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Solidarietà ai compagni argentini del Polo Obrero e del Partido Obrero colpiti dalle azioni giudiziarie del governo Milei

I media argentini danno in queste ore ampio spazio al processo contro compagni del Polo Obrero e Partido Obrero, tra cui Eduardo Belliboni, che il presidente dell’Argentina, l’ultra-reazionario Milei, aveva indicato come il primo bersaglio da colpire. Danno il massimo risalto al fatto che un giudice ha confermato le accuse di “distrazione di fondi pubblici”, negando agli accusati la possibilità di presentare prove documentali e testimonianze aggiuntive.

Tutta la nostra solidarietà ai compagni di Polo Obrero e Partido Obrero sotto attacco perché “colpevoli” di organizzare l’opposizione più determinata contro il governo Milei e il suo assalto ai lavoratori e ai disoccupati argentini, con la criminalizzazione delle lotte e dell’organizzazione di classe, l’enorme allargamento della povertà, la demolizione di istruzione e sanità pubblica, la distruzione di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

La campagna giudiziaria in corso, oltre a colpire personalmente i dirigenti di Polo Obrero e Partido Obrero, ha anche lo scopo di screditare queste organizzazioni nel tentativo di togliere loro un sostegno di massa, che il peggioramento delle condizioni di vita di milioni di proletari argentini potrebbe invece far crescere pericolosamente per il regime reazionario di Milei ed i suoi protettori internazionali – come evidenziato anche dall’ultima iniziativa del Sutna, il sindacato dei lavoratori della gomma vicino al Polo Obrero e al Partido Obrero, che ha chiamato a raccolta tutti i settori del lavoro salariato più combattivi contro l’immobilismo e la connivenza con Milei delle burocrazie sindacali di tradizione peronista.

La nostra solidarietà ai compagni argentini – come redazione e come TIR – è tutt’uno con la nostra iniziativa per costruire un’ampia e determinata opposizione al ddl 1660 che il governo Meloni sta elaborando per colpire a 360 gradi la lotta operaia e le lotte sociali.

Riprendiamo qui di seguito la denuncia del procedimento giudiziario voluto dal governo argentino pubblicata da “Prensa Obrera” del 29 luglio, rilanciata con violenza dall’attacco che ieri il ministro della polizia Bullrich, in un video, ha portato al Polo Obrero rendendo ancora più manifesta l’intenzione del governo Milei di smantellare il movimento piquetero. (Red.)

https://prensaobrera.com/politicas/los-procesamientos-al-polo-obrero-atropellan-el-derecho-defensa-y-desconocen-pruebas-confirmando-que-se-trata-de-una-persecucion-politica

I procedimenti giudiziari contro il Polo Obrero violano il diritto alla difesa e ignorano le prove, confermando che si tratta di una persecuzione politica.

Un’azione penale su misura per le esigenze politiche del governo

Il giudice Sebastián Casanello ha ordinato l’incriminazione di 12 compagni del Polo Obrero, del socio di Editorial e Impresiones Rumbos e di due compagni di Barrios de Pie. L’atto d’accusa viola il diritto alla difesa, negando i supplementi di indagine a carico di Eduardo Belliboni e María “Tango” Dotti, che sono stati convocati davanti alla Corte Giudiziaria e che hanno chiesto di presentare ulteriori prove a confutazione delle accuse. La costruzione del giudice è un coacervo di menzogne che ignora la realtà e le prove presentate con l’obiettivo di portare avanti la persecuzione e la criminalizzazione del Polo Obrero, per il ruolo che ha svolto nell’organizzazione e nella mobilitazione dei quartieri più sfruttati del Paese.

La fretta del giudice di assecondare le richieste politiche di procedere nella persecuzione contro il Polo Obrero si era già vista quando non ha voluto mostrare le prove agli imputati prima di interrogarli. Ora i capi d’accusa vengono pronunciati prima che siano state esaminate le immagini delle telecamere della sede dell’associazione civile, dove si dimostrerà che l’operazione è stata condotta in modo irregolare, senza che i testimoni entrassero in tempo e disattivando le telecamere.

Nascondendo queste prove sotto il tappeto, il giudice procede a falsificazioni che ignorano totalmente le prove presentate.

Il suo punto centrale è mettere in dubbio gli acquisti che il Polo Obrero ha fatto da Editorial Rumbos, sostenendo che si tratta di una società fantasma che ha agito come cassiere politico del Partido Obrero. Il giudice mente, perché Rumbos non è una società fantasma. Ha presentato ai tribunali una lunga dichiarazione che dimostra la sua attività editoriale, con decine di libri, 1.620 numeri di Prensa Obrera, 62 edizioni della rivista En defensa del Marxismo, stand nelle edizioni della Fiera del Libro, tra le altre attività.

Il Polo Obrero ha giustamente chiesto un’ integrazione della deposizione per mostrare le prove degli acquisti effettuati, presentando le certificazioni notarili che li accreditano. Solo ignorando i fatti si può sostenere che gli acquisti di opuscoli formativi, carta, abiti da lavoro e macchinari utilizzati massicciamente in tutto il Paese non sono esistiti.

Il giudice porta questa falsificazione all’estremo quando mette in dubbio l’esistenza di una macchina da stampa Heidelberg installata nella sede dell’associazione, presente anche nei verbali della perquisizione. Contro la menzogna dell’appropriazione indebita di fondi, il Polo Obrero sta certificando tutti i macchinari e le attrezzature installate in tutto il Paese per mezzo di un notaio.

Tra l’altro, il Polo Obrero ha pubblicato più di 50 numeri del supplemento Polo Obrero e una quantità immensa di opuscoli su corsi e formazione attraverso Editorial Rumbos, che per il giudice è un “fantasma” e una “cassa di riscossione politica”.

Che una casa editrice abbia posizioni politiche fa parte della vita normale e consueta delle case editrici, ma quando il giudice stabilisce che una casa editrice è una “cassa politica” conduce un attacco velato sia alla libertà di stampa che al regime dei partiti, perché con queste argomentazioni si potrebbe sostenere che qualsiasi mezzo di comunicazione che sostenga posizioni di o dia voce a leader di forze politiche agisce come agente dei partiti.

La consapevole e deliberata ignoranza del giudice delle prove presentate si manifesta nel fatto che continua a dire che il Polo Obrero non ha fornito documentazione dei pagamenti dei contratti che è stata presentata più di un mese fa, dopo la convocazione ministeriale. Per la precisione, è stata presentata documentazione per il 97,3% dei progetti in questione e il restante importo marginale è stato ostacolato proprio a causa della sospensione dei conti ordinata dal tribunale.

L’ignoranza delle prove presentate e della realtà palpabile è ancora più profonda quando si tratta di valutare le attività del Polo Obrero. Il giudice afferma con leggerezza che i beneficiari del Potenciar Trabajo per il Polo Obrero non lavoravano, quando solo nella mensa Mariano Ferreyra a Bajo Flores, si cucinava ogni giorno per 600 famiglie. Chi cucinava? In tutto il Paese sono stati costruiti quasi 50 centri, di cui sono state fornite le foto e che possono essere visitati, e in diversi casi sono stati ultimati con fondi di solidarietà in assenza di fondi pubblici. Chi li ha costruiti? Sono stati organizzati centinaia di corsi e laboratori in tutto il Paese, con formazione nei settori della grafica, del tessile, della tintoria, dei laboratori culturali e del giornalismo comunitario, tra gli altri.

Dietro questa affermazione, egli cerca di sostenere che l’unico requisito per il piano era l’”obbligo” di mobilitazione. In realtà, la necessità di mobilitarsi non derivava da alcuna “coercizione” da parte dell’organizzazione, ma dall’esigenza di costringere lo Stato ad accogliere richieste che non avrebbe mai soddisfatto se non fosse stato sotto la pressione della lotta organizzata.

Infine, il giudice ha respinto anche la richiesta del pubblico ministero di procedere contro Emilio Pérsico e altri funzionari dell’ex Ministero dello Sviluppo Sociale.

Il giudice costruisce così un’accusa su misura per le esigenze politiche di chi governa e ha governato: portare sul banco degli imputati l’organizzazione che è stata in prima linea nelle lotte dei disoccupati, contro le prove presentate, scagionando invece funzionari di ogni colore politico.

Nei prossimi giorni presenteremo l’appello per chiedere la nullità di questi processi vergognosi. La lotta contro questo processo entra in una nuova fase e la porteremo come parte della grande lotta contro la fame e per le libertà democratiche e il diritto di protesta che Bullrich e Milei, così come l’intera magistratura, vogliono calpestare.

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