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L’esempio militante dei disoccupati organizzati di Napoli – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Abbiamo sostenuto, partecipato, solidarizzato dall’inizio con la lotta dei disoccupati organizzati “7 Novembre” a Napoli, condiviso e promosso insieme numerose iniziative con un movimento che, per quanto ristretto nei termini di diverse centinaia di proletarie e proletari, ha dall’inizio avuto l’ambizione di raccogliere la più larga parte possibile del proletariato precario napoletano e costruire campagne che legassero l’interesse immediato ad una prospettiva di generalizzazione della lotta per il lavoro. Una linea di condotta necessaria anche per contrastare l’obiettivo che lo Stato in tutte le sue articolazioni ha tentato di condurre e continua a perseguire: recintare ed isolare, dopo averlo “riconosciuto”, il movimento di lotta sacrificandolo sull’altare degli interessi della politica borghese e delle necessità del mercato.

Già un dettagliato comunicato del SI Cobas di Napoli che abbiamo pubblicato anche sul nostro sito ha ripercorso la tortuosa strada di questi anni (*). Per ora è stato respinto il tentativo di contrapporre i disoccupati tra di loro scatenando una “guerra tra poveri”, mentre sotto banco politicanti ed affaristi preparavano le loro liste compilate in qualche ora nei loro Caf e sedi di partito con l’interesse di svuotare le liste di lotta, eventualmente anche prevedendo dei sindacati di comodo contro il naturale sviluppo del movimento di lotta in sindacato combattivo.

Il movimento di lotta è riuscito a strappare per ora un risultato molto importante: estensione a tutti/e i 1600 disoccupati/e che hanno partecipato alla farsa del click-day del 10 Luglio quando, in una straordinaria giornata di lotta, il movimento di lotta dei disoccupati ha dovuto resistere a cariche ed arresti. Non sono state sufficienti a dividere il movimento le montagne di denunce, condanne, avvisi orali, tentativi di associazione a delinquere, maxiprocessi, arresti, fino a tentativi ripetuti di compromessi al ribasso. I nostri militanti all’interno del movimento non hanno certo avuto strada facile, e non è stato semplice affrontare le mille contraddizioni in seno ai proletari e le insidie della controparte che ha scatenato un vero arsenale politico e repressivo contro questa esperienza.

Non una semplice vertenza, ma una palestra per i comunisti: trasformare i disoccupati singoli da docile esercito di riserva, da massa di manovra per le esigenze di mercato e all’occasione per le esigenze elettorali, in componenti di un’organizzazione proletaria collettiva che agisce per sé.

Ci sarà modo per fermarsi e riflettere sul come ora bisogna organizzarsi per affrontare le nuove sfide.

Ma ci è già del tutto chiaro che sarà sempre più necessario che i disoccupati/e più avanzati rafforzino la capacità dello stesso movimento di essere presente e protagonista in tutte le manifestazioni nazionali e locali contro lo sfruttamento, contro la guerra, contro i governi, contro la repressione, quindi andando ben oltre le rivendicazioni relative alla sola loro vertenza – come già più volte è avvenuto.

La sedimentazione, nel corso di un lungo e difficile percorso, della coscienza non solo del proprio sfruttamento, ma dello sfruttamento del lavoro in generale in tutte le sue forme; la demolizione tramite la lotta collettiva dello stereotipo del disoccupato avido cercatore di sussidi che consuma la ricchezza sociale; il consapevole abbracciare lo slogan “lavoro non lavoro dobbiamo campare” in alternativa al principio tipico proprio della logica capitalistica “devi lavorare per campare”; la voglia di rifiutare il lavoro saltuario, irregolare, costitutivo della sovrappopolazione capitalistica; la tensione, lo sforzo, a superare, con l’esperienza di lotta, le forme di dominio della famiglia, dei clan, dei legami locali che sono egemoniche in una città come Napoli; sono le caratteristiche principali che hanno fatto del Movimento 7 novembre un esempio di lotta di classe da cui apprendere – e le rivendichiamo in pieno al nostro lavoro politico.

Contro l’economia di guerra, lo sfruttamento e la precarietà! Lavorare tutti, lavorare meno! Ridurre l’orario di lavoro a parità di salario. Salario garantito per tutte/i

Proletari/e e oppressi/e di tutto il mondo uniamoci!

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria

Nel frattempo serve sostenere l’appello all’assemblea nazionale online del 3 Agosto alle h 10:00 in vista della prevista manifestazione a Napoli del 13 Settembre.

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