Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

Giù le mani dall’Iran, gangster di Washington e Tel Aviv! – TIR (Italiano – English)

Nel giorno in cui l’imperialismo statunitense e lo stato sionista – rompendo una falsa trattativa – lanciano proditoriamente un nuovo attacco all’Iran, ribadiamo quanto detto più volte: gangster di Washington e di Tel Aviv, giù le mani dall’Iran, dal popolo, dai popoli dell’Iran!

Lo dicemmo nella Conferenza internazionalista di Napoli il giugno scorso in occasione dell’ultima salva di bombardamenti amerikani sull’Iran, lo ripetiamo ora.

Mezzo secolo fa una formidabile insurrezione popolare e proletaria buttò giù il regime dello Scià, incardinato nel campo occidentale. Una importante componente politica di quella insurrezione fu la denuncia dell’imperialismo occidentale ritenuto giustamente il grande protettore della dinastia Palhavi.

Il Partito della repubblica islamica riuscì, purtroppo, a confiscare e domare quella insurrezione con la sua abile demagogia sui mostazafin (gli oppressi) da “proteggere”, e soprattutto con la sanguinaria decapitazione delle forze rivoluzionarie anti-capitaliste, che privò il proletariato e le masse sfruttate e oppresse dell’Iran, incluse le minoranze nazionali e religiose, della sua avanguardia.

Da allora, sotto il mantello nero degli ayatollah, è cresciuto in Iran un apparato capitalista di rilievo (tra i primi venti del mondo) che ha più volte cercato, e per certi periodi trovato, un appeasement con gli imperialismi occidentali. Ma non ha mai potuto rinunciare a porsi formalmente in continuità con lo spirito anti-imperialista della grande insurrezione del 1979, perché questa è una sua importante fonte di legittimazione e di intervento nella regione – nella quale anche l’Iran “islamista”, come l’Iran dello scià, persegue una politica di potenza coerente con la sua notevole popolazione e le sue altrettanto notevoli risorse naturali e tecnologiche.

Gli Stati Uniti, lo stato sionista (molto legato al regime dei Palhavi) e l’Unione europea – in prima fila l’Italia – non hanno mai accettato la bruciante sconfitta patita nel 1979. E per questo hanno messo nel loro mirino l’Iran, il popolo, i popoli dell’Iran, colpendoli con ogni mezzo a loro disposizione: prima gli hanno scagliato contro l’Iraq di Saddam Hussein nella guerra fratricida 1980-1988, poi gli hanno imposto sanzioni economiche e, ripetutamente, con attacchi militari mirati.

Il loro bersaglio dichiarato è il regime dei mullah capitalisti, con il quale, peraltro, tutti gli stati occidentali hanno per decenni anche fatto buoni affari. Oggi il loro obiettivo dichiarato è un cambio di regime, nel tentativo di favorire l’ala più filo-occidentale della cupola islamica o addirittura il ritorno dei Palhavi.

Ma il loro bersaglio grosso, il loro bersaglio fondamentale, sono le classi lavoratrici dell’Iran, che con la loro insurrezione del ’79 e le loro ritornanti ribellioni di questi ultimi vent’anni hanno costituito e costituiscono una pericolosa spina nel fianco per la dittatura dell’imperialismo a stelle e strisce sull’intero Medio Oriente.

Il genocidio dei palestinesi a Gaza è stato soltanto il prologo terroristico di questa disperata riscossa che l’imperialismo occidentale a guida statunitense, in declino irreversibile, sogna di poter realizzare in America Latina, in Medio Oriente, nel mondo intero. Questa riscossa può realizzarsi solo con l’imposizione del tallone di ferro imperialista sulle classi lavoratrici dell’America Latina, del Medio Oriente e del mondo intero.

Noi, qui, nel ventre della bestia imperialista, siamo chiamati all’opposizione di classe intransigente contro questa nuova aggressione all’Iran, ma non per questo possiamo fare nostra la difesa di un regime – come quello degli ayatollah – che ha martirizzato l’avanguardia rivoluzionaria degli sfruttati e protegge in modo spietato gli interesse del capitale nazionale, di cui è parte integrante con le sue fondazioni miliardarie e la sua colossale cleptocrazia, costruita sull’uso antipopolare delle sanzioni.

Farlo sarebbe tradire i nostri fratelli e le nostre sorelle di classe iraniani, che oggi – in grandissima maggioranza – sono contro i gangster che stanno bombardando il loro paese, sono contro la pretesta yankee-sionista di dettare legge nel loro paese, ma nello stesso tempo sono contro un regime reazionario che li opprime dai luoghi di lavoro fino alla vita privata, un regime la cui vera guida suprema è quella del capitale globale e nazionale.

Come ha detto in maniera cristallina il Partito comunista operaio dell’Iran (hekmatista) davanti alla incipiente aggressione statunitense-sionista: “Non in nostro nome! Mai! La guerra serve solo alla sopravvivenza del regime e alla distruzione della società! (…) La nostra liberazione passa attraverso l’organizzazione sociale, la solidarietà di classe e l’espansione della lotta dal basso; non passa attraverso il cielo, i bombardamenti o i think tank delle potenze militari e criminali.

Come queste/i compagne/i, anche noi vediamo la complicazione ulteriore che l’attacco di questa mattina crea per la loro lotta su due fronti. Ma questo è : giù le mani dall’Iran, imperialisti gangster di Washington, Tel Aviv e soci! Giù le mani dalle masse lavoratrici e popolari dell’Iran, capitalisti con il mantello “islamico”!

On the day when US imperialism and the Zionist state—breaking a sham negotiation—treacherously launch a new attack on Iran, we reiterate what we have said many times: gangsters of Washington and Tel Aviv, hands off Iran, the people, the peoples of Iran!

We said it at the Internationalist Conference in Naples last June, during the latest salvo of bombings; we repeat it now.

Half a century ago, a formidable popular and proletarian uprising overthrew the Shah’s regime, which was rooted in the Western camp. An important political component of that uprising was the denunciation of Western imperialism, rightly considered the great protector of the Pahlavi dynasty.

The Islamic Republic Party succeeded, unfortunately, in seizing and quelling that insurrection with its demagogy about “protecting” the mostazafin (the oppressed), and above all with a bloody repression of the anti-capitalist revolutionary forces, which deprived the proletariat and the exploited and oppressed masses of Iran, including national and religious minorities, of their vanguard.

Since then, under the black cloak of the ayatollahs, a significant capitalist apparatus has grown in Iran (among the top twenty in the world), which has repeatedly sought, and for certain periods achieved, appeasement with Western imperialism. But it has never been able to renounce formally positioning itself in continuity with the anti-imperialist spirit of the great 1979 uprising, because this is an important source of legitimacy and intervention in the region — where “Islamist” Iran, like the Shah’s Iran, also pursues a power policy consistent with its wide population and great natural and technological resources.

The United States, the Zionist state (closely tied to the Pahlavi regime), and the European Union—Italy foremost among them—have never accepted the crushing defeat they suffered in 1979. And for this reason, they have targeted Iran, the people, and the peoples of Iran, striking them with every means: first, they pitted Saddam Hussein’s Iraq against them in the fratricidal war of 1980-1988, then they imposed economic sanctions and repeatedly struck them with targeted military strikes.

Their declared target is the regime of the capitalist mullahs, with whom, moreover, all Western states have also done good business for decades. Today, their declared objective is regime change, in an attempt to favor the most pro-Western wing of the Islamic order or even the return of the Pahlavis.

But their main target, their fundamental target, is the working classes of Iran, who, with their 1979 uprising and their recurring rebellions over the past twenty years, have constituted and continue to constitute a thorn in the side of the dictatorship of US imperialism throughout the Middle East.

The genocide of the Palestinians in Gaza was merely the terrorist prologue to this desperate resurgence that US-led Western imperialism, in irreversible decline, dreams of achieving in Latin America, the Middle East, and the entire world. This resurgence can only be achieved by imposing the imperialist iron heel on the working classes of Latin America, the Middle East, and the entire world.

We, here in the belly of the imperialist beast, are called to uncompromising class opposition against this new aggression against Iran, but this does not mean we can champion the defense of a regime—like that of the ayatollahs—that has literally martyred the revolutionary vanguard and ruthlessly protects the interests of national capital, of which it is an integral part with its billion-dollar foundations and its colossal kleptocracy, which has grown enormously wealthy precisely through the anti-grassroots management of Western sanctions.

To do so would be to betray our Iranian class brothers and sisters, who today—the vast majority—are against the gangsters bombing their country, are against the Yankee-Zionist pretext of dictating the law in their country, but at the same time are against a reactionary regime that oppresses them from their workplaces to their private lives, a regime whose true supreme guide is that of global and national capital.

As the Communist Workers’ Party of Iran (Hekmatist) clearly stated in the face of the rumored US-Zionist aggression: “Not in our name! Never! War only serves the survival of the regime and the destruction of society! (…) Our liberation comes through social organization, class solidarity, and the expansion of the struggle from below; it does not come through the sky, bombings, or the think tanks of military and criminal powers.

Like these comrades, we too see the further complication this morning’s attack creates for their two-front struggle. But this is it:

Hands off Iran, imperialist gangsters from Washington, Tel Aviv, and Co.!

Hands off the working and popular masses of Iran, capitalists in “Islamic” guise!

,

articoli correlati

Scopri di più da Il Pungolorosso

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere