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Sono (quasi) al panico. Occhio, perciò, alle squadracce sioniste.

Come è chiaro ormai a chiunque, la causa palestinese ha conquistato nel mondo una popolarità che non ha mai avuto in precedenza come simbolo universale della resistenza indomita degli oppressi all’oppressione coloniale, e di conseguenza mai come ora ha goduto di altrettanta riprovazione e odio la macchina di guerra e sterminio del colonialismo sionista di Israele (e i suoi protettori).

Se negli Stati Uniti sono arrivati a fermare a Detroit per due ore lo storico israeliano anti-sionista Ilan Pappé per riuscire a sapere da lui se è o no un sostenitore di Hamas (come sembra all’FBI), allora non è esagerato affermare, come lo stesso Pappé ha fatto: “Azioni come questa odorano di puro panico e disperazione in relazione al fatto che Israele diventerà presto uno stato paria con tutte le implicazioni di un tale status”.

Non siamo certi che questo accadrà, ed è per noi dopotutto secondario se questa dinamica avrà o no una sanzione giuridica internazionale dal Tribunale dell’Aja. Quel che è certo, però, è l’incontenibile rabbia e sorpresa (di qui il quasi-panico) del mondo sionista in Israele e in tutto l’Occidente per la diffusione della condanna del genocidio in corso a Gaza, che per noi incontentabili è ancora troppo passiva e moderata, benché certamente ampia. Non se l’aspettavano. E la furiosa risposta sono state negli Stati Uniti le retate anti-studentesche (oltre 2.100 arresti finora); in Germania il divieto e lo sbaraccamento di un convegno pro-Palestina e la messa nel mirino per supposto anti-semitismo dei dodici professori che “hanno firmato [a Berlino] la lettera aperta a favore delle manifestazioni di [supposto] odio antisemita degli studenti”, con tanto di foto segnaletiche sulla Bild Zeitung e l’immediata richiesta dei democristiani di mettere le università sotto il diretto e stretto controllo del controspionaggio; in Italia l’ossessiva campagna di delegittimazione dei “terroristi” di Hamas, ennesima puntata di una feroce e demente islamofobia di stato e di mercato, e gli insopportabili piagnistei perché sionisti di lungo corso e dagli atteggiamenti provocatori quali Molinari, Mentana o Parenzo, impegnati nella loro quotidiana normalizzazione del genocidio, vengono talvolta contestati (troppo poco, troppo poco!).

Ma le forze sioniste non sembrano volersi fermare a questo, almeno in Italia. Ed ecco l’aggressione a Gabriele Rubini (Chef Rubio) di una squadraccia di 6 individui che lo ha letteralmente massacrato, come da lui stesso denunciato, con “sessanta pugni, una martellata in testa e più colpi inferti con dei mattoni”. Una evidente spedizione punitiva nei suoi confronti. Un’azione violentissima che, a suo dire, ha una firma ben precisa: “Terroristi. Questi sono gli ebrei sionisti – ha accusato ieri sera a caldo Rubio, da sempre molto attivo per la causa palestinese -. Mi hanno aspettato fuori casa in 6 e hanno tagliato i fili del cancello per massacrarmi”. Sul suo profilo ha postato video e foto dell’aggressione. Nelle immagini si vede il volto ricoperto dal sangue e un occhio gonfio.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/05/16/chef-rubio-aggredito-con-60-pugni-mirati-e-preso-a-mattonate_1090c8c5-fcd1-42f2-8fbd-a32ee6e2c2b2.html

Non sodisfatto della lezione inferta a Rubini dai suoi amici, il capo degli ebrei romani Pacifici gli ha preannunciato che dovrà vedersela con loro per le sue affermazioni “anti-semite”. Carnefici intoccabili… Netanyahu, del resto, lo aveva invocato qualche settimana fa, sollecitando gli stati e i propri sostenitori nel mondo a reagire con la dovuta violenza alle manifestazioni di solidarietà ai palestinesi.

Ad ogni modo, quanto accaduto a Rubini non è certo una novità nel panorama italiano: lo scorso ottobre, al momento del suo rientro in Italia da Gerusalemme, anche l’attivista italo-palestinese Karem Rohana aveva ricevuto un “bentornato” della medesima natura. In seguito a un pedinamento avviato dal momento del suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino e continuato fino al quartiere Ostiense di Roma, due uomini incappucciati avevano bloccato e malmenato l’attivista con calci e pugni in faccia.

Qui i link a due articoli – su Wired e RomaToday – che trattarono dell’accaduto, e di seguito, un video dal profilo Instagram di Rohana sulla Resistenza palestinese.

Occhio, quindi, alle squadracce sioniste (opportunamente protette dalle istituzioni statali)!

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