
COSA C’È DIETRO L’ATTACCO AL REDDITO?
POSSIAMO AFFIDARE QUESTA BATTAGLIA ALLE FORZE POLITICHE ISTITUZIONALI?
QUALE PROSPETTIVA E RIVENDICAZIONI?
L’escalation bellica e l’aumento dei conflitti militari tra potenze capitalistiche comporta sempre di più l’economia di guerra negli stessi paesi capitalistici.
Costi sociali che ricadono su di noi con il carovita, l’inflazione, la disoccupazione, il lavoro sfruttato e sottopagato oltre che le conseguenze nefaste dal punto di vista ecologico, ambientale e sulle condizioni di vita.
Da anni assistiamo alla violenza dell’attacco, politico, ideologico e materiale contro il meccanismo del cosiddetto Reddito di Cittadinanza oggi smantellato.
La caccia del “furbetto del divano” ci ha accompagnato in tutti i talk show televisivi fino ad oggi mentre a pioggia continuavano i sostegni e le defiscalizzazioni alle imprese in cerca di manodopera a basso costo.
I soldi per queste regalie (condoni fiscali, tassazione non più progressiva, aumento dei vitalizi) insieme alle spese militari verranno trovati anche tramite la cancellazione totale del Reddito di Cittadinanza per tutti i percettori.
Dietro la retorica dell’interessa nazionale prosegue la guerra contro i proletari e gli sfruttati a cui far pagare la loro crisi e la loro guerra.
L’obiettivo dei padroni è avere una larga massa di sfruttati ricattabili da inserire ed espellere dal mercato di lavoro a seconda delle stagionalità, degli andamenti del mercato, delle lotte sindacali che si possono sviluppare in alcuni settori ecc…quindi rendere ricattabile una platea di almeno 860.000 proletari, costretti senza il reddito ad accettare salari sempre piú bassi, anche piú bassi di quella miseria che si prendeva tramite il reddito.
A questo servivano le lamentele estive di albergatori, operatori del turismo, proprietari di bar e ristoranti (ossia le principali roccaforti dell’evasione fiscale e contributiva del lavoro nero e sotto pagato), ma anche di grandi gruppi industriali, hanno invaso per mesi Tv e giornali.
Insomma anche un ammortizzatore sociale insufficiente e limitato come l’RdC (certo non una misura rivoluzionaria ma che al Sud era riuscito a porre un freno ai salari di merda) non trova quindi piú spazio nei programmi di padroni e borghesia, interessati a eliminare qualsiasi ostacolo nella costruzione di un meccanismo di rastrellamento sempre piú efficace della manodopera, di aumento della concorrenza tra diversi segmenti della forza – lavoro (italiani e stranieri, giovani e anziani, dipendenti diretti e in appalto, occupati e disoccupati, ecc…) e dunque, in definitiva, di abbassamento del livello generale dei salari.
Per questo la difesa del Reddito di Cittadinanza non può che avvenire con il coinvolgimento piú largo dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali conflittuali e politiche di classe.
Lo sfruttamento del lavoro da parte del capitale, passa anche attraverso la costituzione di un esercito di riserva disoccupato o semi-disoccupato che deve fare pressione sugli occupati perché siano più produttivi ancora di quel che già sono.
Che questo attacco lo faccia il Governo Meloni (in continuità con il Governo Draghi) è cosa risaputa ed è chiara la responsabilità.
Ma oggi diverse forze politiche non al Governo cavalcano i segnali di mobilitazione contro il taglio del Reddito: possiamo mai “affidare” la lotta dei disoccupati (percettori o meno) a quelle forze politiche che comunque erano insieme a sostenere il Governo Draghi e che non hanno speso una parola per le platee storiche dei disoccupati, dopo essere in piazza tutti i giorni da 9 anni, manganellati, denunciati e rinviati da tavoli a contro-tavoli? Come mai sulla questione del reddito in generale prendono parola e su di noi, su una lotta reale dove possono anche incidere materialmente per la sua risoluzione, non si sono mai esposti?
La realtà è che noi non siamo appetibili per questi signori perché non siamo mai scesi a compromessi né elettorali né di altra natura.
Noi dobbiamo puntare alla ricomposizione della classe lavoratrice attraverso la difesa e l’organizzazione di quella parte della classe che è stata e sarà gettata violentemente nella disoccupazione, intorno alla parola d’ordine del salario garantito.
Per noi questa rivendicazione si accompagna in modo strettissimo alla rivendicazione del “diritto al lavoro che sia utile alla società” per tutti/e e per lavorare tutti ma meno coinvolgendo alla partecipazione diretta di tutti/e alla produzione sociale ed alla lotta per la riduzione drastica e generalizzata dell’orario giornaliero di lavoro, per il lavoro socialmente necessario, cioè per il solo lavoro utile ad una esistenza sociale sana.
In questo senso ci impegneremo (come da sempre) a sostenere la campagna a difesa del Reddito di Cittadinanza, partendo da SUD, impegnando le nostre sedi, aprendo sportelli e organizzando ulteriori iniziative di lotta dentro una mobilitazione più generale.
Faremo vivere le rivendicazioni e prospettive generali proseguendo la nostra lotta vertenziale che conduciamo quotidianamente senza tregua da 9 anni contro tutto e tutti.
Sia chiaro. Noi abbiamo costruito con lotta e sacrificio un percorso che non deve e non può essere assolutamente messo in discussione.
Per questo siamo pronti nelle prossime settimane a lanciare la mobilitazione a Roma per fare in modo che la nostra vertenza e battaglia che riguarda centinaia e centinaia di famiglie, donne e uomini delle periferie di questa città abbia una definitiva svolta.
Difendere ed estendere il RdC!
Tagliare spese militari, vitalizi, condoni fiscali!
Salario garantito per disoccupati/e!
Salario massimo per i lavoratori e lavoratrici!
Movimento di lotta – disoccupati 7 novembre
