Alcuni materiali sulla manifestazione dei disoccupati organizzati di Napoli a Roma, di mercoledì 20. Su cui riflettere, e prepararsi per i tempi in arrivo. Da segnalare la fermezza con cui disoccupate e disoccupati hanno risposto alle intimidazioni della polizia. (Red.)
Grande mobilitazione dei disoccupati organizzati che invadono Roma: risposte concrete!
Decine di pullman nella capitale per andare dal Ministero del Lavoro e Ministero degli Interni per dare continuità e finalità per l’inserimento lavorativo dei disoccupati appartenenti alle platee storiche.
Tensioni in piazza dovute ad una militarizzazione completa per chiudere i disoccupati in una piazza dopo essere stati scortati.
Dopo una lunga giornata di lotta abbiamo incontrato il Ministero del Lavoro per il coordinamento tra Governo, Prefettura, Comune e Città Metropolitana.
Siamo ancora fuori al Ministero del Lavoro ed a Piazza Santi Apostoli.
Con noi non si scherza.
Fino alla vittoria!
Movimento 7 Novembre – Cantiere 167 Scampia

DENUNCIAMO LA MANIPOLAZIONE DELL’INFORMAZIONE!
Denunciamo con forza la manipolazione dell’informazione che stravolge come sempre il senso ed i contenuti delle nostre mobilitazioni.
Oggi eravamo a Roma come platea storica che dopo 9 anni chiede con forza l’inserimento al lavoro dopo anni di percorso di lotta che a livello istituzionale si è tradotto in un percorso formativo. Lo avevamo chiarito ampiamente anche se non c’era bisogno per chi conosce la nostra lotta.
Tutti i telegiornali, i giornali, fino alle dichiarazioni di Ministri ed esponenti politici, intitolano “Reddito di cittadinanza: tensioni a Roma”. Tutto appiattito ed incentrato sul RdC.
Noi, che siano chiaramente contro il taglio del reddito per evidenti motivi per le conseguenze in termini sociali e di vita di migliaia di famiglie, eravamo a Roma oggi per sbloccare i passaggi finalizzati all’inserimento lavorativo delle platee che organizziamo da anni.
Lo abbiamo chiarito in tutte le interviste, ma bastava vedere l’indizione della manifestazione per capire l’obiettivo ed i contenuti della giornata: per il prosieguo del nostro percorso.
Ci opponiamo con forza alla criminalizzazione e manipolazione dell’informazione finalizzata a creare confusione per favorire una narrazione utile a chi vuole creare contrapposizioni e l’immagine dei disoccupati fannulloni che non vogliono lavorare.
Così come le tensioni determinate esclusivamente da una militarizzazione surreale che voleva costringere in pochi metri quadri oltre 600 disoccupati senza poter manco andare in bagno.
Chiediamo a tutti di prendere posizione contro questa vergognosa operazione.
GIU’ LE MANI DAI DISOCCUPATI E DALLE DISOCCUPATE IN LOTTA! – Laboratorio politico Iskra
Stamattina presto ci siamo messi in pullman assieme a centinaia di disoccupati e disoccupate dei movimenti Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre” e Cantiere 167 Scampia per un incontro a Roma con i ministeri competenti al fine di definire una volta per tutte il completamento della vertenza che vede i due movimenti in piazza da quasi 10 anni di lotte quotidiane.
Alle porte dell’uscita dell’autostrada i 10 autobus che stavano portando i manifestanti a piazza S. Apostoli sono stati divisi in due tronconi col pretesto dei controlli di polizia.
All’arrivo del primo gruppo di manifestanti, in via 4 novembre, gli uomini della Questura di Roma hanno iniziato a spintonare e strattonare i disoccupati per sospingerli dietro le transenne posizionate in piazza S. Apostoli e approntate appositamente per recintare la piazza, chiudendo tutti i manifestanti in un quadrilatero blindato.
Dinanzi a tutto ciò, ferma e decisa è stata la resistenza dei disoccupati e delle disoccupate e di tutti/i le/i solidali in piazza.
Mentre scriviamo la piazza è ancora piena e ultra-presidiata e l’incontro al ministero si sta svolgendo.
I disoccupati e le disoccupate anche per questo governo reazionario, guerrafondaio e filo padronale, sono un problema enorme: il fatto che proletari e proletarie provino ad uscire dalla marginalità sociale e si organizzino non solo per i propri bisogni materiali ma per combattere radicalmente questo sistema di sfruttamento, non fa dormire sonni tranquilli ai padroni e agli apparati statali e repressivi.
Questo governo ha dichiarato guerra a tutto campo e senza quartiere ai proletari, agli sfruttati e all’insieme delle classi subalterne: facciamo appello a tutti i lavoratori, precari, studenti e disoccupati a costruire un fronte di lotta unito, che si rafforzi nelle lotte di tutti i giorni e che veda nello sciopero generale nazionale del 20 ottobre e nella manifestazione contro la guerra e la corsa al riarmo del 21 ottobre a Ghedi un’occasione di ricomposizione di classe reale.

LE PIAZZE DI ROMA COME LA STRISCIA DI GAZA!
Se nella giornata di ieri a piazza Santi Apostoli non si è consumata una vera e propria mattanza di manifestanti ad opera delle forze dell’ordine, ciò è dovuto solo e soltanto al senso di responsabilità dei disoccupati dei movimenti “7 novembre” e “Cantiere 167”, giunti a Roma non certo per mettere la capitale a ferro e fuoco, bensì in sostegno di una loro delegazione che doveva incontrare i rappresentanti istituzionali competenti alla definitiva risoluzione della vertenza decennale che riguarda oltre 600 disoccupati napoletani.
Essendo presenti in piazza al fianco dei disoccupati, abbiamo chiarito già nella giornata di ieri la reale dinamica degli eventi e delle ragioni della manifestazione, entrambe agli antipodi da quanto narrato dai media ufficiali, dai suoi giornalisti prezzolati e dagli sciacalli che siedono sulle poltrone di governo e di gran parte della stessa opposizione parlamentare.
Dunque, non ci interessa in questa sede tornare sui “dettagli”, bensì rimarcare e denunciare il clima sempre più irrespirabile per chiunque intenda manifestare le proprie ragioni e il proprio dissenso nelle vie della capitale.
Non è la prima volta che una manifestazione pubblica, pur regolarmente autorizzata dalla Questura di Roma, viene letteralmente sigillata in un fazzoletto di pochi metri quadri, circondata da tutti lati da uno schieramento abnorme di forze dell’ordine e obbligata a stare in un recinto da cui non è possibile uscire ed entrare se non rigorosamente “uno alla volta” e sorvegliati a vista dagli uomini della digos!
La dinamica di ieri si discosta dai precedenti ed analoghi episodi solo per l’intensità della violenza adoperata dalle forze dell’ordine, le quali hanno letteralmente sospinto a forza i manifestanti nel recinto della piazza non appena questi erano discesi dagli autobus, impedendo a chiunque di entrare e di uscire dal quadrilatero transennato ad hoc e tenendo così centinaia di persone in ostaggio per più di 5 ore in un clima di afa asfissiante: una condotta scellerata, che non a caso ha provocato l’intervento di un ambulanza per soccorrere un manifestante in preda a un malore perché impossibilitato a sedersi, andare in bagno e rifocillarsi.
Avevamo già assistito a questi veri e propri “checkpoint” simili a quelli approntati dal regime israeliano nei confronti del popolo palestinese in almeno due occasioni, sempre riguardanti i disoccupati: circa 2 anni fa nella stessa piazza (Santi Apostoli) e pochi mesi dopo nella piazza antistante gli uffici del MISE.
Ciò è dunque reso possibile dell’applicazione di dispositivi e circolari adottate dai comitati per l’ordine pubblico ben prima dell’insediamento del governo Meloni, e nel silenzio totale.
Tutti coloro che ancora amano trastullarsi con la retorica dei “diritti democratici” e della “”costituzione più bella del mondo”, non solo dovrebbero domandarsi quanto questi diritti (a partire dalla libertà di circolazione e di accesso degli individui in un luogo pubblico) siano oramai carta straccia di fronte alla militarizzazione alla repressione preventiva di ogni forma di protesta, ma anche e soprattutto chiedersi quanto le stesse forze “democratiche” e “progressiste”, compresi i vertici di Cgil-Cisl-Uil, abbiano avallato e favorito questa escalation repressiva ben prima dell’avvento al governo delle destre estreme.
La lotta contro le derive autoritarie si combatte sempre, non a corrente alternata e a seconda di chi siede nei palazzi del potere.
Il SI Cobas, oramai da anni principale bersaglio della repressione padronale e poliziesca perché “colpevole” di non aver mai accettato di svendere i propri principi e le proprie battaglie sull’altare dei rapporti “diplomatici” con gli apparati e le istituzioni dello stato borghese, ne tantomeno di rendersi complice con un sistema di “relazioni sindacali” fondato sullo sfruttamento e sull’oppressione di milioni di proletari, continuerà a denunciare e a lottare contro questi abusi intollerabili in nome dell””ordine pubblico”.
Consapevoli che anche su questa battaglia elementare di democrazia e di civiltà i lavoratori e i disoccupati non troveranno mai al loro fianco i partiti e i sindacati sedicenti “democratici”.
SI Cobas nazionale

