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Sull’uccisione di Ismail Hanieyh – On the assassination of Ismail Haniyeh, TIR (italiano, English)

L’uccisione a Teheran del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, oltre che una bruciante umiliazione per il regime iraniano che avrebbe dovuto proteggerlo, è l’ennesima riprova dell’intenzione dello stato sionista di “portare a termine” il proprio “lavoro”: contro la popolazione palestinese di Gaza riducendo questa area ad un cumulo di rovine, un immenso cimitero inabitabile per generazioni; contro la dirigenza di Hamas; e contro ogni ipotesi, accarezzata dagli stessi dirigenti di Hamas, di arrivare ad un qualche accordo con il colonialismo espansionista e genocida che lo stato di Israele personifica. Ancora una volta, per i suoi infiniti crimini, Israele si fa forte del sostegno, appena rinnovato in forma solenne dagli Stati Uniti e dall’Unione europea, dell’intero campo dell’imperialismo occidentale, intenzionato a dominare a tempo indefinito il mondo arabo e la regione medio-orientale attraverso Israele e i regimi arabi conniventi con Israele.

L’uccisione di Haniyeh mostra altresì, nella maniera più spettacolare, quanto l’entrata in campo di Pechino e Mosca e la determinazione con cui hanno spinto e spingono Hamas a riappacificarsi con la cosiddetta Autorità nazionale palestinese facente capo ad Abu Mazen, che è una vera e propria protesi dell’oppressione israeliana, non prometta assolutamente nulla di positivo per la liberazione nazionale e sociale delle masse palestinesi – se non un contributo ulteriore alla sua liquidazione.

Non c’è alcuna possibilità di una mediazione tra l’istanza secolare di lotta per la propria liberazione dall’oppressione coloniale delle masse sfruttate palestinesi e la pretesa della macchina di sfruttamento e di morte del colonialismo-imperialismo occidentale (britannico, sionista, amerikano, europeo) di essere il padrone incontrastato nella terra di Palestina come ovunque nel mondo – con l’Italia sempre presente a lucrare i suoi interessi da Shylock. Per quanto ogni tanto qualche ipocrita atto puramente dimostrativo venga fatto in direzione dei palestinesi, l’intero establishment occidentale è contrario alla nascita di uno stato palestinese sulla terra di Palestina, fosse pure uno stato demilitarizzato e ridotto a pochi brandelli di territorio palestinese, cioè uno stato pariah.

L’assassinio di Haniyeh, che segue quello dello sceicco Yassin (nel 2004) e di altri capi del movimento islamico, dimostra anche – nonostante le prove di straordinario coraggio e organizzazione date da Hamas e dalla resistenza palestinese tutta – che la scelta di Hamas, in quanto forza inter-classista e nazionalista, di ricercare una soluzione palestinese con l’aiuto degli stati arabi, “islamici” e delle grandi potenze anti-occidentali, non paga. Anzi è, in fine dei conti, suicida, in quanto nessuno di questi stati ha il benché minimo interesse alla distruzione dello stato colonialista, sionista di Israele – che è invece la condizione indispensabile per la liberazione del popolo palestinese. E tutti questi stati, invece, vi hanno profondi intrecci di interessi.

L’orgogliosa affermazione di Hamas di saper e poter sopravvivere alla uccisione dei suoi capi, confermata da decenni di attività, non può essere doppiata dall’affermazione: Hamas porterà la lotta per la liberazione del popolo palestinese fino al suo approdo finale. Perché anche questa formazione politica, come in precedenza è accaduto ad al-Fath che alle sue origini non era certo quella formazione servile di traditori che è diventata oggi, è prigioniera del suo nazionalismo. E non sa, non vuole appellarsi alla sola forza sociale in grado di aiutarla davvero, e senza condizioni strangolatorie, a sconfiggere Israele e i suoi complici: la forza delle masse sfruttate e oppresse del mondo arabo e del Medio Oriente, del proletariato di questa regione in primo luogo, che a più riprese negli ultimi decenni ha gridato: “noi ci siamo, e ci saremo, contro i nostri regimi e dalla parte dei nostri fratelli palestinesi”. Senza un generale terremoto sociale e politico che abbatta i regimi borghesi dell’area non ci potrà essere la scossa tellurica che farà crollare anche lo stato colonialista, razzista, stragista, integralista religioso, di Israele.

A noi internazionalisti militanti il compito di rafforzare qui la solidarietà alla causa palestinese, denunciando l’immensa responsabilità storica del capitalismo e dello stato italiano nella continuazione dell’oppressione di questo popolo e della sua decimazione, e di rafforzare la solidarietà e i legami con quanti nel mondo arabo e nella diaspora palestinese cominciano ad avere chiaro che un’impostazione nazionalistica della questione palestinese, fosse anche nutrita dal più grande eroismo, porta in un vicolo cieco. E la sola possibilità – tra immensi sacrifici – è quella di una compiuta internazionalizzazione della lotta palestinese, quale in questi dieci mesi ha cominciato a vedersi, e alla quale bisogna dare continuità e organizzazione internazionale.

Tendenza internazionalista rivoluzionaria

On the assassination of Ismail Haniyeh

The assassination in Tehran of the political leader of Hamas, Ismail Haniyeh, as well as a burning humiliation for the Iranian regime that should have protected him, is yet another proof of the intention of the Zionist state to “complete” its “work”: against the Palestinian population of Gaza by reducing this area to a pile of ruins, an immense cemetery uninhabitable for generations; and against any hypothesis, cherished by the Hamas leaders themselves, of reaching some agreement with the expansionist and genocidal colonialism that the state of Israel personifies. Once again, for its endless crimes, Israel is strengthened by the support, just solemnly renewed by the United States and the European Union, of the entire camp of Western imperialism, intent on dominating the Arab world and the Middle East region indefinitely through Israel and the Arab regimes conniving with Israel.

The assassination of Haniyeh also shows, in the most spectacular way, how much the entry into the field of Beijing and Moscow and the determination with which they have pushed and are pushing Hamas to make peace with the so-called Palestinian National Authority headed by Abu Mazen, which is a real prosthesis of Israeli oppression, promises absolutely nothing positive for the national and social liberation of the Palestinian masses – – if not a further contribution to its liquidation.

There is no possibility of a mediation between the centuries-old demand of struggle of the exploited Palestinian masses for their own liberation from colonial oppression and the claim of the machine of exploitation and death of Western colonialism-imperialism (British, Zionist, Amerikan, European) to be the undisputed master in the land of Palestine as everywhere in the world – with Italy always present to profit its interests as a Shylock. Although every now and then some hypocritical purely demonstrative act is done in the direction of the Palestinians, the entire Western establishment is opposed to the birth of a Palestinian state on the land of Palestine, even if it is a demilitarized state reduced to a few shreds of Palestinian territory, that is a pariah state.

The assassination of Haniyeh, which follows that of Sheikh Yassin (in 2004) and other leaders of the movement also demonstrates – despite the evidence of extraordinary courage and organization given by Hamas and the Palestinian resistance as a whole – that the choice of Hamas, as an inter-class and nationalist force, to seek a Palestinian solution with the help of the Arab, “Islamic” states and the great anti-Western powers, does not pay. On the contrary, it is, in the end, suicidal, since none of these states has the slightest interest in the destruction of the colonialist, Zionist state of Israel – which is instead the indispensable condition for the liberation of the Palestinian people. And all these states, on the other hand, have deep intertwining interests with Israel.

Hamas’s proud claim that it knows how to survive the killing of its leaders, confirmed by decades of activity, cannot be doubled by the statement: Hamas will carry the struggle for the liberation of the Palestinian people to its final landing. Because even this political formation, as previously happened to al-Fath, which at its origins was certainly not the servile formation of traitors it has become today, is a prisoner of its nationalism. And it does not know, it does not want to appeal to the only social force capable of really helping its fight, and without strangulating conditions, to defeat Israel and its accomplices: the strength of the exploited and oppressed masses of the Arab world and the Middle East, of the proletariat of this region in the first place, which on several occasions in recent decades has cried out: “We are, and we will be, against our regimes, and on the side of our Palestinian brothers”. Without a general social and political earthquake that overthrows the bourgeois regimes of the area, there can be no earthquake that will also collapse the colonialist, racist, massacre, religious fundamentalist state of Israel.

It is up to us militant internationalists to strengthen solidarity with the Palestinian cause, denouncing the immense historical responsibility of capitalism and the Italian state in the continuation of the oppression of this people and its decimation, and to strengthen solidarity and ties with those in the Arab world and in the Palestinian diaspora who are beginning to be clear that a nationalistic approach to the Palestinian question, even if nourished by the greatest heroism, leads to a dead end. And the only possibility – amid immense sacrifices – is that of a complete internationalization of the Palestinian struggle, as it has begun to be seen in these ten months, and to which we must give continuity and international organization.

Revolutionary Internationalist Tendency

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