
Le “imprese” di Meloni & Co. – 1. La carta “dedicata a te”
Chiara Saraceno, sociologa, ha commentato la nuova misura “economica” della card di Stato sostenendo di far fatica a comprendere la logica dietro l’ultima mossa del governo Meloni. La sua analisi dei “difetti” di questa nuova iniziativa ci trova concordi, ma la logica da destra economica per noi è trasparente. Riassumiamo brevemente i principali dati e caratteristiche, anche se sono su tutti i quotidiani, proprio per sottolineare “i perché” nascosti tra le righe.
La card potrebbe interessare 1,3 milioni di famiglie dato che esclude quelle con meno di tre componenti, modello sacra famiglia. Prima tagliola i 15mila€ di reddito Isee, ma a seguire si escludono single, vedovi, divorziati, giovani coppie: per questo governo non meritano! In realtà i beneficiari non saranno così numerosi come sbandierato perché altre esclusioni riguardano i cassintegrati e i disoccupati con la Naspi – dato che già nuotano nella ricchezza -, i sopravvissuti del RdC, tutti quelli che ricevono una qualsiasi forma di aiuto come, ad esempio, il sostegno al fitto che i Comuni distribuiscono con i fondi dell’assistenza sociale. Altra clausola scritta in caratteri invisibili è che uno dei componenti della card ha un valore di 382,50€ una sola volta e questo dimostra che il governo raschia il fondo del barile, avendo già ridotto qualche esenzione, qualche benefit giudicato di troppo, esclusi quelli dei parlamentari che in barba a tutto continuano ad assegnarsi aumenti. Ministri e presidentessa sono sempre all’attacco, sempre presenti, sempre in campagna elettorale, pronti a sfruttare ogni alito di vento per gonfiare le loro vele. Chi li ha sottovalutati e continua a farlo ha sbagliato tutte le valutazioni.
Tornando alle misure alimentari del governo, vediamo come non mancano i trucchetti per rendere difficile la fruizione del miserevole beneficio. Ad esempio, c’è un termine per poter attivare la card: bisogna effettuare un primo pagamento entro il 15 settembre pena l’esclusione. Anche il fatto che saranno i Comuni a comunicare ai beneficiari (con raccomandata) un codice col quale recarsi alle Poste e ritirare la card non è proprio il massimo dello snellimento burocratico – altro cavallo meloniano di battaglia – e sapendo come funzionano gli enti locali e le poste nazionali, c’è poco da stare tranquilli. Naturalmente in caso di smarrimento, furto o altro, ci sono a disposizione siti web e intelligenze artificiali delle poste nazionali a cui dover chiedere un eventuale duplicato.
Cosa si può acquistare con la card lo dice il governo che si incarica di proibire, ordinare e “venire incontro ai bisogni elementari” secondo una evidente logica che dimostra che si può vivere scalzi o nudi, basta che ci sia da mangiare. E, del resto, se non ti nutri non puoi produrre!
Non dimentichiamo che il Ministero di Lollobrigida (Agricoltura, Sovranità Alimentare, Foreste) ha stipulato una convenzione con Gdo, Conad, Confesercenti, Confcommercio ed altri enti per concedere sconti a chi spende nei negozi convenzionati: un accordo per convogliare la spesa in una determinata direzione: un po’ di tornaconto a chi li ha eletti bisogna riconoscerlo! Ma anche le opzioni alimentari obbligate rispondono alla morale e alla sovranità italica: giammai il vino, si all’orzo tipicamente italiano così come il caffè, lo straniero ginseng è bandito, il sale fa male alla pressione e ultimo, ma non meno importante, il pesce fresco contro quello surgelato che viene dal Nord Europa. Il cognato della Meloni ha preso sul serio la sovranità alimentare che denomina il suo ministero.
Non si tratta di aquile, basta vedere il profilo dei ministri e della stessa boss, le loro dichiarazioni estemporanee, le continue gaffe che producono non appena escono fuori dal limitato campo dell’amministrazione. Ma sono comunque abili perché gestiscono interessi da bottega facili da maneggiare: truccare la bilancia per vendere meno pane allo stesso prezzo è una cosa che non richiede grande intelligenza, solo totale assenza di principii. Del resto il loro target è costituito da classi e strati medi il cui modo di riproduzione dell’esistenza – e i cui interessi – sono appunto quelli: falsificare, evadere il fisco, truffare, partecipare allo sfruttamento del proletariato verso il quale sono sempre più antagonisti. Molti, anche tra i compagni, sottovalutano le conseguenze dell’azione di governo il cui risultato, calcolato o meno, consapevole o ignaro, è quello di dividere gli strati sociali che potrebbero coalizzarsi sotto la spinta della condizione economica che si aggrava. Il proletariato – già da anni ridotto al silenzio dall’azione smobilitante dei sindacati statizzati e da partiti che è vergognoso chiamare “sinistra” – viene dato in pasto alle classi medie accumulatrici che potranno liberamente inasprirne lo sfruttamento: le misure che si susseguono, dall’abolizione del RdC alla proibizione – neanche a parlarne! – del pur modesto salario minimo proposto dai 5S, dai condoni fiscali ai finanziamenti alle imprese, tutto converge verso l’inasprimento dello sfruttamento dei lavoratori, italiani e immigrati.
Questo governo prosegue e inasprisce le condizioni di vita dei lavoratori. Il modello Santanchè, temperato ma di poco, avanza difendendo i balneari e offendendo l’ambiente. Ma le stesse classi medie inferocite che hanno trovato nel proletariato il nemico da opprimere non si salveranno in blocco: avranno le loro perdite, che per alcuni saranno gravi perché questo è il governo della guerra e dell’economia di guerra. Forse pochi lo ricordano, ma quando la direzione della Fiat mandò i suoi fedeli “quadri” a spezzare lo sciopero degli operai nell’ottobre dell’’80, già allora i sindacati abbassarono le bandiere di fronte a quella che fu chiamata la marcia dei 40mila. Senonché dopo appena un paio d’anni la Fiat, non potendo licenziare e vessare gli operai più di quanto già non facesse, cominciò a licenziare proprio quegli impiegati che avevano marciato contro i picchetti operai al grido di “Vogliamo lavorare”.
