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Dunque, non è così grave ammazzare una donna a martellate, darle fuoco e poi … – Comitato 23 settembre

Il vero volto della giustizia

Dunque non è così grave ammazzare una donna [Carol Maltesi] a martellate, darle fuoco e poi farla a pezzi cercando di nasconderne i resti in sacchi della spazzatura, e comunque l’omicida non merita la
massima pena perché ha delle “scusanti”. Innanzitutto, recita le sentenza, la vittima era disinibita, in secondo luogo aveva tentato di usare l’assassino per i propri scopi, e quindi scaricarlo.

Quanto alla prima motivazione, essa ci riporta indietro di almeno cinquant’anni, le nonne di oggi lo ricordano bene per indicare le ragazze che non andavano in giro con gli occhi bassi e magari si truccavano, o addirittura parlavano di sessualità “senza inibizioni”.

Per quel che riguarda l’uso dell’altro per i propri scopi, questa era ed in moltissimi casi è la linea di condotta abituale che i mariti, compagni ecc. praticano all’interno delle coppie, dove è “logico” che l’uomo non debba essere frustrato nella sua ricerca di carriera o di realizzazione delle proprie ambizioni, e che la moglie /compagna, anche se formalmente indipendente sul piano economico, sia in un modo o nell’altro subordinata a questo obiettivo, svolgendo in modo prioritario tutte quelle mansioni che farebbero perdere tempo a “lui”. Se le donne in questione facessero a pezzi i loro uomini per lo stesso motivo, o perché i loro compagni o mariti sono disinibiti, non basterebbe moltiplicare per 100 né le prigioni né i cimiteri per contenerle tutte!

Ma come è possibile che tali volgarità escano non dalla bocca dell’uomo qualunque, ma dalla sentenza di un tribunale, pronto all’occasione a premiare la buona condotta del reo e a ridurre la pena? Il veleno oscurantista, a braccetto con l’ideologia neoliberista, circola senza alcun controllo in tutti gli strati della società, nelle sue versioni più arretrate e più moderne.

La società capitalistica ha bisogno per funzionare che le donne provvedano alla riproduzione biologica e
sociale, che siano sul mercato del lavoro in posizione per lo più subordinata e a basso costo, che i loro corpi siano a disposizione nel mercato del sesso privato e sociale. Quello che passa per la testa di singoli, i modi in cui si realizzano i rapporti personali, sono lasciati alle decisioni degli individui, liberi di nutrirsi dei veleni del patriarcalismo oscurantista e reazionario come delle ideologie neoliberali. L’importante che questi veleni circolino liberamente intossicando i sentimenti, le aspettative, i bisogni delle masse.

Sentenze come queste servono soprattutto a rafforzare gli istinti peggiori, e a dare fiato all’ipocrita indignazione progressista che sistematicamente cade dalle nuvole quando si manifesta apertamente e viene avallato a livello istituzionale ciò che nella vita quotidiana è sotto gli occhi di tutti. Perciò abbiamo ribadito, nel costituire questo comitato, che noi non confidiamo nelle istituzioni per la nostra liberazione. Né ci rifacciamo agli stereotipi reazionari o progressisti per quel che riguarda gli obiettivi che le donne devono perseguire, tra i quali è di importanza strategica fondamentale la lotta contro lo stravolgimento delle motivazioni delle nostre lotte, che durano da più di due secoli e che vengono sistematicamente fagocitate e annullate dall’azione combinata di più fronti.

Povertà e violenza, che avanzano di pari passo nella vita delle donne di oggi, a livello internazionale e fin dentro le nostre case, devono essere combattute insieme, e tra queste povertà vi è anche quella dei desideri e delle prospettive, mentre siamo consapevoli che la violenza non è solo quella di sangue, ma anche quella psicologica, subdola, morale, fatta di ricatti e di richiami al sacrificio. Così mentre la lotta economica, per il lavoro e il salario, per la salute, per i servizi, contro la scuola di classe, contro il precipitare verso una guerra distruttrice, ci impegna quotidianamente, dobbiamo denunciare e smascherare senza sosta la tossicità delle ideologie che plasmano i nostri comportamenti personali e quotidiani che non sono affatto dettati da libere scelte individuali.

Nessun aspetto della nostra condizione deve restare al di fuori della nostra lotta! Solo così si renderà giustizia a Carol, alle tante vittime di sangue e ai milioni di donne che soffrono sotto la cappa di una nascosta e quotidiana oppressione, da cui nessuno, tanto meno chi si straccia le vesti seguendo le cronache, potrà prevenire la degenerazione estrema.

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