Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

La Cassa di solidarietà tra ferrovieri dà un esempio di autentica solidarietà di classe

La Cassa di solidarietà tra ferrovieri ha deliberato nei giorni scorsi di sostenere con un versamento di 1.000 euro ciascuno 5 licenziati politici degli ultimi tempi: Margherita Napoletano (Ospedale San Raffaele – Milano), Simone Vivoli (TIM – Firenze), Delio Fantasia (Stellantis – Piedimonte San Germano), Ciccio Collina (Logiport – Salerno) e Giuliano Ben Youssef (Tecnam – Capua), “attivisti colpiti dalle ritorsioni padronali”, i primi tre appartenenti alla CUB, gli ultimi due al SI Cobas autoconvocato di Napoli, Salerno, Caserta, Benevento.

E’ un bell’esempio di autentica solidarietà di classe, al di là delle categorie e delle appartenenze sindacali, che ci fa molto piacere far conoscere e diffondere, specie in tempi in cui l’autentica solidarietà di classe è davvero rara. (Red.)

COMUNICATO 3-2026

Lettera aperta ai licenziati, ai ferrovieri, ai lavoratori:

La Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri compie 20 anni. Fu fondata nel 2006 in occasione della necessità di raccogliere un sostegno economico alle battaglie di difesa di alcuni licenziamenti brutali con cui si esprimeva allora lo scontro interno sulla riorganizzazione del settore. Per le Dirigenze i lavoratori non dovevano opporsi alla ristrutturazione, né comunicare all’esterno quel che stava realmente accadendo e i suoi costi in termini di condizioni di lavoro, posti di lavoro, sicurezza dei lavoratori e dell’esercizio ferroviario.

Da allora la Cassa non ha mai smesso di funzionare: raccoglie stabilmente basse rate mensili dagli aderenti, per creare un fondo unico così da destinare contributi per il sostegno alla resistenza e alle lotte, prevalentemente di natura legale.

Da allora infatti i casi non sono mai terminati. La lunga transizione di modernizzazione delle ferrovie ha colpito in termini sanzionatori chi è portatore di critica, anche solo potenziale. Non dimentichiamo infatti che il potere della Disciplinare è tenuto costantemente acceso per far sapere al corpo medio e largo dei lavoratori che è ben sorvegliato. Anche per questo riteniamo che il primo passaggio di consapevolezza solidale stia nell’affermare che non esistono casi individuali. Ogni caso riguarda sempre tutti e fa parte del più ampio braccio di ferro ingaggiato tra azienda e collettività dei lavoratori.

In data 17.9.2026 il Direttivo della Cassa di Solidarietà tra Ferrovieri ha deliberato l’erogazione di €5000, ripartiti fra cinque esemplari licenziamenti di lavoratori fuori dall’ambito ferroviario, avvenuti negli ultimi mesi. Le somme vengono consegnate ai rispettivi Comitati di supporto. La decisione della Cassa di sostenere questi casi esterni alla ferrovia non è la prima occasione e si basa sulla convinzione di assistere ad un incrudelimento della lotta di classe nei posti di lavoro, con la mano padronale che sente un clima in cui potersi liberare più facilmente di lavoratori scomodi ed al contempo è costretta ad eliminare voci dissidenti che mettono il dito nella piaga degli attuali processi industriali distorti, perché non riesce a neutralizzarle altrimenti. La Cassa di Solidarietà tra ferrovieri auspica che si formino altre strutture di raccolta solidale come strumenti già pronti e non subire o non accorrere solo a posteriori degli atti di repressione Alcuni di questi licenziati interessano il tema (taciuto – come ogni altro vero motivo dei provvedimenti) della sicurezza per lavoratori e utenti delle aziende, che è la piaga dei nostri tempi ma che permette anche campagne informative che travalicano i confini aziendali. Le Dirigenze che colpiscono i lavoratori con ogni pretesto calano la maschera pubblica delle moderne imprese accoglienti, per mostrare il volto di uno scontro mai cessato.

I lavoratori non devono mai scordarselo e farne tesoro nei loro saperi quotidiani.

Altrettanto quotidiana deve diventare quindi la ricomposizione di tessuti solidaristici. La nostra esperienza, senza essere l’unica possibile, ha dapprima tradotto un evento occasionale in una struttura di raccolta stabile, anticipando e preparando lo strumento di sostegno economico, e poi l’ha posta in mano ad un esecutivo libero da strutture sindacali (ma non per questo non sindacalizzato, tanto nei singoli componenti quanto nei fini statutari) in modo da poter essere partecipato sia da non iscritti alle sigle sindacali, sia da iscritti di ogni provenienza, che convergono sull’utilità di questo strumento. Se le casse di solidarietà invece nascono e muoiono con i licenziamenti, sarà una fatica immane attivarle ogni volta e con la conseguenza che la disparità fra licenziamenti clamorosi e meno eclatanti si riverbera sulle capacità di raccolta di volta in volta e quindi di tutela. Se le casse di solidarietà, inoltre, stanno dentro i sindacati rischia di passare il principio dell’ognun per sé, minando alla base l’essenza stessa universalistica della solidarietà.

Margherita Napoletano (Ospedale San Raffaele – Milano), Simone Vivoli (TIM – Firenze), Ciccio Collina (Logiport – Salerno), Delio Fantasia (Stellantis – Piedimonte San Germano) e il caso di Giuliano Ben Youssef (Tecnam – Capua), sono attivisti colpiti dalle ritorsioni padronali; 5 nomi che per noi hanno il senso di un reale supporto a loro, ma anche, attraverso loro, di favorire la promozione di casse stabili, capaci di esercitare una funzione in continuità nel tempo per le lotte e i casi che verranno. Cinque nomi che stanno per tutti.

Sostenere i licenziati significa sostenere anche i sanzionati, i puniti e gli impauriti nei posti di lavoro. Sostenere i licenziati significa sostenere l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Ci è difficile immaginare qualcosa di più concreto ed effettivo in tema di solidarietà di classe.

Ottobre 2026 Il Direttivo della Cassa di Solidarietà

articoli correlati