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Facciamo “Piazza pulita” dalle menzogne! – Movimento disoccupati 7 novembre

Riceviamo e volentieri riprendiamo questa nota polemica del Movimento dei disoccupati 7 novembre su un’operazione veramente sporca fatta dagli alfieri dell’informazione libera e corretta di “Piazza pulita”. Che fa il paio con quanto denuncia il comunicato del SI Cobas circa il totale oscuramento della manifestazione da parte dei mass media di regime. (Red.)

Siamo costretti ad esprimerci pubblicamente circa il servizio di Piazza Pulita andato in onda l’altra sera sul tema ormai centrale nel dibattito politico: il reddito di cittadinanza.

Nei giorni precedenti siamo stati “bombardati” da diverse telefonate di numerosi giornalisti (la gran parte dei quali ringraziamo come lavoratori e lavoratrici per il supporto quotidianamente messo a disposizione per dare visibilità alle nostre iniziative di lotta) per recuperare in fretta e furia interviste a singoli disoccupati/e e famiglie disponibili a raccontare la loro condizioni di precarietà e la funzione che ha avuto il Reddito di Cittadinanza sulle proprie condizioni materiali.

Da anni e mesi dinanzi a queste richieste abbiamo sempre precisato che, in quanto movimento di lotta, saremmo stati disponibili ad essere intervistati ed intervenire senza però voler far parte di “format” già predefiniti dove le voci dei disoccupati/e vengono puntualmente tagliate ed inserite in servizi televisivi funzionali a raccontare storie strappalacrime o peggio affiancate ai soliti imprenditori che piangono perché non troverebbero lavoratori a causa del Reddito di Cittadinanza. Sostanzialmente per due motivi: in primis siamo un movimento di lotta che non vuole prestarsi ad una narrazione che rappresenta i proletari come poveracci da aiutare e non come organizzati nella lotta, in secondo luogo perché non vogliamo contribuire al rafforzamento della falsa storia dei poveri imprenditori che non trovano lavoratori a causa del Reddito.

Purtroppo, come in altre occasioni, questa volta Piazza Pulita ha esattamente prodotto questo format nonostante le nostre precisazioni. Ancora peggio utilizzando le foto dei nostri striscioni, pezzi di interviste ad alcuni dei nostri appiccicate ad altre producendo una visione distorta finalizzata ad avvalorare esattamente quella narrazione e quel format che vogliamo combattere.

Insomma strumentalizzando la nostra lotta, rappresentandola esattamente per il contrario di quella che rappresenta da 8 anni in città e su cui chiediamo assolutamente rispetto e vera comunicazione pubblica.

L’attacco al (misero) reddito di cittadinanza, che ha garantito le fortune elettorali della destra presso i settori della piccola e media borghesia reazionaria e schiavista, rappresenta solo la punta dell’iceberg di una vera e propria dichiarazione di guerra ai proletari, la quale, in assenza di un’opposizione di classe che sia all’altezza del terreno di scontro, sarà solo l’antipasto di un attacco generalizzato ai salari e ai residui vincoli imposti dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) e porterà a una ulteriore precarizzazione, nei fatti alla legalizzazione dei salari da fame a 4-5 euro l’ora.

Oggi la manovra del Governo regala qualche migliaio di euro con la Flat Tax al 2% più ricco della popolazione e scarica nella povertà assoluta un milione e mezzo di persone levandogli 500 euro al mese. Pensare che la priorità economica e sociale è l’attacco al reddito di cittadinanza in un paese che ha raggiunto picchi di povertà e lavoro povero come il nostro (un lavoratore su 4 guadagna meno del reddito) dimostra chiaramente una visione di classista. Un attacco palese ma che cresce nel tempo anche da parte di altre forze politiche come dimostra il taglio già esistente per chi ha scontato anche solo una condanna negli ultimi 10 anni.

Il tentativo di contrapporre “occupabili e non occupabili”, “lavoratori e disoccupati” per alimentare la guerra tra poveri è evidente. Gli “occupabili” a cui il Governo promette di togliere il sussidio nel prossimo anno, dandogli diritto ad 8 mesi invece che 12 per poi eliminarlo definitivamente a fine 2023, sono circa 650mila persone. Per lo più parliamo di over 50enni con bassa scolarizzazione e quindi forza lavoro ricattabile ai quali i padroni “offrono” salari da fame per lavori senza tutele. L’obiettivo è l’accettazione di qualsiasi condizione di lavoro.

Noi lottiamo per un lavoro socialmente necessario, per un piano straordinario di lavori pubblici utili alla

collettività che inizia dalla messa in sicurezza dei territori fino ad un piano di bonifiche, contrasto agli sversamenti illeciti e roghi, passando per il potenziamento dei servizi sociali smantellati negli ultimi decenni.

Siamo per un lavoro utile o il salario garantito!

Basterebbe fare una domanda: come è possibile che si continua a parlare di “fannulloni” mentre disoccupati di lunga durata come noi che si organizzano e rivendicano il lavoro piuttosto che ricevere risposte dalle Istituzioni ricevono repressione e chiacchiere?

Come successo per la manifestazione di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici a Napoli il 5 Novembre o a Roma il 3 Dicembre, cala un silenzio infame della stampa e delle televisioni.

Nel frattempo per una decina di sostenitori dell’invio delle armi in Ucraina centinaia di titoloni di giornali e lo spazio per i servizi televisivi per proseguire un’infame guerra tra poveri è infinito.

Ma anche l’informazione è in mano ai padroni.

Anche in questo caso è una questione di classe.

MOVIMENTO DISOCCUPATI 7 NOVEMBRE

#Napoli#7nov#Lavoro

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