Un intervento dal campo di battaglia, che spiega con parole semplici e chiare che la resistenza è per i palestinesi una necessità vitale: è ciò che li fa restare in vita, anche da morti. Resistere è esistere. Mentre rinunciare alla resistenza vorrebbe dire accettare di morire, pur salvando la propria vita vegetativa.
Ciò che è vero per i palestinesi, è vero per gli sfruttati e gli oppressi di tutto il mondo. Se rinunciassero a battersi contro la macchina di sfruttamento e di oppressione che gli toglie il respiro e la vita (ogni anno, dopotutto, muoiono sul lavoro o di lavoro 2 milioni di proletarie/e! – l’olocausto dimenticato!); se rinunciassero a battersi, si condannerebbero ad andare in rovina insieme con questo sistema sociale in putrefazione, che ha in Israele la sua perfetta espressione. Anche per loro resistere, battersi, è esistere. (Red.)
