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Una testimonianza video dell’orrore colonialista israeliano dalla Cisgiordania (e altri materiali sulle carceri)

Dalla pagina Facebook di E. R. Clicca sull’immagine per visualizzare il video.

Dalla pagina Facebook di E. R.: “Se questo è un uomo. Prigionieri palestinesi in trasferimento. Secondo alcune fonti il video sarebbe stato girato all’esterno della prigione israeliana di Ofer, nella Cisgiordania occupata, nei pressi di Ramallah. Si tratterebbe di prigionieri palestinesi che attendevano da settimane di essere rilasciati dal campo detentivo. Da anni le associazioni per i diritti umani denunciano le pessime condizioni dei prigionieri palestinesi all’interno del carcere, riportando episodi di violenze, umiliazioni e torture”.

Il video dà un esempio del livello di crudeltà a cui è giunto lo stato di Israele nel tentativo di schiacciare la resistenza dei palestinesi all’oppressione coloniale: denudati, umiliati, dei prigionieri palestinesi vengono caricati su un pullman, probabilmente presso una prigione in Cisgiordania, per essere trasferiti altrove. I soldati li trattano come bestie, perché vorrebbero si sentissero tali; le immagini ricordano immediatamente il trasporto degli animali da portare al macello.

I militari vorrebbero, se gli fosse possibile, spezzarne la dignità – come finora non è accaduto. Di qui le parole di Primo Levi citate da E.R. in apertura alla descrizione del video, che abbiamo ripreso dalla sua pagina Facebook: “se questo è un uomo”.

Le testimonianze della violenza raccapricciante scientemente inflitta ai palestinesi dallo stato (esercito e sbirri carcerari) di Israele (e dai suoi protettori e complici) si moltiplicano. La stessa stampa mainstream nostrana è costretta a pubblicare, raramente, le agghiaccianti testimonianze dei medici occidentali che operano a Gaza, e denunciano come lì i bambini vengano sistematicamente presi di mira dai cecchini israeliani, e come restino traumatizzati, se sopravvivono, per le amputazioni che devono subire senza anestesia, per il blocco dei medicinali imposto dall’esercito occupante (Corriere della Sera, 28 agosto 2024).

Il nuovo rapporto dell’Associazione per i diritti umani israeliana B’Tselem (agosto 2024) mostra come l’intero sistema dei centri di detenzione sia stato trasformato, più di quanto già non fosse, in un’infernale macchina della tortura, con ingegneristica precisione. Nei prossimi giorni monteremo per intero questo rapporto segnalato in Italia prima dalla Bottega del Barbieri, e in seguito dal Centro di documentazione contro la guerra di Milano.

Di fronte a queste mostruosità ricorrono espressioni di ‘condanna’ del tipo: ‘Israele si pone fuori dalla storia’, con il richiamo ai campi di sterminio nazisti, all’Olocausto come “orrore assoluto”, ad una “inumana deviazione dal corso della storia”.

Senonché questo genere di condanne morali, seppur giustificate, rischia di offuscare, anziché aiutare, la comprensione storica e l’analisi politica di questo orrore. Infatti:

(1) Non si tratta solo dello stato israeliano, né tanto meno del governo Netanyahu soltanto: si tratta di Israele come punta di diamante dell’imperialismo occidentale; con il quale, detto per inciso, anche i BRICS e i paesi arabi, ovvero le borghesie arabe – inclusa, sostanzialmente, la borghesia palestinese – dimostrano di essere pienamente complici*. Le uccisioni di massa con i bombardamenti, la strage silenziosa, per fame e malattie, perpetrata imponendo il blocco di cibo e medicine, gli stupri e le torture attuati in modo sistematico, e ancora l’uso di cani per sbranare vive le persone, o addirittura violentarle (Martin Berman, agosto 2024; o anche Gideon Levy, In Gaza, Israel Lost What Remained of Its Humanity, “Haaretz”, 24 luglio 2024): tutto ciò è reso possibile, ed è voluto, grazie al supporto materiale e politico che le democrazie occidentali in primis forniscono senza tentennamenti di sorta allo stato israeliano.

(2) L’attuale operazione genocidaria di Israele non è qualcosa che nasce dal nulla dopo il 7 ottobre: è il risultato conseguente di una storia secolare di espropriazione e dominazione coloniale – il perno del giogo imperialista sulle masse degli sfruttati in Medio Oriente. Altro che fuori dalla storia! Quel che è davvero eccezionale in termini storici è la capacità di resistenza e di lotta dei palestinesi. La macchina del terrore democratico israeliano ed occidentale non riuscirà mai a spezzarla.

(*) Notiamo di passaggio come, con tragica ironia, Abu Mazen sia stato invitato alla prossima riunione dei BRICS, questo nel mentre Brasile e Russia, tra i primi promotori dei BRICS, continuano ad essere tra i grandi fornitori ad Israele del carburante necessario all’esercito per distruggere Gaza, mentre la Cina contribuisce direttamente alla sua tecnologia militare.

Ecco un’altra drammatica testimonianza della prigioniera Khaleda Jarrar, militante femminista socialista palestinese:

Messaggio della prigioniera Khaleda Jarrar femminista socialista palestinese:

“Muoio ogni giorno. La cella è come una piccola scatola chiusa che non lascia entrare l’aria. L’unica cosa nella cella è un bagno e una piccola finestra sopra, che è stata poi chiusa un giorno dopo il mio trasferimento non mi lasciava alcun respiro, e anche i cosiddetti ‘ashnaf’ nella porta della cella erano chiusi.” C’è solo una piccola apertura accanto alla quale mi siedo per la maggior parte del tempo per respirare. Sto soffocando nella mia cella aspettando che passino le ore per poter trovare le molecole di ossigeno per respirare e restare in vita”. 

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