Il tavolo in Prefettura tenutosi nella tarda mattinata di oggi [lunedì 23 dicembre] si è rivelato una vera e propria farsa.
Temi Spa (società del gruppo Tavassi licenziataria del marchio GLS nella provincia di Napoli) e Nextlog (la società in appalto di comodo per Temi che per conto di Temi ha sfruttato per anni i lavoratori imponendo condizioni schiavistiche per salari da fame) hanno letteralmente ridicolizzato le raccomandazioni formulate giovedì scorso dal Prefetto Di Bari, il quale aveva invitato i padroni a presentare una proposta di reintegro dei licenziati che recepisse almeno in parte le rivendicazioni del SI Cobas e dei lavoratori.
L’arroganza padronale è giunta a tal punto da presentarsi in prefettura con una proposta perfino peggiorativa di quella formulata giovedì scorso, quando avevano provato a buttare fumo negli occhi dei lavoratori (e della stessa Prefettura) “offrendo” a 30 operai dipendenti a tempo indeterminato una finta “ricollocazione” con la solita agenzia di lavoro interinale “Generazione Vincente”, ennesimo satellite della costellazione – Tavassi, che con la compiacenza dei funzionari corrotti della UIL, funge da vero e proprio bacino di precarietà per la Temi.
A riprova di quanto sosteniamo, basta considerare il fatto che da sempre, e soprattutto dopo il licenziamento di massa, Temi impiega un numero di lavoratori in somministrazione nettamente superiore ai limiti previsti dall’art.41 del CCNL trasporto merci e logistica.
I numeri della vergogna snocciolati da Temi e Nextlog in Prefettura sono i seguenti:
0 (zero!) reintegri;
9 “ricollocazioni” su 60 come interinali in “Generazione Vincente”, ovviamente scelti a discrezione dei padroni tra i licenziati Nextlog: in pratica licenzio 30 tempi indeterminati per riassumerne 9 come interinali (leggasi schiavi) ai quali ogni 12 mesi si impone la firma di un verbale di conciliazione tombale, sotto la minaccia del licenziamento, per garantire a Temi un condono sulle frodi in busta paga e sulle illegalità commesse a danno dei lavoratori.
Per gli interinali, licenziati dopo essere stati spremuti a dovere per mesi o anni, il pacco di 2 mesi di “buonuscita” in cambio della firma del solito tombale…
Non solo: quelle stesse aziende che per almeno 6 anni sono state artefici di sfruttamento illegale della manodopera, in Prefettura non hanno esitato a puntare il dito contro i licenziati, accusandoli di assenteismo e presunta frode nell’utilizzo dei badge nel goffo tentativo di occultare il carattere palesemente ritorsivo e antisindacale dei licenziamenti, e contro lo stesso SI Cobas, “colpevole” di aver scioperato mercoledì sera fuori al magazzino di Gianturco.
Evidentemente per questi signori le uniche “relazioni sindacali” a cui sono abituati sono quelle con il loro “sindacato” (la UIL), pronta a far scendere sistematicamente i diritti dei lavoratori in cambio di qualche prebenda…
A fronte di questa vera e propria provocazione, segno di un vero e proprio “delirio di onnipotenza” da parte di chi si ritiene al di sopra di ogni legge e norma contrattuale, la risposta dei licenziati è stata immediata, precisa e puntuale: poco dopo il tramonto è stato bloccato il magazzino TEMI-GLS di Frattamaggiore, laddove proprio qualche giorno fa i facchini non sindacalizzati sono stati costretti a firmare un tombale con l’azienda e la UIL sotto minaccia di non vedersi rinnovato il contratto.
Il blocco è andato avanti per più di 5 ore, ma è solo l’inizio: la mobilitazione proseguirà ad oltranza fino al ritiro di TUTTI i circa 65 licenziamenti (sia facchini che drivers) e l’abolizione del sistema di supersfruttamento in tutti i magazzini GLS della Campania.
Basta licenziamenti antisindacali!
Stop al sistema schiavistico delle agenzie di lavoro interinale e ai finti franchising!
Non un passo indietro!
Solo la lotta paga!

