Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa denuncia di un aspetto fondamentale del DDL Bernini orwellianamente denominato «disposizioni in materia di valorizzazione e promozione della ricerca»: ovvero la moltiplicazione delle forme contrattuali previste per il personale accademico non strutturato, e la loro radicale precarizzazione dal momento che per loro non è prevista neppure una vera e propria forma-contratto. Non che all’oggi sia limitato il ricorso al lavoro precario: ben un terzo delle docenze è a contratto. Ma questa “riforma” peggiora ulteriormente le cose anche perché si accompagna ad un ulteriore taglio al fondo di finanziamento ordinario all’università pubblica – a fronte di questo taglio c’è, e da molti anni con un ritmo crescente, la corsa degli atenei e dei singoli ricercatori e ricercatrici ai finanziamenti privati che sempre più spesso, sul modello statunitense, vengono dalle imprese private legate all’industria bellica.
L’agitazione che oggi si è tradotta in diversi atenei in una giornata di sciopero [la foto si riferisce all’assemblea di Torino], segnala che qualcosa si muove anche nelle università nelle fasce più precarie della ricerca e dell’insegnamento. Un buon segno, per questo lo raccogliamo, con l’invito da parte nostra ad allargare lo sguardo ai processi di privatizzazione-aziendalizzazione che stanno interessando e devastando l’insieme dei servizi “pubblici”, dalla sanità alla scuola primaria e secondaria ai trasporti, e a ricercare insieme ad un coordinamento d’azione tra gli atenei, anche un più ampio coordinamento unitario di lotta per riaffermare contro il DDL Bernini e contro la finanziaria di guerra e di polizia del governo Meloni, le necessità dell’intero campo del lavoro salariato. Una prospettiva, questa, che non sarà assecondata, bensì ostacolata, dalle confederazioni sindacali specializzate, ormai, nella metodica frammentazione dei possibili fronti unitari di lotta, e richiederà, quindi, di muoversi in autonomia da loro. (Red.)
Una critica e una precisazione – Ci scrive un compagno osservando che nel testo che abbiamo pubblicato “si contesta l’ingerenza dell’interesse privato nella scuola pubblica, non l’ideologia che la sostiene: anzi vi si attinge a piene mani. O dovrei scrivere man3? Il linguaggio cosiddetto inclusivo, esclude la lotta di classe. Si rivendicano per questo i diritti civili a scapito di quelli sociali, i quali sono a fondamento invece di quelli civili. Una battaglia dunque già persa perché è quella decisa dall’ avversario di classe. Prima facciamo pulizia ideologica in casa nostra, poi si lotta. Saluti rossi”. Ecco la nostra replica: il compagno avrà notato, altrimenti glielo facciamo notare noi, che la nostra premessa parla di “ricercatori e ricercatrici” e non si conforma al linguaggio adoperato nel testo che ci è pervenuto. Noi, infatti, non condividiamo l’individualismo “identitario” che sottostà in molti casi (forse non in tutti) a questo tipo di forma linguistica, e sottoscriviamo in pieno quanto è scritto in un opuscolo del Comitato 23 settembre intitolato Oltre l’orizzonte: “La visione del femminismo che si basa sulla politica dell’identità individuale, sotto l’influenza delle filosofie post moderne, ha un significato e una valenza che induce ogni persona a ripiegarsi sull’identità soggettiva, basata sulla preferenza sessuale e sulla scelta del genere, cercando alleanze politiche dentro il gruppo che condivide la sua particolare caratteristica identificativa. In Italia il movimento transfemminista mainstream non vede l’oppressione delle donne e delle minoranze sessuali radicata nel sistema capitalistico e patriarcalista, oscura le differenze sociali (…). Una volta frantumate le identità collettive di sesso, razza e classe, la lotta politica si riduce ad una sfida a singoli condizionamenti posti dal sistema, invece di contestarlo nella sua globalità”.
Ciò precisato, ci si potrebbe chiedere: perché, allora, lo avete pubblicato? Perché segnala uno stato di agitazione in alcune università che coinvolge giovani ricercatori e ricercatrici che, a partire dall’azione di contrasto alla propria precarietà lavorativa ed esistenziale, dal rifiuto di fare i servi della gleba dei cattedratici a tempo indeterminato, possono evolvere in direzione di un rifiuto più generale della precarietà (vissuta anzitutto dai proletari e dalle proletarie) e dell’assoggettamento della scienza e della ricerca agli imperativi del capitale. Noi non apparteniamo al campo di quell’ottuso sindacalismo solo apparentemente rivoluzionario, o di quel para-marxismo economicista, che riservano l’accesso alla coscienza di classe e alla lotta anti-capitalista esclusivamente agli operai di terzo livello; per questo, fermo restando lo sguardo prioritario al proletariato, osserviamo i fermenti di lotta anche in altri strati della società. Tutto qui. Se dovessimo cestinare tutte le segnalazioni di conflitti sociali reali o potenziali che ci pervengono sulla base della conformità alla nostra ideologia… (Red.)
Come dottorand3, borsist3, ricercator3 e assegnist3 dell’Università degli Studi di Padova sentiamo l’esigenza e la necessità di esprimere con forza il nostro dissenso rispetto al programma delineato all’interno del disegno di legge recante «disposizioni in materia di valorizzazione e promozione della ricerca» (modifiche alla legge 30 dicembre 2010, n. 240), noto anche come DDL Bernini o riforma del pre-ruolo. L’impianto del disegno di legge ruota attorno all’istituzione di 4 nuove “figure” della ricerca: borsist3 junior, borsist3 senior, ricercator3 con contratto post-doc, professor3 aggiunt3. Nessuna di queste figure viene inquadrata sotto un impianto contrattuale di lavoro dipendente, dunque per nessuna di essa è previsto lo spazio per la contrattazione nazionale collettiva. Ancora una volta, dopo la promessa di eliminare la figura dell’assegno di ricerca, si ripresenta una condizione lavorativa completamente inserita in una logica di “non-lavoro”, dove l’assenza di contratto non consente la possibilità di stabilire un orario di lavoro, né tantomeno ferie, malattie, tredicesima, rappresentanza sindacale o diritto di sciopero. Accanto a queste figure, resta il contratto di ricerca previsto dalla riforma 2022 (legge 29 giugno 2022 n. 79) di durata biennale, non ancora entrato a regime poiché bloccato in sede di contrattazione.
Per tale ragione, in quanto Coordinamento Ricercator3 Dottorand3 Assegnist3 dell’Università di Padova (CoRDA) aderiamo, in data 31 Ottobre 2024, alla chiamata di sciopero indetta da FLC CGIL, Cobas Scuola Padova, Usb per il rinnovo dei contratti in scuole, università (PTA) e enti di ricerca.
Aderiamo a questa prima data di sciopero, portando avanti l’esigenza di contrastare il piano delineato all’interno del DDL Bernini in materia di figure della ricerca che restano figure a basso costo per le università, ma in assenza di garanzie, stabilità e di tetti salariali.
Aderiamo a questa prima chiamata, mettendo in risalto la contraddizione di una condizione che ci fa essere lavorator3 senza essere riconosciut3 come tali: l’assenza di contratto comporta l’assenza di un orario di lavoro e della possibilità di assentarsi da esso, ovvero l’impossibilità di esercitare il diritto di sciopero.
Aderiamo, ancora, alla chiamata del 31 ottobre, invitando gli stessi sindacati a prendere atto della nostra condizione e a lavorare sinergicamente alla costruzione di uno sciopero della ricerca che consenta alle nostre categorie di rivendicare un diritto previsto dalla Costituzione italiana.
Aderiamo, infine, con lo scopo di rivendicare la possibilità del blocco e dello sciopero, per una condizione di lavoro che dovrebbe essere regolamentata, retribuita e stabilizzata come tale.
CoRDA parteciperà allo sciopero del 31 con una propria caratterizzazione rivendicativa:
- Opposizione al DDL Bernini e ai tagli al FFO;
- Un percorso di assunzione chiara. Per dottorand3 un contratto di durata triennale, per ricercator3 di durata almeno biennale. Per entrambi contratti di lavoro dipendente, con retribuzione adeguata all’inflazione (contributi, ferie, malattie, orario di lavoro);
- Eliminazione delle formule di assegno di ricerca, borse di ricerca, co.co.co, co.co.pro e di possibili contratti a chiamata;
- Diritto di sciopero per le categorie del lavoro della ricerca;
- Certezza e continuità dei finanziamenti pubblici all’Università per una programmazione delle attività condivisa e integrante dei singoli lavoratori al suo interno.
Padova, 31 ottobre 2024

