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Francesca Albanese di nuovo nel mirino degli imperialisti

Il ministro degli esteri francese J.-N. Barrot ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per la questione palestinese, per le sue affermazioni del 7 febbraio al Forum di al-Jazeera a Doha: “parole oltraggiose e irresponsabili” che “che prendono di mira” “Israele in quanto popolo e in quanto nazione”.

Sarebbe da fare uno sberleffo a costui se non fosse il tipico tentativo di un politico europeo di utilizzare l’accusa di antisemitismo per colpire la denuncia del genocidio dei palestinesi operato dallo stato sionista a Gaza, e tuttora in corso. Una pratica che dobbiamo aspettarci si applicherà da subito, e su scala crescente, in Italia e in Europa contro tutti coloro che hanno denunciato e denunciano questo crimine.

Albanese non è certo né marxista né rivoluzionaria; il fatto è che crede davvero nei principi (astratti) del diritto internazionale e nelle istituzioni che dovrebbero implementarli, nonostante che da quasi un secolo queste istituzioni, se si tratta di Israele e degli stati imperialisti, si voltino dall’altra parte. Denunce come quelle del 7 febbraio ne ha fatte a centinaia, con le stesse parole. Ma il ministro francese approfitta di un certo calo di tensione del moto internazionale di solidarietà con il popolo palestinese per cercare di intimidire, usando la più farisaica delle ipocrisie.

Quello che brucia a Macron, che manda avanti il suo ministro, è il luogo e l’interlocutore: cioè Doha e Al Jazeera. Un grande giornale internazionale come Al Jazeera che ha dato in questi anni un resoconto onesto delle atrocità commesse da Israele a Gaza, ieri e oggi, con un’audience enorme nel mondo arabo e anche in occidente (cosa non indifferente, vista la censura vigente nella maggior parte della stampa occidentale). E poi il luogo, il Qatar, ambiguo sostenitore di Hamas, che ospita una delle più grandi basi militari statunitense in Medio Oriente, ma è soprattutto un cliente fondamentale per l’industria bellica francese – e guai a chi si permette di toccare questa industria, che è il perno dell’industria francese.

Comprendendo quanto sia inascoltata la sua voce dai potenti, Albanese ha osato ripetere in maniera chiara una verità dopotutto elementare, ma scomodissima per gli stati corresponsabili del genocidio: chi fornisce armi, carburante e merci a Israele aiuta il genocidio; la stampa occidentale è complice del genocidio; “c’è un nemico comune dell’umanità”, ed è il meccanismo globale di complicità con Israele che alimenta la guerra, il genocidio in corso, oggi contro i palestinesi, domani contro altri popoli. La testuale precisazione di F. Albanese in un post di replica su X è questa: “Il vero nemico comune dell’umanità è IL SISTEMA che ha reso possibile il genocidio in Palestina”.

Andando forse molto oltre le sue stesse convinzioni, F. Albanese ha chiamato in causa a Doha anche il capitalismo finanziario, cioè – benché non lo abbia nominato in questi precisi termini – il sistema capitalistico, l’imperialismo, causa profonda e “comune” di tutte le guerre e delle peggiori disumane atrocità. E forse questo ha dato ancor più fastidio di altre cose ai rappresentanti politici del capitale finanziario. La misura è colma, ha sentenziato il governo di Parigi: costei deve andarsene. [In serata si è unito a quello francese il governo di Berlino, e a ruota Tajani ha parlato di “comportamenti, affermazioni e iniziative non adeguate all’incarico”. In seguito la richiesta francese è stata fatta propria anche da Austria e Cechia, mentre il partito di Meloni raccoglie firme perché l’ONU revochi il mandato ad Albanese.]

Così, strada facendo, F. Albanese ha dovuto scoprire che quando, per coerenza, si insiste nella denuncia pubblica del genocidio di Gaza, l’imperialismo colpisce, sotto forma di stato, di condanna pubblica dei mass media, di poliziotto. E non c’è via di mezzo: se ci si lascia azzittire, si diventa nella migliore delle ipotesi vittime, nella peggiore, complici impotenti.

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