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Anche la Cina dice un cauto sì al piano Trump, riservandosi un suo spazio di manovra

Quando mettemmo in luce la complicità della Cina con lo stato sionista e la sua azione genocida – sulla base di una infinità di dati di realtà incontestabili – ricevemmo commenti insultanti o, quanto meno, scandalizzati.

Ma i fatti hanno la testa dura: avevamo e abbiamo ragione in pieno. Ed ecco a voi la posizione molto conciliante assunta dalla Cina sul piano colonialista del duo Trump-Netanyahu “per Gaza”, cioè : contro resistenza palestinese e contro la popolazione palestinese di Gaza.

Il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun si è limitato, ieri, ad uno scarno commento, però indicativo: “La Cina accoglie con favore e sostiene tutti gli sforzi volti ad allentare le tensioni tra Palestina e Israele” (da notare la raffinatezza di non nominare mai espressamente ciò di cui si sta parlando, benché sia chiaro che di quello si sta parlando, e se ne parla con favore).

Guo ha poi aggiunto che Pechino “invita le parti interessate ad attuare le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, a stabilire un cessate il fuoco completo a Gaza e a rilasciare immediatamente tutte le persone detenute”, e ribadito che “La Cina sostiene il principio di un governo palestinese in Palestina”, come parte di una soluzione a due stati (anche il piano Trump prevede un esecutivo composto da “tecnocrati palestinesi”… benché sotto il comando di Trump&Blair). Inoltre, ha affermato Guo, la Cina chiede che la crisi umanitaria a Gaza venga alleviata “il prima possibile”. Un modo per dire: la Cina non si mette di traverso al piano Trump attaccandolo, anzi lo loda, con prudenza s’intende, come un contributo all’allentamento delle tensioni “tra Palestina e Israele” (!?). Tuttavia, a differenza della Russia che gli ha dato pieno sostegno, si riserva uno spazio di manovra in proprio, magari attraverso l’ANP, per tenere in caldo, o meglio: in tiepido, la soluzione dei “due stati” come semplice carta diplomatica di disturbo.

Per questa ragione l’agenzia governativa “Global Times” dà modo al professore della Shanghai International Studies University Liu Zhongmin di esprimere (evidentemente a titolo personale) un commento più chiaramente critico: il piano Trump ha lo scopo di bloccare il conflitto, ma salvaguardando tutti gli obiettivi di Israele, e prevede per Gaza una struttura di governo di stampo coloniale.

Un altro esercizio di equilibrismo lo troviamo sul “China Daily” di oggi (1 ottobre), che si limita a riportare la dichiarazione dell’ambasciatore cinese all’ONU, rilasciata prima dell’annuncio ufficiale di Trump e Netanyahu:

“At a United Nations Security Council meeting on the situation in the Middle East, including the Palestinian question, on Monday, Fu Cong, China’s permanent representative to the UN, said “the country with special influence on Israel” must assume its corresponding responsibilities in earnest.

Fu did not name the country [nota bene, benché tutti sappiamo qual è il “paese con una speciale influenza su Israele”].

“We must take robust action to de-escalate tensions in the West Bank,” Fu said. “We must act with utmost urgency to end the conflict in Gaza.”

“He also called for efforts to revitalize the two-state solution with a firm resolve.

“China reiterates that attacking civilians and civilian infrastructure is unacceptable, weaponizing humanitarian supplies is unacceptable, and violating international law and international humanitarian law is equally unacceptable,” Fu said.”Together with the international community, China stands ready to push for an immediate end to the fighting in Gaza, alleviate the humanitarian catastrophe, implement the two-state solution, and advance a comprehensive, just, and lasting solution to the question of Palestine, to make greater contributions to the peace and stability in the Middle East.”

Tutto ciò che accade a Gaza è inaccettabile (“unacceptable”), ma – come per tutti i Brics, che nelle loro riunioni hanno respinto questo termine – non è un genocidio. Del resto, in primavera l’ambasciatore cinese in Israele era stato chiarissimo: “la guerra non deve turbare i rapporti economici e tecnologici reciproci“. Bisogna dunque evitare i termini turbanti.

Se questi sono gli amici del popolo palestinese, lo stato sionista può procedere senza ostacoli nella sua feroce mattanza. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: l’unico, autentico alleato della causa palestinese è la forza delle masse proletarie e oppresse del mondo intero che devono, però intensificare ed estendere la propria lotta per spezzare la logistica di guerra che alimenta la macchina di morte sionista e denunciare – senza se e senza ma – il piano schiavista e coloniale promosso dai due gangster alleati e avallato, apertamente o di fatto, dalla “comunità internazionale” degli sfruttatori.

Economic Times – “Times of India
https://economictimes.indiatimes.com/news/international/world-news/china-welcomes-trumps-peace-plan-to-end-war-in-gaza/articleshow/124231021.cms?utm_source=contentofinterest&utm_medium=text&utm_campaign=cppst

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