Riceviamo e volentieri rilanciamo questa vigorosa denuncia di una delle più infami decisioni del governo Meloni: la soppressione del reddito di cittadinanza e la sua sostituzione con “l’assegno di inclusione”. Cosa ci sia in realtà dietro questa formula verbale ingannevole, è qui spiegato come si deve sulla base della esperienza diretta. E grida vendetta, se lo si mette a confronto con le illimitate spese di guerra e gli altrettanto illimitati regali ai padroni di tutte le tacche confezionati da questo governo. (Red.)
Da quando, in sostituzione del Reddito di cittadinanza, è stato varato l’Assegno di inclusione, come nuova misura di “…contrasto alla povertà e di inclusione sociale e lavorativa”, coloro che ne hanno fatto richiesta sono entrati in un vero e proprio labirinto fatto di procedure burocratiche estenuanti, limitazioni, divieti e paletti di ogni tipo che hanno avuto un solo effetto: rendere quasi impossibile l’accesso alla misura.
A fronte, infatti, di 1.293.038 di famiglie povere che ricevevano il Rdc nel 2023, le domande accolte nel 2024 per l’Adi sono poco più di mezzo milione.
Più di mezzo milione di nuclei familiari in condizione di estremo disagio economico e sociale, sono stati esclusi da qualsiasi forma di sostegno! La guerra ai poveri continua!
Anche chi poi riesce a prendere l’Assegno vive l’incubo quotidiano di perderlo pur avendone diritto. Ad esempio tra i tanti obblighi che i percettori devono rispettare c’è anche un odioso strumento di controllo: presentarsi periodicamente presso i servizi sociali e/o i centri per l’impiego entro un termine stabilito, pena la sospensione dell’assegno. Ma siccome i tempi della burocrazia nulla hanno a che fare con gli immediati problemi di sopravvivenza dei proletari, ecco che scoppia il caos!
Tra domande respinte, sussidi sospesi per mesi, cpi presi d’assalto dai percettori in cerca di spiegazioni, crescono specie al Sud e specie nella nostra regione esasperazione, frustrazione, rabbia.
Le vicende dell’assegno di inclusione dimostrano per l’ennesima volta che quando si tratta di fare cassa sulla pelle dei proletari, i nostri governanti (con la complicità delle pseudo opposizioni) calcolano pure il centesimo, mentre invece in questo clima da economia di guerra, non badano a spese nell’acquisto di armi per miliardi e miliardi di euro!
E i padroni delle fabbriche di morte si arricchiscono, mentre i proletari crepano di fame!
Quando poi vanno in tv, i politicanti di ogni risma si stracciano le vesti affermando che “occorre ridurre le sempre più estese sacche di povertà e marginalità presenti nel paese” ma in realtà non si
fanno scrupoli a votare una legge schifosa come quella sull’autonomia differenziata che aumenterà ancor di più il divario tra zone ricche e zone povere del paese e al loro interno tra classi disagiate e classi privilegiate, tra sfruttati e sfruttatori.
L’assegno di inclusione è stato un flop. Le recenti rilevazioni ISTAT parlano per il 2024 di indici di povertà assoluta e relativa che hanno raggiunto livelli record! Con scarse o nulle misure di sostegno, i disoccupati, i lavoratori poveri o precari saranno costretti ad accettare qualsiasi cosa per poter campare, comprimendo ancor di più i salari da fame esistenti in un circolo vizioso al ribasso che alimenta solo la guerra tra poveri e arricchisce i nostri sfruttatori.
In assenza di risposte concrete ed efficaci al dramma del disagio sociale, della disoccupazione, del lavoro precario e del lavoro nero, l’unica strada percorribile è organizzarsi per emanciparsi collettivamente dalla povertà e dalla marginalità tramite la lotta per un lavoro stabile e sicuro, socialmente utile e necessario con un salario dignitoso o per un vero salario garantito per tutti/e i senza-lavoro.
SOLO LA LOTTA PAGA! MOBILITIAMOCI E RIVENDICHIAMO IL DIRITTO AD UN LAVORO E AD UNA VITA DIGNITOSI!
LAVORO O NON LAVORO DOBBIAMO CAMPARE!

