Riceviamo dal nostro compagno Alessandro Pellegatta di Ferrovieri contro la guerra, redattore della rivista CUB Rail, questi due comunicati sul recentissimo sciopero nelle ferrovie contro le condizioni sempre più estreme di insicurezza sul lavoro, dovute ad una politica aziendale di risparmio estremo sui “costi” del lavoro, che ha avuto un’altissima adesione tra ferroviere e ferrovieri.
Noi definiremmo la politica aziendale non “sbagliata”, come qui si fa, bensì ferocemente capitalistica e anti-operaia – ma apprezziamo comunque il contenuto della denuncia di CUB Trasporti e SGB e la decisione coraggiosa di indire lo sciopero, uno sciopero riuscitissimo. Ancora una volta svergognata la funzione filo-padronale dei “grandi” sindacati sempre più stesi a tappetino davanti alle pretese padronali. (Red.)
LE MORTI VICINE VENGONO DA LONTANO
Un messaggio chiaro, forte, sentito. Questo è il risultato della grande partecipazione allo sciopero che, col dolore nel cuore per la morte del collega Alessandro Ambrosio e con il pensiero rivolto ai troppi colleghi e colleghe che hanno subito aggressioni, dicono basta alla mancanza di sicurezza in ferrovia.
Le ferroviere e i ferrovieri sono stanchi di sopportare i rischi per la propria salute, sicurezza ed incolumità personale. Sono stanchi di essere trattati da comparse sulle quali scaricare le conseguenze di una scellerata corsa al profitto che ha desertificato treni, stazioni e luoghi di lavoro, stanchi di trovarsi da soli a sbrigare tutte le incombenze lavorative e oltre.
Operiamo in ferrovia con un’organizzazione del lavoro che taglia personale dai posti chiave e che finisce conseguentemente per essere basata sul lavoro in solitudine. Le aggressioni come anche le morti e gli infortuni di esercizio sono frutto di una politica sbagliata del lavoro. È inaccettabile subire firme di contratti ad esclusivo vantaggio aziendale che prevedono capitreno soli a fare da facile bersaglio, macchinisti soli e una diffusa insicurezza nelle lavorazioni sull’infrastruttura e nelle stazioni.
Le aggressioni e le morti che si contano non sono pertanto fatalità, non possono essere trattate con la solita ipocrisia dei comunicati postumi o con i rituali appelli alle istituzioni. La salute e sicurezza si garantiscono innanzitutto ripopolando di presenze i luoghi ferroviari e le lavorazioni, con contratti che obblighino le aziende ad un’organizzazione del lavoro quanto più sicura possibile, tutto il contrario dei pessimi accordi di ristrutturazione che il sistema consociativo partorisce da decenni.
Dall’accordo del 2009 sul Macchinista Solo e sul Capotreno Solo sui Regionali, al presente CCNL dove viene esteso al periodo notturno il modulo a Macchinista Solo e il Capotreno Solo entra nella lunga percorrenza, mentre nel settore merci non si contano le follie da esplosione per orari sballati, oppure nell’Accordo del 10 gennaio 2024 per la Manutenzione Infrastruttura, la legittimazione alle decurtazioni offerte alle imprese da ANSFISA fino al Governo che in combutta con la Commissione Europea e l’Agenzia ferroviaria europea mettono al pari principio di concorrenza e tutela della salute al fine di legittimare il Macchinista Solo anche nel Merci, è lampante la disarticolazione del lavoro subita con l’avallo di chi oggi piange lacrime di coccodrillo e continua a mettere la sordina alle rivendicazioni e alle lotte.
Questo sciopero ha dimostrato per l’ennesima volta che i ferrovieri non sono rappresentati da questo sistema, non accettano più di esserne parte soccombente. Con la consapevolezza che non si può più andare avanti così diventa necessario calare nelle realtà di impianto una mentalità e un fare volto a avviare iniziative di lotta e di autotutela sulla prevenzione. Perché il migliore sindacato è l’unità di lavoratrici e lavoratori, perché non c’è altra strada, perché la morte di Alessandro deve restarci nel cuore e far sbocciare i frutti del miglioramento che evitino il ripetersi di questi eventi.
10 gennaio 2026
CUB Trasporti e SGB


