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Jenin, Jenin: un film-documentario da vedere e far vedere!

Una compagna del Comitato di sostegno alla lotta palestinese ci segnala questo famoso film-documentario. Raccogliamo molto volentieri il suo invito, e lo giriamo ai frequentatori del nostro blog trascrivendo le sue parole di presentazione.

Condividiamo in pieno anche la sua indignazione contro l’ordine dei giornalisti italiano che ha fatto propria la definizione sull’antisemitismo dell’IHRA, semplicemente scandalosa perché consente di far ricadere sotto l’etichetta criminalizzante di antisemitismo qualunque forma di critica alle istituzioni sioniste e alle politiche sioniste:

«L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.»

Non a caso questa definizione è stata varata nel 2016, due anni prima che la Knesset approvasse la famigerata legge che definisce Israele la sola casa del popolo ebraico (la casa del solo popolo ebraico), facendo dello Stato di Israele la “istituzione comunitaria ebraica” per eccellenza, quella che non puoi criticare senza incorrere nell’accusa infamante di antisemitismo.

Sicché anche in occasione della recente strage di Jenin compiuta dalle forze armate dello stato di Israele e della connessa pulizia etnica (1.000 famiglie abitanti nel campo hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni), una tipica operazione di terrorismo di stato lungamente preparata e apertamente rivendicata dalla banda di Netanyahu, per la quasi totalità della stampa italiana i terroristi sono i giovani palestinesi che resistono anche in armi all’oppressione dello stato sionista e dei suoi protettori – tra cui, inutile dire, l’Italia e l’UE. Non solo lo stato, ma il governo di Israele – per i mass media italiani e occidentali in genere – non può essere oggetto di critica, se non blanda (tipo: “eccesso di legittima difesa”… come se fosse Israele ad essere oppressa dai palestinesi, e non viceversa) e del tutto priva di conseguenze, qualunque crimine commetta.

La suddetta definizione di antisemitismo ha influenzato fortemente anche le Linee guida di contrasto all’antisemitismo varate nel novembre 2021 dall’allora ministro dell’istruzione Bianchi (governo Draghi), così da rendere impossibile – salvo violare le disposizioni ministeriali, cosa necessarissima – istruire le nuove generazioni alla storia reale e alla cronaca storica effettiva del Medio Oriente. (Red.)

“Questo film è stato censurato e bandito da Israele, che ne ha requisito tutte le copie, e il suo regista, Mohammad Bakri, ha subito una pesante condanna per aver documentato il massacro e i crimini che l’esercito israeliano commise nel campo di Jenin nel 2002. Dopo 20 anni, nel 2022 un cecchino dell’esercito israeliano mirò e uccise la giornalista palestinese Shireen Abu Aqleh sempre a Jenin. Jenin è imbattibile e irriducibile perché tutti i suoi abitanti sono figli dei primi profughi, quelli determinati dalla prima occupazione israeliana, del 1948; perché ad essi si sono aggiunti i profughi dell’occupazione del 1967; perché in questo campo generazioni di palestinesi hanno aspettato invano il ritorno e si sono visti negare ogni diritto. Perché in questo campo generazioni di palestinesi sono cresciuti tra carcere e torture, repressione, rappresaglie, invasioni militari. Non c’è un 18enne in questo campo che non abbia un membro della propria famiglia ucciso, ferito o in prigione. Ci sono ragazzi che non hanno mai visto il padre, perché prigioniero politico o ucciso. In questo contesto nasce la resistenza armata, che in un territorio occupato è riconosciuta da istituzioni internazionali. […] Una costante condizione di violenta repressione determina la resistenza armata. Nell’era in cui in Italia l’ordine dei giornalisti ha adottato la definizione dell’antisemitismo dell’IHRA, non sarà possibile accedere alla verità dei fatti che avvengono da decenni a Jenin e in Palestina. Jenin Jenin, ripetere il nome del campo è un appello a resistere.”

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