La morte di quattro militari italiani in Bosnia a causa di un incidente di volo ha dato l’occasione per scatenare una vera e propria campagna di patriottismo che definire vergognosa è dir poco.
Le quattro vittime vanno ad aggiungersi alle altre sacrificate sull’altare di una “Italia pacifica e democratica” che semplicemente non esiste.
Quello che esiste, invece, è un cinico, ipocrita imperialismo italiano (definito appropriatamente “straccione” da Lenin) che si muove sullo scenario internazionale cercando di trarre i maggiori profitti al minor costo possibile.
E se in tale percorso qualcuno cade, il fatto viene usato per rinfocolare le mire dello Stato e dei grandi gruppi imperialisti italiani nelle aree calde del mondo; delle quali l’area balcanica è – da sempre – tra le privilegiate (potremmo partire dal proto-colonialismo della Serenissima e dal suo traffico di schiavi dalmati…).
Non a caso l’incidente di cui sopra è avvenuto in Bosnia, nel quadro della missione “Eufor Althea”, una delle tante missioni in giro per il mondo in cui sono coinvolti i militari italiani.
Contro chi si appiglia a quest’ultimo episodio per coniugare il “sacrificio” dei militari alla giornata del 4 novembre, festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, conviene ricordare che quella data (4 novembre 1918) non ha nulla di “glorioso”: dal momento che tra il ‘15 e il ‘18 furono mandati al macello tra morti e feriti, stando solo all’Italia, oltre un milione di soldati (in gran parte contadini e operai) in nome di una sporca e borghese spartizione dei mercati!
Detto in altri termini: il 4 novembre di ogni anno gli imperialisti di oggi (padroni, governanti, mass media, istituzioni tutte) ricordano gli imperialisti di ieri, presentandoli spudoratamente come operatori di pace, solo per continuarne l’opera di sfruttamento e di manomissione di altri paesi! E’ la celebrazione del militarismo democratico come “pacificatore”.
Alla faccia dei morti di ieri, in cui un’intera generazione venne sacrificata, e di quelli di oggi.
Epoca del riarmo e del “tenersi pronti”… Non solo come Italia, ma anche come U.E.
Parole dell’esimio progressista Mattarella, pronunciate per l’ennesima volta martedì 2 novembre in occasione del conferimento delle “onorificenze militari” al Quirinale.
Proprio nell’ex Jugoslavia trentacinque anni fa, con la dichiarazione d’indipendenza di Slovenia e Croazia e fomentando a più non posso la guerra tra le diverse nazionalità jugoslave, gli imperialismi occidentali cominciarono a spartirsi le spoglie dell’Est Europa dopo la caduta del Muro e l’implosione dell’URSS.
Tra i protagonisti di questa impresa devastatrice va annoverato l’imperialismo italiano, proiettato in una sua direttrice storica di espansione e di affari come sono i Balcani. Oltre all’Eufor in Bosnia, esso è presente pure in Kosovo con la missione Kfor. Non per nulla, nel 1999, col governo D’Alema (altro progressista), l’Italia fornì le basi per i bombardamenti NATO sulla Serbia proprio a seguito del contenzioso nel Kosovo.
Le principali missioni dell’imperialismo italiano spaziano dal Mediterraneo e dal Medio Oriente (con “Aspides” nel mar Rosso e “Levante” nella striscia di Gaza), al versante africano della NATO (la “Sahel” nel golfo di Guinea e Corno d’Africa).
In tutto si tratta di ben 42 missioni militari (di cui 39 fuori dal territorio nazionale), con 7.750 militari impiegati, al costo di circa 2 miliardi di euro per il 2025-’26.
Sicurezza? Difesa del diritto internazionale? Cooperazione internazionale? Pace?
Balle! Sempre e solo accaparramento di affari per questo o quel gruppo imperialista (ENI in testa), posizionamento nei punti strategici, rapina di materie prime, dislocazione politico-diplomatica per “contare” nelle spartizioni di area: vuoi a seguito di una guerra, vuoi nel corso di una guerra, vuoi in previsione di una guerra a venire.
Si tratta sempre di guerra e di sporchi affari lordi di sangue, mai di pace!
Avete mai avuto notizia che una, solo una, delle suddette missioni si sia data da fare per fermare i massacri quotidiani che investono il pianeta? Al contrario, li hanno sempre sanciti, preoccupandosi solo di non venire coinvolte direttamente al di fuori delle direttive provenienti dai singoli governi.
Vedi Gaza, o il comportamento della missione italiana in Libano durante la recente aggressione dello Stato sionista israeliano.
E su tale questione, nessuno degli schieramenti politici parlamentari esistenti in Italia pensa minimamente di mettere in discussione il “proprio” (il loro) imperialismo.
Un esempio recente?
Eccolo, sfornato fresco. Proprio questa settimana si terrà a Bruxelles un “tavolo di coordinamento” tra NATO, USA e Ucraina, in cui sono invitati gli E3 (Gran Bretagna, Francia e Germania). L’Italia ne è fuori.
“La Stampa” di oggi titola indignata: “L’Italia fuori dalla stanza”. Il motivo? La “non disponibilità” di Roma a inviare militari sul fianco est dell’Europa. Insomma il voler apparire non del tutto compromessa nel fomentare la guerra in Ucraina, come invece fanno ostentatamente i “volonterosi” assieme ai paesi del Nord Europa.
Il governo italiano ha inoltre puntato, senza successo, alla nomina del presidente del Consiglio U.E. Antonio Costa come rappresentante europeo nelle trattative sull’Ucraina. Opzione scartata dagli E3, in quanto il personaggio rappresenterebbe istanze troppo “mediatrici”…
“Pacifismo” italiano? Giammai… solo sordido opportunismo: la ricerca del massimo profitto senza pagare dazio. Attendendo magari le prossime mosse di Trump e il maturare di una trattativa nella quale infilarsi all’ultimo momento. Queste sono le stimmate storiche dell’imperialismo straccione italiano. Che mai si smentisce, dal momento che armi e soldi a Zelensky li ha inviati eccome!, essendo arrivata Roma al tredicesimo pacchetto di «aiuti» (in complesso 18 miliardi di euro» tra «aiuti» diretti e quota degli «aiuti» al suicidio dell’Ucraina targati UE)!
Di fronte a ciò, cosa dice la cosiddetta opposizione? Insorge…
Ma per quale motivo? Per il fatto che – perdio – l’Italia è “irrilevante”!!! E’ “spettatrice pagante” secondo Stefano Patuanelli (M5S); mentre per Alessandro Alfieri (PD) occorrerebbe passare dall’E3 all’E5, con l’Italia che agganci la super-riarmista Polonia e si faccia sentire in Europa!
La critica progressista al governo di destra-destra della Meloni non va nella direzione di una politica meno, bensì più attivamente imperialista! Il che è tutto dire…
Chiunque ancora si illude che con un eventuale futuro governo di centro-sinistra le armi vengano abbassate, ne prenda nota.
In conclusione: se per i borghesi di ogni risma, di destra, di centro e di sinistra, la giornata del 4 novembre è la giornata dell’Unità Nazionale, cioè del legare la classe sfruttata al carro di quella sfruttatrice, per noi è invece l’occasione per opporci ancora una volta alla normalizzazione della guerra, all’economia di guerra, alla repressione da Stato di guerra. E per rilanciare, nei prossimi passaggi, la parola d’ordine di uno sciopero generale in tutta Europa contro carovita, guerre del capitale e stato di polizia.
Il 4 novembre non è la nostra festa!

