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Dal mondo anglosassone, per Gaza (video da Sidney e dagli Stati Uniti: ortopedici, ex-marine e colonnelli, assai meglio di certi “compagni/e”)

Mentre continuiamo a ricevere ridicole accuse di filo-nazionalismo per il nostro schieramento incondizionato dalla parte del popolo e della resistenza palestinese da “compagni/e” che hanno la pretesa di insegnarci l’internazionalismo “vero”; un l’”internazionalismo” appestato di spirito coloniale che dice “però Hamas se l’è cercata, in fondo Hamas e Netanyahu stanno sullo stesso piano”; lo dice senza vergognarsi di ripetere l’osceno ritornello di certa propaganda imperialista, senza vergognarsi di porre colonizzatori e colonizzati sullo stesso piano; ecco qui messi in fila, provenienti proprio da quel mondo anglo-sassone (in senso lato) che ha gigantesche responsabilità nella fondazione dello stato coloniale di Israele, materiali di tutt’altro segno: un video dell’immenso corteo per Gaza e per la Palestina che ha invaso la metropoli australiana di Sidney domenica scorsa (centinaia di migliaia di manifestanti, con la presenza anche di Julian Assange), il corteo era stato inizialmente vietato dalla polizia, poi sconfessata dalla magistratura; tre testimonianze di ex-militari statunitensi e di un ortopedico del North Carolina che sanno da che parte stare senza se e senza ma – uno di loro afferma, con rabbia, che i resistenti palestinesi hanno tutto il diritto di battersi con le armi contro l’occupante; ed infine un appello pubblicato sulla rivista britannica “The Lancet” a rompere il silenzio selettivo che tuttora caratterizza larghissima parte del mondo universitario e delle professioni mediche in Europa, intorno allo scempio della vita dei palestinesi.

Se dovessimo passare a pelo e contropelo ciascuno di questo materiali, avremmo più di una critica da fare, ad esempio, sullo spirito legalitario che li percorre (il diritto internazionale è il diritto del più forte, cioè il diritto dei poteri imperialisti) e su diversi altri aspetti, ma su tutti i loro limiti e le loro debolezze prevale in essi la volontà di schieramento, il voler essere dalla parte giusta : con il popolo palestinese, contro la macchina di morte sionista-occidentale.

https://www.lapresse.it/video/2025/08/03/sidney-migliaia-di-manifestanti-per-la-popolazione-di-gaza-le-immagini-dal-drone

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Qui, invece, la testimonianza dell’ortopedico statunitense (North Carolina) Mark Perlmutter

https://www.politico.com/news/magazine/2024/07/19/gaza-hospitals-surgeons-00167697

https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=122111733248945806&id=61578374197237&rdid=ge7NYCHsPxe4Nw13

Ed infine l’appello pubblicato il 30 agosto sulla rivista britannica “The Lancet” : Break the selective silence on the genocide in Gaza

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01541-7/fulltext?rss=yes

Qui di seguito la traduzione in italiano:

“Rompiamo il (muro di) silenzio selettivo sul genocidio di Gaza” sulla rivista scientifica The Lancet 

E’ appena uscito su The Lancet l’articolo “Break the selective silence on the genocide in Gaza” di Roberto De Vogli, Jonathan Montomoli, Ghassan Abu-Sittah e Ilan Ilan Pappe

Prove sostanziali e ben documentate indicano una catastrofica emergenza sanitaria a Gaza (appendice pp. 1-5), caratterizzata da grave insicurezza alimentare e livelli allarmanti di decessi legati alla malnutrizione.

1.L’aspettativa di vita alla nascita sarebbe diminuita di circa 35 anni nel 2024.

2.Ciò rappresenta un crollo della longevità peggiore di quello registrato durante il genocidio in Ruanda, dove l’aspettativa di vita alla nascita è scesa da 42,9 anni nel 1993 a 12,2 anni nel 1994.

3.I bambini palestinesi sono stati colpiti in modo sproporzionato. Dal 7 ottobre 2023, Gaza ha registrato più morti infantili di qualsiasi altra zona di conflitto e ha il più alto numero di bambini con amputazioni pro capite al mondo.

4.Anche il sistema sanitario è stato sistematicamente smantellato. Tra ottobre 2023 e maggio 2025, ci sono stati 720 attacchi documentati contro obiettivi sanitari, tra cui 125 strutture sanitarie, 34 ospedali e 186 ambulanze.

5.Gaza ha registrato il numero più alto di vittime tra gli operatori sanitari (oltre 1400 morti), il personale delle Nazioni Unite (295 morti) e i giornalisti (212 morti) in qualsiasi zona di conflitto recente.

6.La fame viene utilizzata ripetutamente e senza sosta come arma di guerra.

7.Le principali organizzazioni per i diritti umani, le agenzie delle Nazioni Unite e i relatori speciali delle Nazioni Unite hanno ufficialmente riconosciuto il genocidio a Gaza.

8.Questa posizione è sostenuta anche da un ampio e illustre gruppo di studiosi di genocidio .

9.Tuttavia, la maggior parte delle associazioni di sanità pubblica, medicina e scienze sociali sono rimaste in silenzio o hanno rilasciato dichiarazioni vaghe, una risposta che contrasta nettamente con il loro rapido e vocalissimo sostegno in altri conflitti, come quello in Ucraina.

10.Questo pattern suggerisce una risposta selettivamente empatica: una tendenza a esprimere solidarietà verso popoli percepiti come parte di un cosiddetto gruppo di appartenenza e a trascurare quelli classificati come gruppo esterno in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione o all’allineamento geopolitico.

11.Per rompere questo muro di silenzio selettivo, abbiamo pubblicato una lettera aperta in cui esortiamo le associazioni professionali e accademiche nei settori dell’assistenza sanitaria, della sanità pubblica e delle scienze sociali a riconoscere pubblicamente il genocidio a Gaza e a rivedere le loro posizioni ufficiali di conseguenza (appendice pp. 6-20).

12.In pochi giorni, la lettera ha raccolto oltre 3300 firme, di cui 1300 da parte di accademici e professionisti. Inoltre, l’iniziativa ha spinto tre importanti associazioni di sanità pubblica – l’ European Public Health Alliance, l’ European Public Health Associations e la World Federation of Public Health Association, che rappresentano oltre 5 milioni di professionisti sanitari a livello globale – a rilasciare una dichiarazione congiunta che riconosce il genocidio.

13.Il genocidio a Gaza è una prova etica determinante per la comunità sanitaria pubblica globale, gli scienziati sociali e le associazioni accademiche.  Il silenzio non è un’opzione. 

Come studiosi e professionisti della salute, ci troviamo di fronte a una scelta difficile: o sosteniamo la nostra responsabilità etica collettiva e alziamo la voce per prevenire ulteriori violenze di massa e carestie, oppure saremo ricordati per il nostro silenzio selettivo e la nostra inazione durante una delle crisi morali e di salute pubblica più urgenti del nostro tempo.

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01541-7/fulltext?rss=yes

#GazaGenocide #SilentIsNotAnOption #Lancet #LifeExpectancy #HumanRights

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