Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

Fermiamo la guerra contro l’Iran, immediatamente! – Partito comunista operaio d’Iran (hekmatista)

Pubblichiamo qui di seguito la presa di posizione del Partito comunista operaio (hekmatista) nel momento in cui è partita l’aggressione amerikana-sionista all’Iran. Questa formazione politica deriva dal Partito comunista d’Iran dei primi anni ’80, i cui militanti erano stati attivi, anche combattendo in armi, contro il regime dello Scià e, in seguito, contro la Repubblica islamica.

Benché diversi compagni con i capelli bianchi l’abbiano dimenticato (cosa non riesce a fare l’età…), e i più giovani forse l’ignorino del tutto, il sequestro politico dell’insurrezione del 1979 da parte del Partito della repubblica islamica e delle sue organizzazioni collaterali non fu dovuto solo alla debolezza delle forze rivoluzionarie che si richiamavano al socialismo – una debolezza relativa, dopotutto, se è vero che erano in grado di portare in piazza nella sola Teheran fino a 500.000 persone -; fu dovuto anche, non poco, alla spietata repressione del regime khomeinista, attuata su larga scala.

Limitandoci ai valorosi militanti del Pc d’Iran, negli anni ’80 centinaia di loro furono assassinati e almeno altrettanti arrestate/i, finendo inghiottite/i per sempre nelle carceri del nuovo regime (ce ne sono ancora oggi in carcere), o morendo qualche tempo dopo il loro rilascio a causa delle sostanze velenose loro iniettate in carcere.

Questa spietata repressione del regime islamista contro i comunisti rivoluzionari cominciò subito, all’indomani della vittoriosa insurrezione che sbriciolò il regime di Reza Palhavi con il contributo determinante dei gruppi della sinistra rivoluzionaria, nella primavera del 1979, in Kurdistan, contro i militanti e le militanti del Komala (niente a che vedere con le diverse omonime organizzazione di oggi); passò per un attacco distruttivo su larga scala nel 1981 contro tutte le formazioni della sinistra rivoluzionaria; e successivamente per le esecuzioni di massa dei comunisti avvenute nel luglio 1988.  

Di conseguenza molte/i dei militanti del Pc d’Iran sfuggiti alle retate dovettero abbandonare il paese e vivono oggi in esilio, pur avendo mantenuto legami con l’interno che negli ultimi anni stanno tornando ad infittirsi. La loro condanna dell’aggressione di USA-Israele al popolo dell’Iran è stata, da prima del 28 febbraio, categorica – senza che gli sia possibile dimenticare, ovviamente, la natura di classe dell’attuale regime e la funzione che per mezzo secolo ha svolto, e continua a svolgere, nell’oppressione delle classi lavoratrici dell’Iran (*).

La traduzione e la pubblicazione dei testi di Liberazione comunista (Grecia), del SEP (Partito socialista dei lavoratori della Turchia), del Partido Obrero dell’Argentina e del Partito comunista operaio d’Iran (hekmatista) non comporta la loro piena condivisione da parte della nostra redazione e della TIR – è un contributo alla conoscenza delle posizioni espresse dalle organizzazioni con cui stiamo lavorando da anni per costituire un polo di forze internazionaliste totalmente autonome dai due campi capitalisti-imperialisti a scontro. (Red.)

Questa guerra non è la via per la libertà. È la via per la distruzione. Fermare la guerra, immediatamente!

Come prevedibile, l’attacco militare su larga scala degli eserciti di Israele e Stati Uniti contro il regime islamico iraniano è iniziato oggi, sabato 28 febbraio. Secondo i resoconti pubblicati, la portata di questi attacchi è stata ampia, prendendo di mira tutto, dalla residenza di Khamenei e dal quartier generale degli alti funzionari del regime alle basi militari, missilistiche e nucleari della Repubblica Islamica, nonché parti di luoghi di lavoro e aree residenziali in diverse città iraniane.
Per rappresaglia, la Repubblica Islamica ha lanciato attacchi missilistici a lungo raggio contro obiettivi in Israele, diversi paesi arabi e basi militari statunitensi nella regione.
Questa guerra è iniziata dopo la sospensione dei negoziati e l’annuncio di Trump di essere insoddisfatto per i risultati dei colloqui. I primi resoconti indicano che diversi civili sono stati uccisi negli attacchi, tra cui decine di bambini a Minab. Allo stesso tempo, ci sono
segnalazioni di danni ai centri militari e dell’uccisione di diversi comandanti delle Guardie Rivoluzionarie e dell’esercito criminale del regime, sebbene le dimensioni precise rimangano poco chiare.
Indipendentemente dagli obiettivi dichiarati delle parti coinvolte, questa è una guerra reazionaria e terroristica con un carattere profondamente disumano, e deve essere fermata immediatamente.
La propaganda ufficiale statunitense e israeliana cerca di dipingere questa aggressione come un’azione “umanitaria”. Questa affermazione non è solo vuota, è un cosciente capovolgimento della realtà. Questa guerra non è per la liberazione del popolo iraniano, ma viene condotta nel quadro di potenze reazionarie rivali nella regione e come parte di progetti geopolitici per rimodellare il Medio Oriente in linea con gli obiettivi reazionari dei governi di Israele e Stati Uniti, in contrapposizione con i loro rivali globali. In questo scenario, il popolo iraniano e i popoli della regione non sono il soggetto della liberazione, bensì le prime vittime.

Il campo dei guerrafondai e dei mercanti di distruzione

Accanto alla macchina da guerra dei governi statunitense e israeliano, segmenti dell’opposizione di destra e nazionalista, dai monarchici alle correnti etnico-nazionaliste, si sono uniti alle fila dei sostenitori della guerra. Da Trump e Netanyahu, che presentano sfacciatamente il linguaggio delle minacce e delle bombe come “liberazione del popolo”, a Reza Pahlavi e alle forze monarchiche che cercano la loro ascesa al potere all’ombra dei missili, così come alle correnti etnico-nazionaliste che sperano di assicurarsi la loro parte di futuro in mezzo alla febbre della guerra, tutti hanno una cosa in comune: la completa indifferenza verso la vita reale e le lotte del popolo. Sono tutti contrari al popolo e alla sua libertà ed emancipazione.
Queste forze tentano di confezionare la guerra come un’”opportunità di libertà”, ma la realtà è molto più dura: la libertà non arriva a bordo dei bombardieri. Le storie di Iraq, Afghanistan, Libia e Siria ne sono la prova lampante.

Allo stesso tempo, la Repubblica Islamica stessa è l’altra faccia di questo percorso distruttivo. Questo regime ha ripetutamente e spudoratamente dimostrato di dare priorità alla sopravvivenza del suo potere rispetto alla vita di milioni di persone. La logica criminale e disumana che governa questo sistema è stata chiara fin dall’inizio: “Preservare il regime” viene prima di tutto, anche se la società è sepolta sotto la morte e la distruzione, come si è visto quando ha massacrato i manifestanti durante la rivolta di gennaio. I funzionari della Repubblica Islamica hanno dichiarato apertamente che imporre costi umani catastrofici, persino uccisioni di massa, non indebolirà la loro determinazione a mantenere il potere.
Anche oggi, spingere la società sull’orlo di una guerra totale e devastante non è un errore di calcolo, ma una continuazione consapevole di quella politica criminale di sopravvivenza ad ogni costo. Quindi, da un lato di questa equazione si trova la macchina da guerra delle potenze globali e dei loro alleati regionali. Dall’altro, un regime che non esita ad aumentare le tensioni e a militarizzare l’atmosfera per preservare se stesso. La vittima comune di entrambe le parti è il popolo iraniano.

Il popolo: la principale vittima di questa guerra

Sebbene la Repubblica Islamica subirà ingenti perdite militari e di personale a causa di questa guerra, l’esperienza dimostra che il peso principale di tali guerre ricade sul popolo iraniano, in protesta e stremato. Una società che solo di recente ha dovuto affrontare una sanguinosa repressione durante le proteste di gennaio, si trova ora intrappolata nel fuoco incrociato tra due forze terroristiche e antiumane.
Il proseguimento di questa guerra significherà un aumento delle vittime civili, la distruzione di infrastrutture vitali, la paralisi delle reti elettriche, idriche, sanitarie e di trasporto, e la spinta di milioni di persone alla povertà e allo sfollamento. Ciò a cui stiamo assistendo oggi in termini di vittime umane è, tragicamente, solo il preludio alla catastrofe, come se l’oscuro libro mastro della guerra fosse appena stato aperto, con molte pagine ancora da scrivere.
Oltre ai più ampi attacchi ai centri militari della Repubblica Islamica, ciò che viene sempre più preso di mira è il tessuto stesso della vita sociale. Se non fermato, questo percorso porterà a un ciclo di crescenti distruzioni, instabilità cronica e normalizzazione di morte e insicurezza su larga scala, una realtà che porta già chiaramente i segni dei crimini della guerra.
Per noi, per la classe operaia e per il movimento socialista che si batte per la libertà, la continuazione di questa guerra non porta altro che uccisioni, sfollamenti, devastazione e l’arretramento del movimento di protesta popolare. La guerra militarizza lo spazio politico, interrompe la lotta rivoluzionaria delle masse per il rovesciamento del regime, dà alla Repubblica Islamica maggiore spazio per intensificare la repressione, mette i prigionieri politici in maggiore pericolo e spinge la società verso uno scenario oscuro. Questa guerra non è la strada per la libertà, è il soffocamento della società.

Un appello all’azione

Il Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatista invita tutti gli amanti della libertà e le persone che cercano l’uguaglianza, i partiti e le organizzazioni progressiste e rivoluzionarie, a protestare contro questa guerra reazionaria.

Questa non è la nostra guerra.
Questa non è la guerra della classe operaia.
Questa non è la guerra delle donne, dei giovani e degli oppressi dell’Iran.
Questa non è una guerra per la libertà o per la liberazione dal regime islamico.

Mentre ci opponiamo fermamente alla propaganda sciovinista e guerrafondaia della Repubblica Islamica sotto la bandiera della “difesa della patria”, chiediamo l’immediata cessazione della guerra
e, allo stesso tempo, l’avanzamento della lotta per il rovesciamento rivoluzionario della Repubblica Islamica da parte della classe operaia e delle persone che cercano la libertà.

Nelle attuali condizioni, con l’espansione della guerra e l’intensificarsi delle pressioni economiche e umanitarie, l’organizzazione sociale immediata è vitale. Le persone devono creare reti e comitati di mutuo soccorso nei quartieri, nei luoghi di lavoro e ovunque possibile per assistere le vittime di guerra, soddisfare i bisogni sociali urgenti, preservare la solidarietà sociale e prevenire il collasso della vita sociale.

Il nostro appello alla classe operaia e ai popoli amanti della libertà del mondo è di scendere in campo contro questa guerra reazionaria, da entrambe le parti, in Medio Oriente e contro i suoi artefici, e di formare un fronte unito in difesa della lotta del popolo iraniano per la libertà, l’uguaglianza e il benessere, e contro il militarismo statunitense e israeliano.

No alla guerra reazionaria.
No alla Repubblica Islamica.
Lunga vita alla Repubblica Socialista


Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatista
28 febbraio 2026


articoli correlati

Scopri di più da Il Pungolorosso

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere