Il caso Epstein ha fatto il giro del mondo. E meritatamente, qualora fosse concepibile una parvenza di merito in questo ginepraio di assassini, violenze sessuali, sparizioni, abusi e ricatti che attraversano tutta la crema mondiale dell’alta finanza, dell’imprenditoria, della politica “che conta”, dell’aristocrazia, dell’”intellighenzia”, in due parole della classe capitalistica al comando.
Oltre naturalmente al procacciatore capofila pedo-finanziere Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019 (non si sa ancora se suicida o “suicidato”), appare in bella mostra, via via che i fatti vengono alla luce, una parte significativa del gotha internazionale del capitale. Senza andare troppo per il sottile sulle collocazioni politiche e sui riferimenti “culturali” a cui tali personaggi si richiamano.
Fra i tanti, è recentemente confermato tra gli indagati il principe Andrea d’Inghilterra, e la sua ex moglie Sara Ferguson; ma l’elenco – destinato ad allungarsi – comprende gente del calibro di Bill Gates (il re di Microsoft); Eduardo Teodorani, manager cugino di John Elkann; Peter Mandelson, ambasciatore britannico del New Labour; Thorbjorn Jagland, ex primo ministro norvegese; intellettuali come Jack Lang e Noam Chomsky, uomini di spettacolo come Woody Allen.
Non mancano partecipanti extra europei a questi biechi convegni, come lo sceicco emiratino Sultan Ahmed bin Sulayem, a capo del colosso DP Word.
Fermo restando che al vertice della piramide, con il relativo grande clamore mediatico, spiccano l’attuale presidente USA Donald Trump e l’ex presidente Billy Clinton con sua moglie Hillary. Coinvolti anche Barak e Michelle Obama.
Qualora tali nomi non rendessero abbastanza l’idea, va segnalato il coinvolgimento di Elon Musk; Mark Zuckerberg, uno dei fondatori di Facebook, presidente e AD di Meta Platforms; Robert Kennedy Jr., segretario della Salute e dei Servizi Umani (sic) del Trump due; Harvey Weinstein, ex produttore cinematografico fondatore della Miramax Films; Michael Jackson, il famosissimo (scomparso) cantante, ballerino, imprenditore; Courtney Love, cantante e attrice americana…
Ci fermiamo qui perché l’elenco, a febbraio 2026, conta più di 300 nominativi. Tutti dell’”alta società”. Nomi venuti a galla perché anche all’interno del MAGA alcuni esponenti del grande capitale ritengono azzardata e potenzialmente pericolosa la linea trumpiana in patria e all’estero, con tutti gli scheletri nell’armadio che si porta appresso. Ma questa è un’altra storia. Compreso il giallo di come sia stata possibile la fine di Epstein in un carcere di massima sicurezza.
Ovviamente non tutti i coinvolti nell’inchiesta avranno partecipato, o avranno partecipato alla stessa maniera, alle nefandezze di Epstein. C’era chi magari ne era “solo” a conoscenza, chi le sospettava, e chi addirittura le ignorava (benché sia alquanto difficile da credere). E dal momento che non è nostro stile tuffarci nella notizia per fare populismo di bassa lega, siamo perfettamente consci di come gli abominevoli traffici di Epstein non siano appannaggio delle sole classi dominanti. Trovando la loro base nei rapporti sociali capitalistici e nella loro putrefazione, tali “costumi” ammorbano, seppure in forme diverse, tutte le classi e gli strati sociali. I quali, peraltro, godono poi di livelli di protezione dalle conseguenze dei loro comportamenti parametrati sulla propria ricchezza e sul proprio potere.
Fra i tanti esempi di questa diffusione, potremmo citare ad esempio il livello di cinica barbarie raggiunto da coloro che in Bosnia, durante la guerra in Jugoslavia, erano disposti a comprare il “brivido” di fare i cecchini contro donne e bambini.
Illuminante la “carriera” di Epstein. Inizia a speculare già con la crisi dei mutui subprime. Tramite l’amicizia col produttore-stupratore Harvey Weinstein conquista Hollywood. Cosa almeno altrettanto importante, stabilisce legami con l’ex primo ministro sionista Ehud Barak. E diventa (o si inventa) agente segreto del Mossad per instaurare un rapporto di ferro con Tel Aviv.
“Faceva donazioni per accreditarsi, si comprava giornali per lodarsi, recuperava crediti col piglio del gangster, favoriva nomine, immaginava complotti.” (Carlo Cambi, “Panorama”, 3 marzo ’26)
Quasi superfluo aggiungere che il suo mentore fosse Steve Bannon, diventato poi “consigliere senior” di Trump, impegnato nella campagna internazionale di destra avente come piedistallo una rete mondiale di pedofili (per noi pedofobi, odiatori di bambine/i) e l’affermazione del dominio sionista. Nemici dichiarati: l’islamismo, il comunismo, il movimento e l’ideologia femminista del MeToo.

Amico di lunga data di Trump, già nel 2008 Epstein è condannato per abusi sessuali e abituale traffico di minorenni, di cui alcune/i appena quattordicenni. La pena è lieve perché il giro di affari ha assunto una dimensione di alto livello e di diffusione planetaria.
Nelle sue molteplici iniziative, appoggiato al suo enorme patrimonio (più di 1 miliardo di dollari, almeno 500 unità immobiliari intestate), Epstein organizza viaggi di piacere per la crema della classe dominante. Viaggi in cui uno dei regali consiste nello sfruttamento sessuale a danno di donne e di minori d’ambo i sessi in cambio di favori e di informazioni.
Sfruttamento messo ora nel mirino dalla magistratura in quanto, a seguito di tali “eventi”, e nonostante tentativi di insabbiamento, stanno emergendo denunce di ricatti, vessazioni, maltrattamenti, violenze, e addirittura la scomparsa di alcune di queste donne e bambine – una forma di violenza estrema all’insegna della disumanizzazione delle “vittime”, oggetto e strumento di piaceri perversi.
Un caso di criminalità istituzionale colossale, se solo si pensa che il Dipartimento di Giustizia statunitense ha raccolto più di 3 milioni di documenti, scritti e filmati, relativi alle attività di Epstein. Tra queste attività figurano riti satanici e addirittura il cannibalismo; pratica che sembra sia stata espletata in uno dei “rifugi” considerati sicuri: il “Ranch Zorro” in Messico. Qui si indaga per la pratica dei sacrifici umani. Qui alcune ragazzine di dodici anni risultano scomparse.
Un altro “paradiso”, l’isola di Little Saint-James (ai Caraibi), dove Epstein riceveva tra gli altri il principe Andrea, chiamata ora “Pedophile Island”, è ritenuto dagli inquirenti il bis del “Ranch Zorro”.
Epstein aveva come collaboratrice la sua compagna, Ghislaine Maxwell, condannata per traffico sessuale e cospirazione; la quale procacciava la giovane o giovanissima carne umana non solo per sottoporla agli abusi in loco, ma anche per avviarla alla prostituzione.
Il già citato giornalista di “Panorama” scrive, a mo’ di battuta, ma battuta non è, che “se uno non figura negli Epstein files pare non contare nulla”. E a seguire, fa altre due annotazioni che ci introducono a temi che ci sembrano idonei a rappresentare il contenuto sociale e politico (l’umano si commenta da sé) di questi bagordi violenti e perversi che attraversano il vivere quotidiano, il trastullo, di una quota significativa dell’attuale classe dominante.
Scrive Carlo Cambi che Epstein potrebbe essere ritenuto l’incarnazione di tutte le deviazioni morali della globalizzazione. E poi che il pedo-finanziere è l’emblematica figura di una borghesia che “moltiplica il denaro senza produrre nulla”.
Sono osservazioni che condividiamo a metà.
Nel senso che la borghesia capitalista, l’imprenditore che sfrutta la forza-lavoro, in tutta la storia del capitalismo, non ha mai prodotto nulla direttamente. Da questo punto di vista, non è assolutamente una novità lo sfruttamento minorile e di genere.
Basti pensare alle descrizioni toccanti quanto profonde che Marx ed Engels fanno della condizione del proletariato agli albori del capitalismo.
Il primo ne “Il Capitale” (I° libro, 1867) quando parla dell’accumulazione originaria. Il secondo ne “La condizione della classe operaia in Inghilterra” (1845). Entrambi ci danno un quadro terrificante di come la schiavitù salariata e quella di genere (lavoro domestico, riproduzione della specie, abusi sulle operaie e sui bambini, prostituzione, tra l’altro legalizzate) accompagnino il capitale nella sua affermazione e nella sua diffusione in tutto il pianeta.
Vero che l’imprenditore dei nostri tempi è sempre più “slegato” personalmente dalla merce che porta il suo marchio. E’ sempre più rara la figura austera e paternalista del padrone delle ferriere che dorme in fabbrica, sogna ogni notte come affermare sul mercato il “suo” prodotto e compie pure opere benefiche per i suoi sottoposti schiavizzati.
Ora ci sono i manager che pensano alla bisogna, e il mercato della scienza e della tecnica non esiste senza l’approccio quasi fobico alle transazioni finanziarie. E senza coltivare ad ogni costo gli appoggi “giusti”.
Sappiamo benissimo che il dominio del capitale è oggi in primo luogo, come già ci ricordava Lenin più di un secolo fa, dominio del capitale finanziario. Dunque del parassitismo imperialista; che parte sì dalla produzione del plusvalore ma per aggiogarla alla finanziarizzazione, al capitale speculativo, alla formazione di grossi agglomerati industriali, commerciali e finanziari in conflitto tra loro, aventi una forza economica paragonabile in alcuni casi a quella di singoli Stati nazionali.
Da qui i tratti di una dissoluzione della socialità nella società tardo imperialista che tocca in profondità i costumi, il modo di pensare, di vivere – e godere – della aristocrazia del denaro.
Una aristocrazia che usa la donna, senza andare troppo per il sottile, come oggetto di consumo, come merce di scambio tra i potenti della terra. Pratica già denunciata con vigore da Marx nel “Manifesto”(1), ma che ha oggi assunto una pervasività mai vista. Una oppressione a tutto campo che, nonostante alcuni diritti si siano fatti spazio in un pugno di paesi, sottopone il genere femminile nel suo insieme al fuoco incrociato di un sessismo invadente e compulsivo.
Le “deviazioni morali della globalizzazione”, che pur esistono, non possono però diventare perché simili aberranti pratiche derivano al fondo non da processi recentissimi, ma da una società fondata sullo sfruttamento e sulla sottomissione ad ampio raggio. Non solo del lavoro umano ma di ogni espressione propria del genere umano. Il colonialismo e l’imperialismo, prodotti genuini del capitalismo, hanno fatto – da sempre – della tratta di schiavi, dell’assoggettamento di massa, della rapina, dello stupro e infine dello sterminio, i metodi qualificanti del suprematismo bianco e del razzismo.
Che tale dissoluzione e abominio morale non siano caratteristiche esclusive dell’Occidente lo si può constatare registrando la sua diffusione nei continenti del “nuovo” capitalismo: l’Asia e l’Africa, e in parte anche l’America Latina.
Il Brasile detiene il triste primato della tratta di esseri umani, in particolare dei minori. Ma subito dopo vengono la Thailandia e le Filippine. (2)
Nella Guinea equatoriale Baltasar Ebang Engonga (ex direttore della Agenzia Nazionale di Investigazione Finanziaria) è stato coinvolto in scandali sessuali. Non ne è esente naturalmente neppure la Cina, dove vicende del genere hanno scosso i piani alti del PCC. (3)
Neppure il tempio buddista di Shaolin, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo, si è salvato da inchieste inerenti trattenute di donazioni a scopo di lucro e abusi sessuali.
In Giappone, oltre allo scandalo della Fuji Tv (protagonista Masahiro Nakai, icona dello spettacolo) in cui una dipendente è stata oggetto di stupro, l’AD dell’ Agenzia Johnny & Associates, tale Johnny Kitagawa, ha fatto abuso e violenza su centinaia di minorenni e adolescenti, inseriti in azienda direttamente dalla scuola per “formarli”… Il viceministro delle Finanze Takeo Fukuda è stato accusato di molestie sul personale femminile della sua amministrazione (2018). E così via.
Non a caso alcune associazioni femministe giapponesi, impegnate nella lotta contro andazzi del genere, hanno rimesso in primo piano il trauma nazionale delle “donne di conforto”; cosiddette in riferimento alle centinaia di migliaia di schiave sessuali asiatiche date in pasto all’Esercito del Sol Levante durante la seconda guerra mondiale. Fatto che ci ricorda l’efferata brutalità attraverso la quale questi stessi militari misero in atto stupri di massa, torture e vessazioni inenarrabili contro le donne cinesi in occasione dell’occupazione della Cina e del conflitto che ne seguì.
Dal momento che Epstein è stato un ebreo sionista, un feroce e convinto sionista (noti i suoi legami con la società Palantir di Alex Karp, sostenitrice di J.D. Vance e coautrice del genocidio a Gaza) non se ne deve dedurre che sia il sionismo di per se stesso a produrre tali perversioni. Vale casomai il contrario: il sionismo è, in tutto e per tutto, figlio legittimo del capitalismo (e del colonialismo imperialista).
E’ importante comprendere questo per non cadere nell’abbaglio secondo cui basterebbe tagliare le unghie, o la testa, alla coppia gangsteristica USA-Israele per vivere in un mondo migliore. E’ ciò che traspare, tra gli altri, da un articolo apparso su “Infoaut” (4), in cui dopo aver giustamente rimarcato la natura patriarcale del sistema capitalistico, ci si focalizza sul rapporto tra Epstein, i grandi gruppi di potere occidentali e Israele come vera causa delle aberrazioni di cui stiamo trattando.
I su richiamati gruppi hanno una proiezione internazionale, pescando capitali in ogni angolo della terra. Lo stesso genocidio di Gaza, come abbiamo più volte documentato, vede sì nel duo imperialismo USA- neo colonialismo sionista il fattore operante; ma esso è potuto avvenire solo “grazie” alla collaborazione dell’imperialismo e del capitalismo mondiale (compresi i cosiddetti “Stati arabi amici”), i quali si sono mossi sostanzialmente (al di là delle dichiarazioni) contro il popolo palestinese, le masse sfruttate d’area e l’intero proletariato mondiale.
Idem per i femminicidi, gli infanticidi, lo schiavismo sessuale portato a galla dal caso Epstein.
Sono, queste, due facce della stessa medaglia: la guerra totale come estremo sussulto di un sistema sociale in profonda crisi.
Cosa significa guerra totale?
Da un lato guerra guerreggiata: neppure più “a pezzi”, ma a blocchi. Basta vedere cosa sta accadendo in Medio Oriente. Guerra come condizione “normale” dell’umanità. Sancita da farneticanti dichiarazioni di chi si arroga il diritto di vita o di morte verso chi “sta sotto” o in qualche modo gli sbarra la strada. Presentata con sfacciataggine, ostentazione, protervia.
Questo aspetto, se con Trump e Netanyahu assume la vetta del crimine, non meno criminali vanno considerati gli Stati imperialisti dell’U.E. col loro riarmo; l’imperialismo russo e quello cinese in cerca di occasioni e rivincite; le voraci borghesie nazionali nei punti caldi dello scacchiere internazionale.
Dall’altro lato guerra totale all’intero genere umano, oltre che aggressione a natura e ambiente, con l’implementazione delle infamie di cui il caso Epstein è l’emblema.
Non si tratta di un cesto di “mele marce”, e neppure di puro, seppur vomitevole sballo di super-ricchi. Sono ambiti dove si sublima – con le vittime occasionali – quella civiltà della morte che caratterizza l’essenza dell’attuale classe dominante; cogliendo magari l’occasione per apparecchiare intrallazzi, affarismo, spionaggio. In sostanza: si tratta di luoghi estranei all’ufficialità del potere in cui si caricano le batterie per eliminare gli avversari politici…
Tra l’altro, il caso Epstein (e non sembri un paradosso) nella cosiddetta “società dello spettacolo” ha la funzione di “normalizzare l’orrore”, massificandolo. Il soggetto maschile potrà pensare che “se lo fanno loro”, le persone famose e rispettate, anche per la gente comune c’è spazio, no? E anche la parte femminile può facilmente metterla sul piano di “scambi” puramente commerciali come viatico di soldi e prestigio. Una triste e degradante pedagogia di massa.
La delirante preghiera collettiva tenuta da Trump e Soci alla Casa Bianca in questi giorni, in cui si invoca il Dio cristiano affinché la vittoria in Iran arrida alle “nostre” armi, è strettamente collegata con le lugubri “messe nere” che sembrano aver propiziato i supplizi di tante povere e indifese vittime convogliate nei festini di Epstein.
In fondo, cosa c’è di diverso nella logica tra lo strapotere del maschio altolocato che si arroga il diritto di abusare a piacere di donne e bambini e lo sterminio indiscriminato di intere popolazioni? Questione solo di quantità. E per i gangster del capitalismo si tratta solo di affinare gli strumenti di morte.
Nel citato articolo di “Infoaut” ci si sofferma a ragione sui rapporti di Epstein con Musk riguardo lo sviluppo del sistema cognitivo ad uso bellico. Un uso che ha sullo sfondo tutta l’efferatezza del patriarcato capitalista collettivo, condito di eugenetica e di razzismo riproduttivo.
Ciò che dice Nafeez Mosaddeq Ahmed, direttore esecutivo presso l’Institude for Policy Research, è estremamente istruttivo a riguardo: “i files di Epstein espongono come la gerarchia razziale, l’ottimizzazione genetica e persino l’abbattimento della popolazione guidata dal clima, fossero tesi che circolavano all’interno della cerchia della Big Tech. Le reti private di Epstein hanno di fatto plasmato la Silicon Valley…”.
Queste teorie, conclude Ahmed, come l’allevamento selettivo in utero per migliorare il Quoziente Intellettivo, aprono alla colonizzazione dello spazio, tesi cara a Musk.
Cosa che fa il paio con la sunnominata attività della Palantir, la quale, tramite l’I.A., fornisce dati a CIA, FBI, NATO e Israele (ma il mercato è grande) per eliminare tecnologicamente “terrorismo e sovversione”, allo scopo di far trionfare una “élite cognitiva”. Gettando al macero tutti quelli non ritenuti degni di sostenere il confronto con tale “razza superiore”.
Nel frattempo, in ambiti privati, prefigurando tale società d’élite, si consumano porcherie di ogni tipo verso donne, bambine, bambini – categorie di esseri umani sulle quali a Gaza, in Ucraina, in Libano, in Iran e in ogni dove, si testano l’efficacia dei nuovi ritrovati bellici. In confronto, l’Inferno dantesco era popolato da benefattori dell’umanità…
Questo “estremo” ci riconduce alla normalità del capitalismo, che nella sua decadenza mostra senza infingimenti il volto più brutale.
Il caso Epstein è l’autoritratto della borghesia; una classe ormai portatrice della civiltà della morte.
Note.
1- Scrive Marx nel ”Manifesto del Partito Comunista”:
“D’altra parte non v’è nulla di più ridicolo di questo orrore morale che provano i nostri borghesi per la pretesa comunanza delle donne nel comunismo. I comunisti non hanno bisogno d’introdurre la comunanza delle donne, essa è quasi sempre esistita. I nostri borghesi, non paghi di poter disporre delle mogli e delle figlie dei loro proletari – per non parlare della prostituzione ufficiale – considerano il sedursi reciprocamente le mogli uno dei divertimenti più piacevoli. Il matrimonio borghese è in pratica la comunanza delle mogli.
“Al massimo si potrebbe muovere ai comunisti il rimprovero di voler sostituire la comunanza delle donne ipocritamente mascherata con una comunanza ufficiale, palese.
“D’altra parte, va da sé che, una volta scomparsi gli attuali rapporti di produzione, viene meno anche la corrispondente comunanza delle donne, cioè la prostituzione ufficiale e non ufficiale.”
2- Nelle Filippine si calcola che circa 60.000 bambini e bambine all’anno siano vittime di sfruttamento sessuale. Significativo è che l’industria del sesso a pagamento sia cresciuta intorno alla base dell’U.S. Air Force.
3- L’ex segretario del PCC a Chongquing Bo Xilai e il figlio di Ling Jihua, già aiutante del presidente Hu Jintao. Nonché Lei Zhengiu, segretario del distretto di Beidei. Lo scandalo ha travolto a catena una leva di dirigenti legati al presidente cinese Xi Jinping.
4- Infoaut: “ Ritratto di famiglia: Trump, Epstein e la Silicon Valley”, 1 marzo 2026.

