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La resistenza palestinese (e yemenita) risponde alla decisione del governo Netanyahu di occupare Gaza

Dunque, il dado è tratto: dieci ore di discussione tra le diverse bande di assassini che formano il governo israeliano e i vertici dell’IDF per decidere non se occupare o meno Gaza City, ma come occuparla minimizzando le perdite per l’esercito sionista, con crescenti problemi di tenuta, e massimizzando quelle dei palestinesi in armi e senza armi.

Con questa decisione governo ed esercito israeliano ammettono di non essere riusciti a vincere la resistenza palestinese e a costringere la popolazione di Gaza alla resa in due anni di sistematico sterminio e di bombardamenti pari a molte volte le atomiche di Hiroshima e Nagasaki, a cui si aggiunge da mesi l’affamamento deliberato della popolazione.

Ma questa ammissione di (parziale) fallimento prelude – con le spalle coperte dalla Casa Bianca, dal Pentagono e – di fatto – dalla quasi totalità degli stati europei – ad un ulteriore, terribile bagno di sangue.

Con l’abituale disprezzo per ogni regola giuridica formale, le suddette bande di assassini hanno comunicato che non intendono governare direttamente Gaza, ma farla governare da “arabi” non meglio identificati, ai loro ordini (arabi, non palestinesi: non basta più neppure il servilismo di Abu Mazen). Niente da dire su questo, ovviamente, da parte delle democrazie occidentali, quelle che da un secolo, con l’ipocrita Wilson e tutti gli altri dopo di lui hanno sventolato e sventolano, all’occasione, la bandiera della “autodecisione dei popoli”. Che vale per l’Ucraina, ma non per la Palestina.

I palestinesi non possono autogovernarsi, non possono votare per un partito o un movimento diverso da quello prescelto da Israele e dai suoi padrini delle due sponde dell’oceano atlantico. Non possono poiché non sono esseri umani, ma “animali con sembianze umane” – questa è la reale motivazione della “unica democrazia del Medio Oriente” e dei suoi padrini democratici di Europa e Amerika. Infami democrazie schiaviste!

E’ vero: questa volta perfino dal governo Meloni è arrivato un sussurro di disapprovazione sull’occupazione di Gaza. Ma decenni di storia dimostrano che queste sono disapprovazioni di mera facciata, parole blaterate per salvare le apparenze, senza conseguenze concrete di alcunissimo tipo, che i governanti di Israele, tutti! non il solo Netanyahu, hanno considerato da sempre semplice carta straccia, come del resto le decine e decine di risoluzioni dell’ONU.

In questi stessi giorni lo spudorato collaborazionismo con Israele delle borghesie arabe si è tradotto in altre due pugnalate alla schiena del popolo palestinese: l’Egitto ha siglato un mega-acquisto di gas da Israele pari a 35 miliardi di dollari, mentre il governo dell’Algeria ha vietato le manifestazioni di piazza per la Palestina previste ad Algeri e in altre città per il 7-8 agosto. Notabene: sia l’Egitto che l’Algeria sono nel circuito dei paesi Brics. Quei Brics che, a cominciare dalla Cina, continuano a rifornire Israele di tutto ciò che gli serve per far funzionare con una qualche normalità la sua economia e la sua società, che – ove ci fosse un vero boicottaggio da parte dei finti “alternativi” Brics – crollerebbero in una settimana. E con esse anche l’IDF.

Nonostante questo assedio soffocante; nonostante una situazione sotto molti aspetti tragica; dalla “salda e coraggiosa” Gaza, come la definiscono gli yemeniti, arrivano attestati di un’irriducibile volontà di resistere. A cui fa eco un’altrettanto salda e coraggiosa presa di posizione delle Forze armate yemenite. [Li pubblichiamo di seguito, come utile documentazione.]

A noi, qui, il compito di raddoppiare gli sforzi per indebolire e boicottare la macchina di sterminio e di devastazione sionista, mettendo in primo piano la denuncia della totale corresponsabilità nel genocidio, nell’affamamento e nel progetto di deportazione dei palestinesi, dell’Italia di Meloni-Mattarella, delle imprese, dei servizi, dell’esercito, delle università e dei mass media italiani.

Oggi il movimento internazionale di solidarietà con il popolo palestinese è di nuovo nelle piazze di Londra, Barcellona, Los Angeles, Buenos Aires, Santiago, Kuala Lumpur, Istanbul, etc. Può non essere vicino il tracollo dell’esercito e dello stato di Israele, ma è certo. E sarà un colpo durissimo per i suoi protettori di sempre e i suoi tanti complici. La liberazione del popolo palestinese dal colonialismo sionista-occidentale è e sarà un grande contributo alla liberazione del proletariato internazionale dal capitalismo. (Red.)

Dichiarazioni delle fazioni della resistenza palestinese
1. Le dichiarazioni e le indiscrezioni del nemico riguardo all’occupazione della Striscia di Gaza rivelano la sua incapacità sia politica che sul campo.
2. Le intenzioni del nemico non passeranno senza un prezzo altissimo: sarà il campo di battaglia a decidere, come è sempre accaduto.
3. Gaza non è una terra vuota in cerca di chi la occupi, ma una terra intrisa del sangue dei martiri e della forza dei mujahidin.
4. Netanyahu cerca di coprire la sua sconfitta politica e militare diffondendo illusioni di controllo.
5. Gaza non sarà governata da Tel Aviv né da alcuna capitale straniera, ma dalla volontà del suo popolo resistente.
6. Il nemico è illuso se pensa di liberare i suoi prigionieri dalla presa della resistenza con la forza militare.
7. I prigionieri del nemico usciranno solo attraverso la porta dei negoziati e a prezzi altissimi.

Dichiarazione delle fazioni della Resistenza Palestinese

– Le dichiarazioni e le fughe di notizie di Netanyahu riguardo alla sua intenzione di occupare la Striscia di Gaza e di imporne il controllo rivelano l’incompetenza politica e operativa del nemico, dopo due anni di totale fallimento nel raggiungere i propri obiettivi, nonostante massacri e crimini perpetrati e la dipendenza da un sostegno illimitato.

– La minaccia di una completa occupazione militare di Gaza è una dichiarazione di intenti genocidi e un disperato tentativo di soggiogare il nostro popolo e la sua resistenza. Queste intenzioni non passeranno inosservate e il campo di battaglia sarà il fattore decisivo, come sempre.

– Gaza non è un’area geografica vuota in cerca di qualcuno che la riempia. Piuttosto, è una terra satura del sangue dei martiri e degli sforzi dei mujaheddin. Ogni tentativo di occupazione diretta sarà un nuovo pantano che brucerà chiunque vi si intrufoli, e la resistenza entrerà in una fase di confronto più brutale e dolorosa per questo nemico.

Movimento Hamas

– L’approvazione da parte del governo sionista dei piani per occupare Gaza City ed evacuare i suoi residenti costituisce un nuovo crimine di guerra che l’esercito di occupazione intende commettere contro la città e i suoi quasi un milione di abitanti.

– Affermiamo che i piani approvati dal governo sionista per occupare Gaza City ed evacuare tutti i suoi residenti costituiscono un vero e proprio crimine di guerra, che il governo fascista di occupazione intende attuare in continuità con la sua politica di genocidio e sfollamento.

– La manipolazione delle parole da parte dell’occupazione e la sua sostituzione del termine “occupazione” con “controllo” non è altro che un palese tentativo di eludere la propria responsabilità legale per le conseguenze del suo brutale crimine contro i civili. Allo stesso tempo, rappresenta un’ammissione implicita che il suo piano costituisce una violazione delle Convenzioni di Ginevra e una minaccia diretta alla vita di quasi un milione di palestinesi nella città.

Movimento per la Jihad Islamica

– La decisione del governo di occupazione di occupare l’intera Striscia di Gaza ed estendere il suo controllo di sicurezza su di essa, con il pretesto di disarmare la resistenza, liberare i suoi prigionieri e istituire un’amministrazione ad essa subordinata, rappresenta un nuovo capitolo nella guerra di sterminio contro il nostro popolo, che utilizza il terrorismo nazista e commette ulteriori massacri.

– Avvertiamo che il governo di occupazione si sta preparando a intensificare i suoi massacri contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza e a minacciare la sicurezza dei civili sfollati in rifugi privi anche dei più elementari requisiti di protezione e sicurezza. Riteniamo tutti i governi arabi e occidentali responsabili di frenare questa escalation, che minaccia di scatenare un fiume di sangue.

– Continueremo, insieme a tutte le forze di resistenza, a difendere il nostro popolo e i suoi diritti dall’occupazione con tutta la nostra forza e potenza.

Dallo Yemen

Le Forze Armate yemenite hanno annunciato che: “Alla luce dell’accelerazione degli sviluppi nella Palestina occupata, in particolare nella Striscia di Gaza, compresa la continuazione della guerra di genocidio e il martirio di migliaia di nostri fratelli palestinesi a seguito dell’aggressione e dell’assedio in corso da mesi, e alla luce del vergognoso silenzio arabo, islamico e internazionale, lo Yemen, alla luce della continuazione di questi massacri orribili, brutali e senza precedenti nella nostra storia contemporanea, si trova ad affrontare una responsabilità religiosa, morale e umanitaria nei confronti degli oppressi che sono esposti quotidianamente e 24 ore su 24 a uccisioni e distruzioni da bombardamenti aerei, terrestri e navali, e alla fame e alla sete a causa del soffocante e duro assedio nella salda e orgogliosa Gaza. Questo è qualcosa che nessun essere umano può accettare, figuriamoci arabi e musulmani!”

Il portavoce delle Forze Armate yemenite, il Generale di Brigata Yahya Saree, ha annunciato che “le forze yemenite, confidando in Dio e affidandosi a Lui, hanno deciso di intensificare le loro operazioni di supporto militare e di iniziare ad attuare la quarta fase del blocco navale contro il nemico. Questa fase include l’attacco a tutte le navi appartenenti a qualsiasi compagnia che operi nei porti del nemico sionista, indipendentemente dalla nazionalità di tale compagnia, e in qualsiasi luogo alla portata delle forze armate”.

Il Generale di Brigata Saree ha proseguito: “Avvertiamo tutte le compagnie di interrompere i rapporti con i porti nemici sionisti a partire dal momento in cui questa dichiarazione verrà pubblicata. In caso contrario, le loro navi, indipendentemente dalla loro destinazione, saranno prese di mira ovunque possano essere raggiunte o raggiunte dai nostri missili e droni”.

Ha inoltre invitato tutti i paesi, se vogliono evitare questa escalation, a fare pressione sul nemico affinché cessi l’aggressione e tolga l’assedio alla Striscia di Gaza, poiché nessuna persona libera su questa terra può accettare ciò che sta accadendo.

Il generale di brigata Saree ha concluso: “Ciò che stanno facendo le forze armate yemenite esprime il nostro impegno morale e umanitario nei confronti dell’ingiustizia del fratello popolo palestinese e tutte le nostre operazioni militari cesseranno non appena cesserà l’aggressione a Gaza e l’assedio sarà revocato”.

ONORE E VITTORIA PER IL CORAGGIOSO YEMEN!

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