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Il decreto “sicurezza sul lavoro” del governo Meloni: strumentale e inutile, eppure…

Riceviamo da Peppe D’Alesio, coordinatore provinciale del SI Cobas di Napoli, e volentieri pubblichiamo, questa nota di commento al cosiddetto “decreto sicurezza sul lavoro” appena approvato dal governo Meloni.

In vista del dello sciopero generale del 28 novembre indetto dal sindacalismo di base, per favorire – per quanto ci è possibile – la massima partecipazione di lavoratori e lavoratrici molto al di là dei confini del sindacalismo di base, passeremo a pelo e contropelo la politica “sociale” anti-proletaria del governo, a cominciare dalla finanziaria. (Red.)

Al netto della strumentalità e al tempo stesso dell’inutilità di questo decreto per prevenire le morti sul lavoro, è un dato di fatto che l’estrema destra di governo si è fatta un bello spot elettorale su un tema tanto centrale quanto completamente ignorato sia dai media sia dalla stessa “sinistra” borghese. È noto come i fascisti da sempre cercano di camuffarsi da “destra sociale”, promettendo (e quando sono al governo anche elargendo) ai lavoratori qualche briciola in cambio del caviale, e soprattutto della garanzia della pace sociale, per i padroni.

Si tratta di un’operazione la cui riuscita in termini di consensi è direttamente proporzionale alla debolezza della sinistra di classe e/o dell’intensità degli attacchi antiproletari portati avanti dal centrosinistra liberale, il quale non potrà mai permettersi di criticare questo decreto senza essere ridicolizzato agli occhi dei lavoratori dalla destra, la quale avrà gioco facile a rinfacciargli che il PD è il partito del Jobs Act e dell’alternanza scuola-lavoro senza limiti…

Se è vero che la maggioranza dei lavoratori (e soprattutto degli operai) non va più a votare, è altrettanto vero che questo governo, attraverso una sapiente politica del bastone e della carota, sta puntando a cementare un patto neocorporativo tra i padroni e un pezzo (minoritario ma residuale) della classe lavoratrice. La riprova di ciò è data dalla crescita in molti posti di lavoro di sindacati filogovernativi come la CISL e soprattutto l’Ugl (quest’ ultima specie in categorie come il Multiservizi che hanno salari da fame…).Per uscire da questo tritacarne servirebbe (magari già in vista del prossimo sciopero generale del 28) una vera campagna per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per potenziare i controlli prima e non dopo che ci scappa il morto, e un piano di molte migliaia di assunzioni negli ispettorati (*): altro che i 300 del governo!, che a parte lo stillicidio di “cure dimagranti” prodotto negli ultimi anni, non servono neanche a sostituire quelli che a breve andranno in pensione!

(*) O decine di migliaia? Da ricordare che in Italia ci sono oltre 5.1 milioni di imprese… (Red.)

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