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Dopo continue violazioni dei suoi diritti nel carcere di Melfi, Anan Yaeesh si è ferito in segno di protesta – Libertà per Anan!

Riceviamo dal Comitato per la libertà di Anan Yaeesh e subito pubblichiamo questo comunicato, rilanciando l’impegno – fatto proprio dalla Rete Libere/i di lottare contro lo stato di guerra e di polizia – a partecipare il prossimo 21 novembre al presidio davanti al carcere di Melfi, responsabile di questa odiosa violazione dei più elementari diritti di Anan. (Red.)

DOPO CONTINUE VIOLAZIONI DEI SUOI DIRITTI DA PARTE DEL CARCERE DI MELFI, ANAN FERITO IN CARCERE

Nella giornata di ieri Anan Yaeesh, in segno di protesta, per denunciare la politica punitiva messa in atto dalle autorità carcerarie del penitenziario di Melfi, si è ferito in carcere. Un gesto volto a denunciare la gravità della situazione detentiva alla quale continua a essere sottoposto.

الحرية للأسير عنان يعيش LIBERTÀ PER ANAN YAEESH

È importante ricordare che l’autorità giudiziaria, pur con tutti i limiti e le contraddizioni emerse in maniera palese nel corso del processo de L’Aquila, aveva comunque riconosciuto e autorizzato ad Anan l’accesso a una serie di diritti basilari.

Questi diritti, formalmente garantiti, avrebbero dovuto tradursi in misure concrete all’interno dell’istituto penitenziario.

Al contrario, è l’autorità esecutiva impersonata dalla direzione del carcere di Melfi e facente capo al governo Meloni e al Ministero della Giustizia, lo stesso che in passato aveva già concesso un primo nullaosta per la sua estradizione in Israele, a continuare ostinatamente a impedirgli di usufruirne, in barba a quanto stabilito dal tribunale ed in barba della tanto decantata separazione dei poteri.

Nonostante le autorizzazioni dell’autorità giudiziaria e delle quali usufruiva presso la Casa Circondariale di Terni, in quella di Melfi invece ad Anan viene ancora negato l’accesso a parte dei suoi effetti personali, regolarmente trasferiti dal carcere di Terni a quello di Melfi dopo il suo recente trasferimento.

Queste violazioni si aggiungono a una lunga serie di abusi già denunciati: tra tutti, il trasferimento punitivo a centinaia di chilometri di distanza nel pieno del processo, una decisione che ha compromesso la possibilità di incontrare regolarmente i suoi legali, ledendo in modo evidente il suo diritto alla difesa.

Di fronte a questo quadro, denunciamo con forza la responsabilità delle autorità penitenziarie, del Ministero della Giustizia e del governo, e chiediamo che vengano immediatamente ripristinati i diritti riconosciuti ad Anan.

E RINNOVIAMO LA NECESSITÀ DI PARTECIPARE NUMEROSI ALLE PROSSIME SCADENZE MOBILITATIVE, LA PIÙ IMPORTANTE DELLE QUALI È IL PRESIDIO CHE SI TERRÀ IN CONCOMITANZA CON L’UDIENZA DEL 21 NOVEMBRE DAVANTI AL TRIBUNALE DE L’AQUILA

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