega di Milei. Li sconfiggeremo con lo sciopero generale.
La lucha contra los millares de despidos copó Plaza de Mayo – Prensa Obrera
Una importante movilización impulsada por el Sutna y el sindicalismo combativo reunió a los conflictos en curso.
Trabajadores de decenas de gremios protagonizaron una manifestación en Plaza de Mayo contra la ofensiva sobre cientos de miles de puestos de trabajo en todo el país. Sindicatos combativos, con el Sutna a la cabeza, junto a organizaciones piqueteras y partidos de izquierda movilizaron este viernes 26 aglutinando las luchas en curso contra los despidos tanto en el sector público como privado.
Convocada a partir de una representativa reunión en la sede del sindicato de los obreros del neumático, que vienen enfrentando tenazmente la ofensiva patronal en Fate y Bridgestone, la concentración en Plaza de Mayo reunió a miles de trabajadores y planteó en el centro político del país la necesidad de un plan de lucha nacional para frenar los despidos, en contraste con la entrega de la burocracia sindical. “La CGT debería estar llamando a un paro general para que nos expresemos todos los trabajadores”, enfatizó Alejando Crespo, secretario general del Sutna.
Una acción contundente, cuando se está ejecutando una segunda ola de miles de cesantías en el Estado nacional, que los gremios estatales están dejando pasar al igual que la primera, y cuando los capitalistas se valen de la recesión para despedir, profundizar la flexibilización laboral y golpear especialmente al activismo y la organización obrera.
Entre los presentes, además del Sutna, se destacaron las luchas del Hospital Posadas, del Inti, de los espacios de la memoria, de GPS, telefónicos, ferroviarios, del Subte, además de gremios como la docencia y docentes universitarios, y una fuerte presencia de las organizaciones sociales, en especial del Polo Obrero. Como se subrayó en la plaza, el movimiento piquetero ha sido el último cuarto de siglo un aliado clave del movimiento obrero ocupado en la defensa de los puestos de trabajo.
La movilización a Plaza de Mayo es un hito importante en la pelea por promover una intervención generalizada de los trabajadores para que no sigamos pagando nosotros la crisis capitalista y la motosierra de Milei. Los vamos a derrotar con la huelga general.
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Milei, arrivato al bivio economico, non ha risposte
Prensa Obrera, 19 luglio
Javier Milei sta fallendo nel settore in cui aveva promesso di procedere a passo svelto. L’economia del Paese non trova una direzione. Il rischio-Paese si avvicina ai 1.600 punti, il dollaro parallelo è sopra i 1.400 pesos, il divario tra dollaro ufficiale e illegale arriva al 60%, le riserve della Banca Centrale sono polverizzate e il governo chiude giugno vendendo più dollari di quanto può permettersi. Stipendi e pensioni sono a livelli storicamente bassi, la povertà è raddoppiata e la disoccupazione è aumentata nel mezzo di una recessione che sembra non avere fine.
In questa situazione, il governo fa annunci che sembrano essere l’ultima cartuccia che ha Luis Caputo per evitare di finire espulso per la sua incapacità di ottenere dollari. La riduzione del divario cambiario con la “liquidità” è durata meno di 24 ore. Mercoledì 17 il dollaro si è nuovamente apprezzato e la pressione di svalutazione è aumentata. Questo percorso si inserisce nella nuova crisi di governo che si è conclusa con l’espulsione del secondo consigliere economico in pochi giorni. Teddy Karagozian, presidente della Camera degli imprenditori dell’abbigliamento, che è stato un entusiasta attivista di Milei nella campagna elettorale, è stato espulso dopo aver affermato, tra altre questioni, che il piano annunciato sta fallendo e che il dollaro dovrebbe superare i 1.500 pesos.
In questo scenario critico e tenendo conto della riforma del lavoro approvata con la Legge Base e il pacchetto fiscale, è un insulto la disponibilità ad aderire al patto [di maggio, ndr] da parte dei vertici sindacali della CGT che hanno incontrato l’amministratore delegato di Techint, Paolo Rocca, e l’attuale segretario del Lavoro, Julio Cordero, mentre nel settore statale aumentano i licenziamenti, al Sutna si adottano strategie preventive di crisi per attaccare i lavoratori, in Personal (agenzia telecomunicazioni, ndr), nelle compagnie aeree e in settori dello Stato si promuovono i pensionamenti volontari e migliaia rimangono senza lavoro nell’ambito del lavoro più precario. Creare liste antiburocratiche e togliere di mezzo la leadership traditrice di CGT e CTA è un compito centrale affinché il movimento operaio possa irrompere nello scenario dell’attuale crisi.
Le pressioni a svalutare
La critica del FMI al governo deriva da una feroce difesa degli interessi che quell’organizzazione rappresenta. Ogni dollaro che l’Argentina raccoglie deve essere utilizzato per ripagare il suo debito con il FMI. Di fronte alle dichiarazioni di CFK (Cristina Kirchner) e di altri opinionisti sull’andamento della crisi attuale, è bene ricordare che la causa principale della mancanza di dollari nel nostro Paese è la fuga degli imprenditori e il pagamento al FMI, che il precedente governo ha adempiuto alla lettera, come tutti i governi.
La stima dell’inflazione per luglio ha già fatto scattare il campanello d’allarme del governo poiché è superiore a quella di giugno e superiore a quella di maggio. L’inflazione misurata settimanalmente in corrispondenza della seconda settimana di luglio ha indotto il governo a fermare nuovamente i ‘tarifazos’ chiaramente nel timore di un’impennata. Il cocktail in queste condizioni è esplosivo. Il governo, a sua volta, è sotto pressione sia da parte del FMI che della borghesia esportatrice, che vogliono immediatamente una nuova svalutazione.
Il problema del governo non è solo l’impatto negativo di una svalutazione che ha già respinto in diverse dichiarazioni pubbliche, ma anche l’incapacità di fermare la spirale di svalutazione che porta ad un loop tra l’aumento del divario cambiario, la svalutazione e un nuovo aumento nel divario, e ad altre svalutazioni. Questi insuccessi diventano più stridenti se si tiene conto che Milei sta applicando a fondo il suo programma della ‘motosega’ e del ‘frullatore’, il che significa che non può biasimare la gradualità nell’applicazione delle politiche come avvenne con il governo di Mauricio Macri.
Il “mago della finanza”, insieme all’autoproclamato “futuro premio Nobel per l’economia”, hanno una sola carta da giocare che non risiede né nella conoscenza dell’economia né nelle competenze di chi oggi governa il Paese. Sperano solo che Donald Trump vinca, che abbia pietà di Milei e gli presti più dollari. Con questo “piano” il governo deve sostenere questa realtà sull’orlo dell’esplosione almeno fino a febbraio del prossimo anno, dato che le elezioni negli Stati Uniti si terranno solo a novembre di quest’anno.
Vale la pena notare che Milei ha promesso una soluzione rapida alla crisi, con la dollarizzazione e senza intervento statale. Al contrario, le misure adottate rappresentano un brutale intervento statale, come sottolineano anche i suoi più recenti ex alleati come Carlos Rodríguez. Il limite all’emissione monetaria arriva dopo aver fortemente ampliato la base monetaria durante i sette mesi di governo. A sua volta, la politica fondamentale del governo prevede un forte intervento della Banca Centrale, un’organizzazione che Milei aveva promesso sarebbe implosa non appena fosse entrato in carica. Lungi dal portare l’economia più vicino alla dollarizzazione promessa, in questi mesi il governo ha rivalutato il peso. La promessa che un’operazione di compravendita di dollari fornirà alla banca centrale i dollari necessari per affrontare tutte le variabili economiche che richiedono il pagamento in quella valuta è semplicemente una sciocchezza, a questo punto.
Le bugie di Milei
Milei ha mentito nella sua campagna elettorale, quando ha mascherato come attraente una politica economica reazionaria: voucher educativi e sanitari, dollarizzazione dell’economia, espulsioni dal settore statale sfruttando la gestione clientelare degli altri governi. Non è successo niente di tutto questo: ha cacciato dallo Stato innumerevoli persone qualificate nel loro settore, non ha risparmiato praticamente nulla in questo settore per quanto riguarda la riscossione delle imposte, la dollarizzazione non esiste e non esisterà perché richiede un volume di dollari che non è riuscito a mettere insieme. La sua ascesa al potere non ha generato alcun impulso imprenditoriale a investire nel Paese, l’unico investimento di cui si parla è quello della società malese Petronas insieme a YPF, che è antecedente all’ascesa di Milei. Il fallimento è molto grande.
Milei ha anche mentito alla popolazione povera già stufa delle menzogne governative, portando nel suo governo membri di spicco della casta politica. Nemmeno apre bocca sulla casta giudiziaria corrotta e privilegiata, mentre promuove l’integrazione della Corte Suprema in accordo con il blocco kirchnerista-peronista al Senato. La portata della truffa che Milei riesce ad attuare nei confronti dei suoi elettori e della maggioranza di coloro che votano per cambiare le cose non ha limiti.
Una parte centrale della campagna politica di Javier Milei è quella di collocarsi in un campo di difesa fanatica del capitalismo e, allo stesso tempo, di defenestrare lo Stato (capitalista). L’operazione politica è chiara: per imporre il suo piano di benefici a una trentina di milionari argentini e agli interessi politici e commerciali rappresentati dall’imperialismo yankee, era necessario modificare il regime politico capitalista, violare le sue risorse tradizionali e forzare la mano aggirando le leggi e le norme costituzionali. Sia la DNU 70/23 che la Legge Omnibus e il pacchetto fiscale sono norme che violano le istituzioni capitaliste per ottenere risorse più rapide, più chiare e migliori in difesa della riscossione padronale da parte di un pugno di imprenditori stranieri e locali e di un brutale trasferimento di risorse dalla classe lavoratrice verso una parte della classe capitalista.
I profitti aziendali nel primo trimestre dell’anno sono stati astronomici, in particolare tra i datori di lavoro che scommettevano pesantemente sul proprio governo, come il loro ex capo, Eduardo Eurnekian (presidente di Corporación América, un conglomerato di vari settori come aeroporti, agroindustria, energia, servizi finanziari e infrastrutture, ndt).
Questi profitti sono il frutto di un favoloso trasferimento di risorse dalla classe operaia a questi imprenditori. Mentre ciò accade, il mercato del lavoro argentino si sta contraendo per la recessione. Circa 400mila persone hanno perso il lavoro tra il settore privato regolare e non. Gli stipendi sono crollati. La miseria è raddoppiata. L’assistenza ai più bisognosi è scomparsa.
La soluzione è sconfiggere Milei e i governi provinciali dell’aggiustamento e della repressione.
Per garantire questo stravolgimento, il governo si impegna a rafforzare la funzione repressiva dello Stato favorendo la caccia ai manifestanti e arresti come quelli che hanno tenuto dietro le sbarre per un mese Daniela e Roberto per aver partecipato alla manifestazione del 12 giugno contro la Legge Base.
E anche lavora insieme agli operatori giudiziari e dei media per demonizzare il settore sociale che ha goduto di una infima somma del bilancio dell’assistenza sociale di questo paese (1,5%) ma che si è distinto per non aver mai smesso di lottare contro la fame e la miseria guidate dalla casta politica e imprenditoriale che Milei oggi protegge all’ombra del suo potere.
Sul piano della violazione delle libertà democratiche e a 30 anni dall’attentato impunito all’Amia (18/7/94: l’edificio sede dell’Associazione Mutualistica Israeliana in Argentina, crolla in seguito ad un’esplosione che provocò 85 morti e oltre 300 feriti; i servizi segreti ignorarono l’avvertimento che la precedette e il governo manipolò le informazioni e insabbiò le indagini, lasciando impuniti gli autori e i mandanti dell’attentato, ndr) rafforza i servizi segreti riabilitando un SIDE con le vecchie componenti che hanno partecipato all’insabbiamento del più terribile attentato vissuto contro la comunità ebraica nel nostro Paese. Con strumenti politici come la gestione mercenaria dei social network, la riabilitazione politica dei militari e la repressione, il governo intende imporre il suo piano di guerra contro la popolazione.
Questo piano può essere sconfitto: dobbiamo rompere la paralisi promossa dalla CGT e dal peronismo tra i settori popolari e impegnarci a unificare le lotte contro la fame, i licenziamenti e la violazione delle libertà democratiche. Per sconfiggere il governo è necessario un intervento determinato da parte della classe operaia, il suo emergere organizzato in questa crisi politica ed economica con le proprie rivendicazioni e richieste, difendendo le proprie condizioni di vita e i propri diritti. Questo è ciò che si deve preparare. Per raggiungere questo obiettivo, nel mese di agosto si terranno decine di assemblee di lavoratori e giovani combattenti promosse dal Partido Obrero, in tutto il Paese.
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Il “picco a V”… dell’inflazione?
Con l’IPC del 4,6% a giugno, si accumula quasi l’80% nei primi sei mesi di Milei. – Prensa Obrera, 12 luglio
Il primo semestre di presidenza Milei si è chiuso con un’inflazione all’80%, un furto per tutto il popolo. L’IPC al 4,6% di giugno rappresenta un rimbalzo rispetto a maggio, in controtendenza rispetto alla presunta tendenza al ribasso del discorso ufficiale. In ogni caso, la cosa più grave sono le “bombe inflazionistiche” che finora nessuno sa come disattivare: la pressione della svalutazione, i ‘tarifazos’ mancanti, l’emissione monetaria per pagare le banche in caso di fuga. Per noi che viviamo di un salario, l’unica prospettiva di “ripresa” è sconfiggere con la lotta l’intero corso dell’aggiustamento.
Milei e Caputo sanno che è una menzogna dire che siamo entrati in una fase di stabilizzazione dei prezzi, e tanto meno che questa porterà ad una ricomposizione dei redditi della popolazione lavoratrice. Altrimenti non avrebbero posticipato a luglio le tariffe annunciate… per la seconda volta nei tre mesi da quando il sistema è in vigore. Il rapporto dell’Indec (Istituto Nazionale d Statistica e Censo) evidenzia un’inflazione mensile del 14,3% nella voce “abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili”, trainata dalla categoria “regolamentati”. Probabilmente hanno stimato cosa sarebbe successo se, con una simile ondata polare (si riferisce al drastico calo delle temperature attualmente in Argentina, ndt), avessero continuato con gli aggiustamenti tariffari che avevano pianificato.
Non c’è nemmeno da festeggiare che l’indice della voce “alimentari e bevande analcoliche” sia sceso al di sotto del livello generale di giugno, al 3%. Questo perché il settore ha accumulato in questi sei mesi un calo dei consumi del 21,6%, secondo l’indagine della Came (Confederazione delle Medie Imprese) nei negozi al dettaglio, e rispetto allo stesso mese dell’anno scorso i prezzi sono quasi quadruplicati (285,1% di variazione).
L’unico “risultato” del governo riguardo all’inflazione è statistico: la svalutazione di dicembre ha fatto schizzare l’indice dei prezzi al consumo, che da allora è rimasto elevato ma con cifre decrescenti. Ora non solo ha smesso di scendere, ma ha accumulato un “ritardo cambiario” per il quale quasi tutti i settori capitalisti richiedono una nuova “verifica” del dollaro ufficiale. Caputo resiste, ma per quanto tempo? I produttori di soia non liquidano, le banche sono già sfiduciate sulla loro esposizione al debito pubblico, il FMI e i grandi capitali chiedono un piano per uscire dalla trappola.
Pertanto, non esiste alcuna “buona pratica” fiscale o monetaria che annunci una stabilizzazione prolungata. La relazione tra l’aggiustamento della spesa pubblica e il tasso di inflazione, se esiste, è difficile da dimostrare. Più indiscutibile è che l’aumento dei prezzi ha guidato il ‘frullatore’ che permette al governo di essere orgoglioso del “più grande aggiustamento della storia”. Infine, un peso su tre che è stato tagliato lo ha fatto grazie alla svalutazione delle pensioni. Le entrate diminuiscono anche in conseguenza della contrazione dei consumi, ma a un ritmo più lento perché parzialmente compensate dall’aumento dei prezzi: la “tassa inflazionistica”.
Invece che sulla soglia di una “ripresa a V” dell’economia, come promette Milei, siamo sulla soglia di una nuova escalation inflazionistica. La sua entità e i suoi ritmi dipenderanno da come verranno elaborate le contraddizioni della politica economica e il corso della crisi politica. Per i lavoratori, qualunque sia la soluzione di questi scontri, una possibilità di ripresa si aprirà solo se riusciremo a sconfiggere l’offensiva antioperaia del governo e di coloro che lo sostengono, e per questo il nostro compito è preparare lo sciopero generale.
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Il governo crea una forza d’attacco federale “anti-picchetto”.
Garanzie repressive eccezionali a tutela dei Rigi e dei grandi capitalisti. – Prensa Obrera, 19 giugno

Il governo nazionale ha appena creato un’Unità di Sicurezza Produttiva, in carico alle forze di sicurezza federali, con l’unico scopo di proteggere gli investimenti minerari e petroliferi dei grandi capitalisti e gli affari più generali del padronato. Un protocollo di sicurezza in stile Bullrich, per reprimere proteste e rivendicazioni, sgomberare blocchi stradali e fornire garanzie legali eccezionali ai grandi capitalisti.
Il provvedimento è stato riportato in un comunicato stampa, con interventi del ministro della Sicurezza Patricia Bullrich, e ufficializzato con una risoluzione ministeriale sulla Gazzetta Ufficiale, poche ore dopo l’approvazione della Legge Base al Senato.
La formazione di una forza repressiva specifica per proteggere gli affari dei grandi capitalisti va di pari passo con l’approvazione del Regime di Incentivi per i Grandi Investitori (Rigi), e cerca di offrire garanzie di stabilità giuridica ai grandi imprenditori, contro ogni ostacolo e/o situazione che alteri le loro attività.
Questo rafforzamento repressivo va di pari passo con l’inserimento nella Legge Base di articoli che sanzionano penalmente i blocchi e le azioni sindacali, per cui il governo prevede di imporre un regime di terrore all’interno dei siti minerari e petroliferi, annullando tutte le garanzie e i diritti costituzionali e del lavoro che tutelano i lavoratori.
Con la conferma di questa “unità speciale” il governo si attribuisce poteri discrezionali per intervenire nei conflitti sindacali di qualsiasi ordine che alterano direttamente o indirettamente la logistica del grande padronato “sulla base della valutazione del rischio o della situazione particolare in un determinato momento, ovvero la ripercussione di eventi di insicurezza nella conduzione funzionale delle cose e nell’opinione pubblica” (Delibera 499/2024, Ministero della Sicurezza).
Questo meccanismo mira a favorire l’intervento federale per rimuovere i blocchi e i picchetti sindacali e sociali nelle strade e negli accessi provinciali e nelle altre giurisdizioni, per garantire a tutti i costi le imprese capitaliste. Anche consentendo il dispiegamento “preventivo” delle forze federali.
Tra i principali settori da “proteggere” ci sono Vaca Muerta a Neuquén (secondo e quarto deposito al mondo rispettivamente di shale gas e shale oil) e le province con litio e minerali come Jujuy e Catamarca, tra le altre. Inoltre, Bullrich ha indicato tra le situazioni di “insicurezza” da affrontare i blocchi dei supermercati, delle industrie e delle piccole imprese, allargando il campo d’azione a tutti gli interessi dei padroni che il governo vuole proteggere in forma diretta.
Questo è importante da sottolineare perché la stessa ministra ha dichiarato alla stampa che non permetterà “in alcun modo a un supermercato di consegnare cibo perché ciò genera un effetto di disordine”, quindi in mezzo a una crescita delle necessità sociali, della povertà, della miseria e della fame, Bullrich si prepara a reprimere le richieste di cibo della popolazione e di interi quartieri sprofondati nella miseria.
La burocrazia sindacale, complice e collaborativa nell’approvazione della Legge Base e nel portare avanti gli aggiustamenti del governo, ha facilitato questa offensiva antisindacale del governo Milei.
Lo stesso governo che viola le garanzie costituzionali di chi manifesta pacificamente estende garanzie eccezionali al capitale privato per assicurare gli affari dei grandi capitalisti, rivelando tutta la natura di classe dello Stato borghese

