
Qui di seguito, una documentazione fotografica delle manifestazioni a sostegno della lotta di liberazione della Palestina che hanno invaso le piazze di tutto il mondo. Dal Marocco al Belgio, dall’Iraq alla Gran Bretagna, da Sidney al Pakistan, da Tokyo a Istanbul a Milano, si contano a milioni i manifestanti che hanno testimoniato la solidarietà con la lotta di un popolo incarcerato, oppresso e massacrato dallo stato di Israele, dotato di una delle macchine belliche più potenti ed efficienti (…non sempre, però!) del pianeta.
Purtroppo si tratta di una documentazione molto incompleta non solo per la limitatezza delle nostre forze, ma anche perché molte delle fonti/testimonianze che intendevamo usare sono improvvisamente “sparite” dalla rete per l’opera di censura democratica che ha colpito la diffusione delle immagini di questa guerra e, in particolare, dei giganteschi cortei a sostegno dei palestinesi contro lo stato coloniale e razzista di Israele. Sulle tv e sulla stampa italiana non se ne trova traccia.

Com’era naturale, le manifestazioni hanno raggiunto la massima imponenza all’interno del mondo arabo (dove sono state permesse – non è stato così, ad esempio, in Egitto) a riprova di quanto la condizione di oppressione dei palestinesi sia sentita, a livello di massa, come una ferita aperta, e la resistenza delle masse palestinesi come una battaglia per la riscossa e la liberazione di tutti gli oppressi dell’area.
Mentre l’esercito sionista prepara l’invasione di terra della Striscia di Gaza per aggiungere un nuovo spaventoso crimine a quelli che ha già commesso lungo i 75 anni del suo colonialismo di insediamento, i media di tutto il mondo ripetono, per conto dei governi delle grandi potenze, che Israele “ha il sacrosanto diritto di difendersi”. Ma la resistenza che lo Stato sionista pensava di aver annichilito per sempre è tornata a farsi sentire e a dire, dai quattro angoli del mondo: io ero, io sono, io sarò! Ed è una resistenza che non parla solo della lotta di una specifica nazione oppressa; parla agli oppressi e agli sfruttati dell’intero globo, e per questo li chiama a raccolta nonostante la gigantesca campagna mediatica che vuole trasformare Israele da carnefice, quale è, in vittima. Non saranno certo gli Stati – la Cina, la Russia, o in subordine l’Iran – che si propongono di scalzare il dominio dell’imperialismo USA per sostituirvi il loro, che potranno raccogliere la bandiera della lotta all’oppressione e allo sfruttamento del lavoro alla scala internazionale – questa bandiera può essere impugnata solo dalle masse dei proletari e dei diseredati di tutto il mondo.
Ramallah
Stati Uniti






Amman (Giordania)




Baghdad



Hebron




Yemen

Nigeria




Madrid




Glasgow




Parigi



Amsterdam




Pakistan






Malesia




Rabat





Australia






Londra



Tokio



Bruxelles




Qatar


