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Dossier Iran 3. La voce del Partito comunista operaio hekmatista e del SEP della Turchia (Italiano – English)

Pubblichiamo alcune delle più recenti (l’ultima è di ieri) prese di posizione del Partito comunista operaio d’Iran (hekmatista), a cui aggiungiamo anche un documento del SEP della Turchia. Sono materiali non perfettamente sovrapponibili, ma di sicuro fanno parte di quel circuito internazionalista a costruire il quale stiamo lavorando intensamente, come TIR, da un paio di anni. E che deve, a nostro avviso, rafforzare il confronto al proprio interno e la collaborazione anche operativa. (Red.)

Dichiarazione del Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatista


Condanniamo il massacro organizzato del popolo da parte della Repubblica Islamica

Ciò che il popolo iraniano ha sopportato negli ultimi giorni e notti non è né una “normale repressione” né una reazione momentanea alle proteste. È un massacro consapevole, pianificato e orchestrato dallo Stato. Fuoco diretto con armi militari alla testa e al petto delle persone. Sparatorie dai tetti e da posizioni sicure da parte delle forze di repressione. Colpi deliberati alla testa e al corpo per uccidere, non per disperdere. Impedimento sistematico delle cure mediche ai feriti. Intimidazioni, minacce e arresti del personale medico. Occultamento del numero dei morti. Accumulo di cadaveri negli obitori e in luoghi segreti. Tutto questo costituisce un unico progetto unitario.

Questo progetto è stato portato avanti durante un blackout di internet, attraverso la rottura della connessione della società con il mondo esterno e in un’oscurità deliberata il cui scopo è quello di nascondere la vera portata della catastrofe. Ciò che vediamo oggi, immagini frammentate e testimonianze sparse, rivela solo una frazione del crimine. Le reali dimensioni di questo massacro rimangono sepolte sotto strati di censura, intimidazione e repressione. Ciononostante, le prove disponibili dimostrano che ci troviamo di fronte a uno dei più grandi massacri di Stato di una popolazione in un breve lasso di tempo nel XXI secolo, un crimine che non è un’eccezione, ma la nuda e cruda espressione della natura criminale dello Stato islamico-capitalista.

L’obiettivo della Repubblica Islamica nel compiere questo massacro è chiaro e palese: terrorizzare la società attraverso uccisioni di massa per estinguere il movimento popolare per la caduta del regime. Questo regime si aggrappa ancora alla vana illusione di poter far regredire la società con spargimenti di sangue, sostituire la speranza con la paura e guadagnare tempo. Ma questo calcolo, come tutti i calcoli precedenti di questo sistema, è destinato al fallimento. Le persone scese in piazza hanno già oltrepassato i confini della povertà, dell’umiliazione, della disperazione e della paura. Non saranno rimandate a casa dai proiettili.

Questo massacro non segna la fine delle proteste. Accumula rabbia e accelera la fine del regime. Un governo che deve ogni volta aumentare la portata delle uccisioni per sopravvivere ha, da quel momento in poi, perso la capacità di continuare la propria esistenza. La storia testimonierà che questo crimine, invece di salvare il regime, non farà che predisporne la tomba. Condanniamo la Repubblica Islamica incondizionatamente, senza riserve, senza attenuanti e con tutta la forza. Questo regime ha la responsabilità diretta e consapevole di questo massacro e deve essere spazzato via dalla storia.

Non c’è dubbio che con un’organizzazione consapevole, affidandosi al potere della classe operaia, unendo le proteste e impegnandosi costantemente per forgiare una leadership operaia amante della libertà, egualitaria e socialista per questo movimento, il rapporto di forze cambierà. La nostra politica è quella di costruire un governo fondato sulla libertà, l’uguaglianza e il benessere universale, una Repubblica Socialista fondata sui consigli del popolo.

Il Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatist si schiera, con il cuore pesante e la coscienza umana, al fianco del popolo in lutto. Al fianco delle madri e dei padri che hanno perso i loro figli; al fianco delle famiglie che hanno seppellito i loro cari in silenzio, sotto minacce e umiliazioni; al fianco dei feriti le cui ferite sono ancora aperte e che vivono nel ricordo dei proiettili. Siamo solidali con chi è in lutto. Il vostro dolore è il nostro dolore.

Onoriamo la memoria di coloro che sono stati uccisi in questo massacro con rispetto e con rabbia umana, e promettiamo che queste vite non saranno dimenticate. I loro nomi, le loro vite e i loro sogni incompiuti rimangono vivi e saranno trasformati in una forza per la liberazione umana.

Abbasso la Repubblica Islamica!
Libertà, Uguaglianza, Benessere Universale!
Lunga vita alla Repubblica Socialista!


Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatista
14 gennaio 2026

Attenti a una pericolosa tendenza reazionaria!

Trump e Netanyahu non sono amici del popolo iraniano!

Le dichiarazioni e le politiche di Trump e Netanyahu, insieme con il coro dei sostenitori della guerra, servono solo alla sopravvivenza di Khamenei e della repubblica islamica. Nella situazione attuale nulla è più a vantaggio del regime più dello scoppio della guerra. Non perché possegga la forza di combatterla o goda di un autentico sostegno popolare, ma perché la guerra potrebbe porre fine alle proteste popolari, silenziare le lotte sociali, e spalancare la porta ai più sporchi progetti politici, portati avanti dagli opportunisti e dalle forze di destra che prosperano all’ombra del militarismo.

La preparazione della pubblica opinione per un sedicente “attacco umanitario” e la falsa promessa di “salvare il popolo dal massacro” è una diretta replica dello scenario libico. Questa narrazione fornisce alla repubblica islamica il perfetto pretesto per un generale bagno di sangue, portato avanti nel nome della “difesa del paese dai nemici esterni e dai loro agenti”. In caso di guerra le masse popolari sarebbero allontanate dalla scena politica,; ed i rimanenti sarebbero spinti a legare le loro speranze di “liberazione” al successo militare degli stessi guerrafondai. Un simile corso delle cose scatenerebbe una furiosa risposta reazionaria contro le giuste richieste, aspirazioni e contro la lotta di emancipazione di una massa popolare che si è sollevata per porre fine a condizioni di esistenza intollerabili.

La repubblica islamica può e deve essere rovesciata solo dal potere rivoluzionario della classe lavoratrice e delle masse che amano la libertà. Trump e Netanyahu non sono alleati del popolo dell’Iran. Le loro politiche, siano le sanzioni o la guerra, non indeboliscono l’attuale potere; assicurano la sua sopravvivenza e preparano il terreno alla restaurazione dello status quo. Il loro scopo è quello di appropriarsi delle lotte e dei sacrifici del popolo per piegarle ai propri scopi reazionari.

Stop all’intervento dei fascisti nella politica dell’Iran!

Lunga vita alla Repubblica socialista!

Partito comunista-operaio dell’Iran – hekmatista

13 gennaio

Fermiamo gli assassini! Solidarietà con la rivolta in Iran

Siamo al 16° giorno di rivolta in Iran. Ogni giorno, migliaia di persone si uniscono alle proteste che si sono estese a più di 100 città. Quasi 200 persone sono state uccise e questo numero continua a crescere, poiché i leader islamici hanno ordinato alle forze armate di reprimere violentemente il movimento. I manifestanti vengono arrestati per strada o trascinati fuori dalle loro case, creando paura e caos nel tentativo di mettere a tacere la resistenza.

Il ruolo delle donne in questa rivolta è storico e decisivo. Le donne sono al fianco degli uomini e, nonostante la brutale repressione, donne e giovani continuano a rimanere in piazza. La portata della violenza del regime è insopportabile, eppure la gente ha preso una decisione chiara: non tornerà a casa finché il regime non sarà sconfitto. Lo Stato sta dispiegando tutte le sue forze, soldati dell’esercito e gruppi paramilitari violenti, per attaccare la popolazione. Centinaia di paramilitari sono stati inviati contro i manifestanti, causando centinaia di feriti e morti. Questi gruppi spesso partecipano alle manifestazioni in abiti civili. Prendono deliberatamente di mira le donne umiliandole pubblicamente, e con aggressioni fisiche. In alcuni casi, giovani donne sono state rapite e violentate per diffondere il terrore tra la gente e costringerla ad abbandonare le piazze. Ma al contempo, in molti video si vedono manifestanti, soprattutto giovani, che proteggono attivamente donne e ragazze. Questa autodifesa rivoluzionaria non nasce ora spontaneamente; si è formata in anni di resistenza di piazza contro il regime.

Due giorni fa, il regime ha bloccato internet in tutto il Paese per nascondere i suoi crimini al mondo. Nel frattempo, le forze di destra e le potenze straniere, tra cui Trump e i suoi alleati come Netanyahu, si presentano falsamente come sostenitori delle proteste. Il loro obiettivo non è la libertà del popolo iraniano, ma dirottare la rivolta per i propri interessi politici. Con messaggi ingannevoli, cercano di indirizzare la rivoluzione verso un altro obiettivo, un cambio di regime imposto, tentando questa volta di restaurare la monarchia che il popolo stesso ha rovesciato con sacrificio e lotta.

La realtà nelle strade è completamente diversa dall’agenda delle forze di estrema destra. Migliaia di studenti, medici, infermieri e insegnanti si sono uniti alle manifestazioni, scandendo slogan come “Libertà” e “Tutto il potere al popolo”. Il loro messaggio è chiaro: possiamo conquistare i nostri diritti solo con la lotta nelle strade e sulla base del nostro potere collettivo. Le forze socialiste e di sinistra promuovono questo percorso, mentre i gruppi nazionalisti e monarchici spingono per il ritorno alla dittatura. Il conflitto tra queste due alternative si sta intensificando.

La rivolta in corso è più ampia e più potente delle precedenti, ma è molto forte il pericolo di violenze di massa da parte delle Guardie della Rivoluzione Islamica e dei paramilitari. Altri omicidi, soprattutto di donne e giovani, potrebbero essere usati come pretesto per una repressione senza precedenti. Pertanto, la solidarietà internazionale e l’azione urgente delle organizzazioni per i diritti umani e per i diritti delle donne sono più necessarie che mai. Fermare le uccisioni dei manifestanti deve essere la massima priorità. 

Lavoratori, donne, studenti, pensionati e prigionieri politici, molti dei quali avevano combattuto molto prima di questa rivolta, sono ora uniti in un potente movimento per porre fine al regime.

L’alternativa che dobbiamo difendere è chiara: un futuro basato su libertà, uguaglianza, sicurezza economica e diritti sociali.

Sosteniamo con fermezza questa alternativa: un governo basato sui Consigli. Siamo la voce delle donne e di tutti i manifestanti che lottano per sconfiggere il regime islamico in Iran.

Condanniamo la brutalità del regime iraniano. Basta uccisioni di manifestanti. Basta esecuzioni. Libertà immediata per tutti i prigionieri politici.

Lunga vita al socialismo!

Halaleh Taheri

Del comitato centrale del Partito Comunista dei Lavoratori – Hekmatista

Fondatrice dell’Organizzazione Donne e Società del Medio Oriente – MEWSO

11 gennaio 2026

Stop the Killings: Solidarity with the Uprising in Iran

We are now on day 16 of the uprising in Iran. Every day, thousands of people are joining protests that have spread to more than 100 cities. Nearly 200 people have been killed, and this number continues to rise as the Islamic leadership has ordered armed forces to violently suppress the movement. Protesters are being arrested in the streets and dragged from their homes, creating fear and chaos in an attempt to silence resistance.

The role of women in this uprising is historic and decisive. Women are standing side by side with men, and despite brutal repression, women and young people continue to remain in the streets. The scale of the regime’s violence is unbearable, yet people have made a clear decision: they will not return home until the regime is defeated. The state is deploying all its forces, national troops and violent paramilitary groups, to attack the population. Hundreds of lumpen paramilitary elements have been sent to confront protesters directly, leading to hundreds of injuries and deaths.

These groups often attend demonstrations disguised as civilians. They deliberately target women through public humiliation, naming and shaming, and physical attacks. In some cases, young women have been kidnapped and raped to terrorise society and force people off the streets. At the same time, many videos show protesters, especially from the younger generation, actively protecting women and girls. This revolutionary self-defence is not spontaneous; it has developed through years of street resistance against the regime.

Two days ago, the regime shut down the internet across the entire country to hide its crimes from the world. Meanwhile, right-wing forces and foreign powers, including Trump and his allies such as Netanyahu, falsely present themselves as supporters of the protests. Their aim is not freedom for the people of Iran, but to hijack the uprising for their own political interests. Through deceptive messages, they seek to redirect the revolution toward another imposed regime-change project, this time attempting to restore the monarchy that the people themselves overthrew through sacrifice and struggle.

The reality in the streets is fundamentally different from the agenda of far-right forces. Thousands of students, doctors, nurses, and teachers have joined the demonstrations, chanting “Freedom” and “All power to the people.” Their message is clear: only through struggle in the streets and reliance on our own collective power can we win our rights. Socialist and left-wing forces promote this path, while nationalist and monarchist groups push for a return to dictatorship. The conflict between these two alternatives is intensifying.

This uprising is broader and more powerful than previous ones, but the danger of mass violence by the Islamic Revolutionary Guards and paramilitary forces is extremely high. Further killings, especially of women and young people, could be used as a pretext for unprecedented repression. Therefore, international solidarity and urgent action by human rights and women’s rights organisations are more necessary than ever. Stopping the killing of protesters must be the highest priority.

Workers, women, students, pensioners, and political prisoners, many of whom resisted long before this uprising, are now united in a powerful movement to end the regime. The alternative we must defend is clear: a future based on freedom, equality, economic security, and social rights.

Let us stand firmly for this alternative: a Council-Based Government. Let us be the voice of women and all protesters in the struggle to defeat the Islamic regime in Iran.

Condemn the brutality of the Iranian regime. Stop killing protesters. Stop executions. Free all political prisoners now.

Long Life Socialism!

Halaleh Taheri

Member of central committee of Worker Communist Party-Hekmatist

Founder of Middle Eastern Women and Society Organisation-MEWSO

January, 11

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Proteste e scioperi contro la povertà e i prezzi elevati in Iran!

Masse in piazza contro l’inflazione, la povertà, la corruzione e l’oppressione!

Ancora una volta, la società iraniana ha dato il via ad una nuova ondata di proteste e scioperi. Forse per coincidenza, queste proteste sono iniziate sabato 27 dicembre, anniversario delle proteste di massa del dicembre 2017-gennaio 2018. Questa volta la scintilla è stata accesa dallo sciopero e dalla protesta di alcuni commercianti dei bazar di Teheran, e si è poi rapidamente estesa ad altre città, tra cui Karaj, Malard, Shiraz, Nourabad, Qeshm, Isfahan, Ahvaz, Hamedan, Zanjan e Kermanshah. La nuova ondata di proteste non è limitata al bazar e ai suoi commercianti; è una protesta contro le disastrose condizioni economiche e l’enorme inflazione, l’aumento del tasso di cambio del dollaro – in altre parole, la continua svalutazione del rial. Questo significa un peggioramento della situazione economica della classe operaia, con la diminuzione del potere d’acquisto dei salari e una maggiore difficoltà di assicurarsi anche i beni essenziali minimi.

La società iraniana, a causa della pesante situazione economica con una miseria diffusa, è oltre ogni capacità di sopportazione, sfrutta ogni occasione come opportunità per esprimere la propria protesta con azioni rivoluzionarie. Abbiamo in più occasioni ribadito e sostenuto con chiarezza che si stanno preparando proteste di massa e dei lavoratori molto più ampie e diffuse, e che queste proteste sono l’unico modo per rispondere alla crisi politica ed economica in corso. In occasione dello sciopero di una parte dei commercianti dei bazar – che perseguono i propri interessi – i lavoratori e gli oppressi a Teheran e in varie città sono scesi in piazza contro il governo islamico. Domenica, in diversi quartieri di Teheran si sono verificati scontri con le forze della repressione e si sono udite parole d’ordine rivoluzionarie per abbattere il regime. Le università e gli studenti rivoluzionari hanno rapidamente ampliato le proteste. Finora, hanno organizzato raduni e manifestazioni nelle seguenti università: Beheshti, Università di Teheran, Allameh Tabataba’i, Yazd, Università Iraniana di Scienza e Tecnologia, Università di Scienza e Cultura, Università Tecnologica Sharif, Politecnico, Università di Isfahan e Khajeh Nasir.

Nella società polarizzata dell’Iran, le parole d’ordine riflettono i diversi orientamenti sociali presenti nel movimento che vuole rovesciare il regime. Nelle proteste di massa scendono in campo contemporaneamente diversi movimenti sociali e di classe, tra loro opposti, motivo per cui la lotta per la direzione e l’orientamento delle proteste è vitale e decisiva. Agenti dell’intelligence e della sicurezza cercano, con parole d’ordine reazionarie e fasciste, di indebolire la protesta e facilitarne la repressione. Per questo, con parole d’ordine come: “Né velo né manganello: libertà e uguaglianza”, “Né monarchia né Guida Suprema: libertà e uguaglianza”, “Né caserma né impresa: omaggio all’università”, “Povertà, corruzione e oppressione: morte alla tirannia”, “Morte alla Repubblica Islamica”, “Morte al dittatore”, “Morte all’oppressore, che sia Scià o Guida Suprema”, e così via, studenti, campo rivoluzionario e socialista, sottolineano due cose.

In primo luogo, questo è un movimento contro il potere costituito.

In secondo luogo, questo movimento è la continuazione dell’ondata rivoluzionaria del 2022, il cui pilastro fondamentale è l’opposizione alla povertà, alla corruzione e alla misoginia dell’ordine capitalista islamico. Con queste parole d’ordine si afferma che l’ondata rivoluzionaria non ha nulla a che fare con le illusioni sulla restaurazione della monarchia; non è un movimento riformista, e non è ispirato dalla riconfezionata corrente riformista dei sostenitori di ieri e di oggi della “lotta civile e non violenta”. Si tratta di un movimento di sinistra e per la giustizia, che si pone l’obiettivo di rovesciare il regime.

In questa fase della rivolta rivoluzionaria iraniana la condizione per la vittoria è la più ampia espansione di massa delle proteste e degli scioperi dei lavoratori. La forza trainante della rivoluzione sono i lavoratori di vari settori produttivi e dei servizi, le donne che si ribellano, la nuova generazione, i lavoratori dei centri medici, della sanità e dell’educazione e i lavoratori dei trasporti, che possono rapidamente paralizzare Teheran e le principali città del paese.

Il Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatista fa appello al campo della libertà e dell’uguaglianza, a tutti i lavoratori e le lavoratrici, alle donne rivoluzionarie, ai giovani sensibili, in particolare ai leader rivoluzionari e socialisti e agli attivisti dei movimenti sociali in tutto il paese, affinché aderiscano alle proteste, innalzando la bandiera della rivoluzione contro il governo e il sistema responsabili della povertà, dei prezzi elevati, della corruzione e della tirannia, e prendano nelle proprie mani l’iniziativa politica. Un futuro libero e felice, una società libera, equa e prospera, dipende dal rovesciamento integrale della Repubblica Islamica e del sistema capitalista corrotto e sfruttatore.

Morte alla Repubblica Islamica!

Libertà, Uguaglianza, Stato dei Lavoratori!

Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatist

31 dicembre 2025

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Dichiarazione del Partito socialista dei lavoratori della Turchia (SEP)


L’UNICA SOLUZIONE IN IRAN E IN MEDIO ORIENTE È COSTRUIRE UN’AVANGUARDIA SOCIALISTA!


L’embargo imposto all’economia iraniana per decenni, il marcio capitalismo dei mullah e le ingenti spese militari del regime volte a sostenere la sua capacità di dichiarare guerra agli Stati Uniti e a Israele hanno reso la vita insopportabile ai lavoratori iraniani. Lavoratori, donne e giovani iraniani, che si sono ribellati ripetutamente nel corso degli anni, sono nuovamente scesi in piazza in tutto il Paese, gridando “Abbasso Khamenei”. Mentre il regime diventa sempre più brutale, notizie sempre più orribili giungono dalle strade di ora in ora, e il popolo iraniano è privato persino dei mezzi di comunicazione di base a causa del blocco di Internet.

Mentre l’imperialismo statunitense sotto Trump varca nuove soglie di gangsterismo, è risaputo che, dopo il Venezuela, l’Iran sarà il prossimo in lista nel 2026. Lo scorso giugno, la criminalità statunitense e israeliana ha cercato di rovesciare il regime sfruttando la legittima lotta del popolo iraniano contro il marcio apparato repressivo capitalista dei mullah. Oggi, sono stati nuovamente attivati ​​con lo stesso obiettivo. Trump continua a fare vuoti sermoni sulla democrazia, come se non avesse, solo la scorsa settimana, violato la sovranità di un Paese sequestrando un capo di Stato e lanciando minacce contro Cuba, Colombia, Messico e Groenlandia. Trump intona la musica, e i suoi partner imperialisti dell’UE cantano con lui.

È un dato di fatto che l’imperialismo statunitense-NATO, che, dalla guerra in Iraq, ha messo in atto ogni scenario sanguinoso immaginabile per imporre cambi di regime nella regione e ha condotto guerre per procura, ha puntato l’Iran dopo la Siria. Per anni, sia il regime dei mullah che l’imperialismo hanno sfruttato questa realtà per soffocare ogni richiesta di diritti e libertà, trasformando la regione in un inferno vivente, in quanto nemici comuni del popolo iraniano. Incitando ogni forma di divisione etnica e settaria, reprimono costantemente l’elevato potenziale di radicalismo della classe lavoratrice in tutta la regione.

A differenza dei precedenti movimenti di protesta, il regime iraniano si trova ora di fronte a un risveglio tra gli strati più poveri della società e persino tra la sua stessa base sociale. Il popolo iraniano, nel frattempo, è intrappolato tra le esecuzioni di strada da parte del regime, la debolezza organizzativa e la manipolazione e la presenza imperialista sul territorio. La predominanza di slogan a sostegno di Pahlavi, un lacchè statunitense e israeliano privo di qualsiasi presenza organizzata in Iran, deriva dalla grave mancanza di alternative che il popolo si trova ad affrontare. Questa tendenza è evidente tra i giovani schiacciati dalla repressione, dalla disoccupazione e dalla mancanza di futuro.

Mentre i rivoluzionari e le forze di sinistra con profonde radici storiche e una tradizione anticapitalista e antimperialista non riescono nemmeno a respirare sotto il regime dei mullah, gli imperialisti sfruttano questo vuoto. Attraverso questo meccanismo, il regime rende il Paese vulnerabile all’aggressione e alla manipolazione imperialista. Il ritorno dello Scià nazionalista persiano alimenta le reazioni tra diversi gruppi etnici, in particolare i popoli azero e curdo, storicamente oppressi dal nazionalismo persiano, e la prospettiva che l’Iran venga trascinato in un’instabilità a lungo termine non è affatto inverosimile.

La rivolta del popolo iraniano contro il regime dei mullah è, ovviamente, legittima. Tuttavia, come la storia ha ripetutamente dimostrato, qualsiasi rivolta di piazza spontanea priva di una leadership e di un programma è anch’essa esposta alla manipolazione imperialista. Purtroppo, nonostante gli immensi sacrifici compiuti dal 1979, la lotta contro il regime dei mullah non ha prodotto un’avanguardia di lavoratori e oppressi adeguatamente attrezzata. Oggi, l’erede dello Scià, rovesciato dalle masse nel 1979, viene promosso come alternativa al regime dei mullah, e purtroppo è emerso nell’attuale ondata di proteste più che nelle precedenti.

Il regime dello Scià e la dinastia Pahlavi sono sempre stati al servizio dell’imperialismo in Iran, opprimendo giovani, donne e lavoratori e consegnando le risorse dell’Iran alle potenze imperialiste. Dopo il 1979, l’apparato repressivo del regime dei mullah, le milizie Basij, hanno inflitto immense sofferenze al popolo e generato un profondo odio. Ma non bisogna dimenticare che durante il governo dello Scià, decine di esecuzioni e massacri furono perpetrati dal servizio di intelligence SAVAK. Questo è lo Scià che ora viene trasmesso dai centri imperialisti e applaudito dagli sciocchi progressisti. Oggi, Reza Pahlavi, erede dell’ultimo Scià che vive negli Stati Uniti da anni, fungerà da burattino della barbarie USA-Israele che, negli ultimi due anni, ha prodotto continui massacri ridisegnando il Medio Oriente. I popoli oppressi e sfruttati del Medio Oriente non possono nutrire alcuna aspettativa da queste forze reazionarie.

La rivolta delle donne, dei lavoratori e dei popoli oppressi iraniani non può essere certo etichettata come collaborazionista. Eppure è chiaro che l’imperialismo, insieme alle sue attività di agente all’interno del paese, sfrutta la disperazione creata dal desiderio di cambiamento delle masse, che non trova una risposta chiara, e spinge lo Scià in prima linea.

Il popolo iraniano può assumere un ruolo decisivo nel plasmare il futuro dell’Iran solo attraverso la lotta disciplinata dei comitati organizzati dei lavoratori e attraverso gli scioperi operai, soprattutto nei settori petrolifero e minerario, che guidano le masse nelle strade dichiarando uno sciopero generale. Non c’è altra opzione progressista per l’Iran se non quella di far sì che i lavoratori diventino un nuovo potere costituente espropriando tutta la ricchezza del paese, soprattutto il petrolio, dai mullah e dai capitalisti. L’unica via verso la libertà e la giustizia in Iran è l’emergere di un programma rivoluzionario socialista.

A questo punto, la posizione dei socialisti deve essere chiara:

Nessun popolo ha mai ottenuto la liberazione attraverso il cambiamento portato dagli interventi imperialisti di Stati Uniti e UE. Al contrario, distruzione, massacri e barbarie sono apparsi ripetutamente in Afghanistan, Iraq e Siria. No all’intervento imperialista!
La corrente reazionaria filo-Scià, ben nota ai rivoluzionari iraniani, non può essere un’alternativa al regime dei mullah.
L’unica vera alternativa e soluzione al regime dei mullah risiede nella costruzione di un’avanguardia rivoluzionaria.
Non c’è altra alternativa alla promozione della prospettiva di un Medio Oriente socialista contro la barbarie e le dittature imperialiste.

12 gennaio

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