A conferma di quanto abbiamo scritto ieri sera, ora (ore 11.30 di domenica 19 ottobre) l’esercito sionista sta bombardando Rafah, dove peraltro il governo sterminista ha deciso di chiudere il valico agli aiuti alimentari. (Red.)
A Gaza è in atto una vera tregua, com’era previsto nel “piano Trump”?
Noi ci permettiamo qui di mettere in fila, l’uno dopo l’altro, alcuni fatti che non lasciano dubbi in proposito.
15 ottobre: Nonostante l’accordo annunciato su Gaza, Israele continua a limitare gli aiuti a circa 150 camion delle Nazioni Unite al giorno — bloccando le consegne di beneficenza privata e mantenendo chiuso il valico di Rafah.
Nonostante il cessate il fuoco, le forze israeliane continuano a bombardare e bruciare le case nel nord di Gaza. Nello stesso giorno vengono uccisi in un attacco aereo contro il quartiere Shujaiyya nella parte orientale di Gaza City due palestinesi, e viene presa di mira la zona dell’impianto di desalinizzazione a est di Khan Younis, nella zona meridionale della Striscia.
Intanto il ministro israeliano degli affari militari Israel Katz dichiara che l’esercito di occupazione riprenderà la sua offensiva militare sulla Striscia di Gaza una volta che i prigionieri rimanenti saranno restituiti.
16 ottobre : Attacco violento dell’esercito israeliano al villaggio di Tuwani, in Masafer Yatta. Sequestrate 5 persone tra cui una donna incinta e lo storico leader della resistenza nonviolenta Hafez Huraini. L’esercito ha anche invaso la Guest House del villaggio, sfondando la porta. All’interno si trovavano 4 attivisti di Mediterranea e Operazione Colomba.
17 ottobre: decine e decine di attacchi israeliani nel Sud del Libano: “Il cielo sopra il Sud del Libano si illumina come se fosse sorto il sole, eppure sono le 21:30. Israele sionista sta testando una nuova bomba sui civili. Le esplosioni sono enormi, accecanti e incessanti, terrorizzando persone innocenti nelle loro case. Quello che sta accadendo stanotte va oltre ogni immaginazione”, scrive un’abitante della zona bombardata.
In Cisgiordania, specie ad Hebron, nel centro della città, le pattuglie dei soldati dell’IDF costringono alla chiusura, del tutto arbitraria, i negozi.
Nello stesso giorno Kirk Prichard, vicepresidente dei Programmi di Concern Worldwide US, discutendo sugli effetti a lungo termine della grave malnutrizione sui bambini di Gaza e sulle loro madri dichiara: “La malnutrizione è una delle cose peggiori che possano capitare a un bambino, senza mezzi termini,”. Finisse oggi la guerra, per assurdo, il genocidio continuerà comunque, a velocità rallentata, soprattutto sotto forma di infanticidio. Non dimenticate mai che questa è “la sola democrazia del Medio Oriente”, se volete avere un’idea più realistica di cos’è realmente la democrazia quando è messa in discussione.
Sul sabotaggio sistematico dell’accordo da parte di Israele, questa la dichiarazione di Hamas:
“Le dichiarazioni e le minacce di Netanyahu di ritardare l’apertura del valico di Rafah e di ridurre l’ingresso degli aiuti umanitari riflettono l’approccio del suo governo fascista nel punire la nostra popolazione a Gaza e manipolare la situazione umanitaria per ottenere vantaggi politici.
– La restituzione dei corpi dei prigionieri israeliani potrebbe richiedere del tempo, poiché alcuni di questi corpi sono stati sepolti in tunnel distrutti dall’occupazione, mentre altri rimangono sotto le macerie di edifici bombardati e demoliti.
– L’esercito di occupazione nazista che ha ucciso questi prigionieri è lo stesso che li ha sepolti sotto le macerie.
– I corpi dei prigionieri israeliani a cui la resistenza ha potuto accedere sono stati consegnati immediatamente, mentre l’estrazione dei corpi rimanenti richiede attrezzature e dispositivi per la rimozione delle macerie, attualmente non disponibili a causa del divieto di ingresso imposto dall’occupazione. Pertanto, qualsiasi ritardo nella restituzione dei corpi ricade interamente sul governo Netanyahu, che ostacola e impedisce la fornitura delle risorse necessarie.
Hamas conferma il suo impegno nei confronti dell’accordo, la sua determinazione a implementarlo e la sua impazienza di consegnare tutti i corpi rimanenti. Nel frattempo, Netanyahu continua a tergiversare e a rifiutarsi di onorare i suoi impegni, ostacolando gli sforzi della resistenza e gli sforzi umanitari per recuperare i corpi rimanenti.”
Da tenere a mente: i 28 corpi di israeliani morti sono sepolti sotto le macerie dei bombardamenti sionisti, in gran parte è stato Israele ad ucciderli, e ora pretende di riaverli subito benché sia chiaro che è difficilissimo recuperarli. In un commento tagliente leggiamo: “tutto il mondo ricerca i corpi di 18 ostaggi israeliani, ma nessuno ricorda che sotto le macerie ci sono almeno 10.000 corpi di palestinesi”.
Il pretesto della non ultimata consegna dei corpi di prigionieri israeliani morti (per mano israeliana) serve a gruppi di sionisti organizzati, con la complicità dell’esercito, a bloccare i camion di aiuti alimentari al valico Kerem Abu Salem.
17 ottobre: un’intera famiglia palestinese di 11 persone (7 bambini e 3 donne) viene assassinata a Gaza ad Al-Zaytoun. Questo il comunicato delle forze della resistenza palestinese:
“Una nuova strage è stata commessa dall’esercito di occupazione sionista questa sera contro la famiglia Abu Shaaban, quando un proiettile di carro armato è stato sparato direttamente sul loro veicolo mentre cercavano di controllare la loro casa nel quartiere di Al-Zaytoun a Gaza, causando la morte di 11 martiri della famiglia, tra cui 7 bambini e 3 donne, in un crimine completo che rivela l’intenzione premeditata dell’occupazione di colpire civili disarmati senza alcuna giustificazione.
Questa strage si inserisce nel contesto delle continue violazioni da parte dell’occupazione dell’accordo di cessate il fuoco recentemente raggiunto, poiché il nemico sionista continua a compiere attacchi e crimini contro il nostro popolo, in una flagrante violazione di tutti gli impegni previsti dall’accordo, confermando così le sue intenzioni aggressive.
Questo orribile crimine si aggiunge al registro dell’occupazione pieno di massacri e violazioni, e conferma che il sangue dei bambini e delle donne del nostro popolo rimane un obiettivo diretto della macchina di morte sionista che colpisce con brutalità i valori umani e le leggi internazionali.
Invitiamo il presidente Trump e i fratelli mediatori a monitorare le trasgressioni dell’occupazione criminale e a svolgere il loro ruolo nel costringerla a rispettare l’accordo di cessate il fuoco, fermando il targeting del nostro popolo e mettendo in pericolo le loro vite.
Invitiamo inoltre la comunità internazionale e le sue organizzazioni per i diritti umani e umanitarie a prendersi le proprie responsabilità, a fare pressione per fermare i crimini di guerra e il genocidio contro il nostro popolo, e a perseguire i leader criminali dell’occupazione per i loro crimini contro l’umanità.”
Comprendiamo le ragioni dell’appello, ma nello stesso giorno la risposta di Trump è stata minacciare di nuovo l’inferno se Hamas non disarmerà. Quanto ai “fratelli mediatori”, a noi non risulta un solo passo pubblico di costoro per denunciare la continuazione di efferati crimini come questo, e – meno ancora – un’iniziativa decisa per mettere in difficoltà lo stato sionista e il governo Netanyahu per le loro sistematiche violazioni della tregua, in Palestina e in Libano. Fratelli??
Non ci rimane, a questo punto, che riassumere
I CRIMINI CHE RIMARRANNO INCISI NELLA STORIA
*Numero di martiri e feriti
• 67.173 martiri
• 169.780 feriti
• 20.179 bambini martiri
• 10.427 donne martiri
• 4.813 anziani martiri
• 56.600 bambini orfani
*Crimini contro l’istruzione
• 668 scuole attaccate
• 13.500 studenti martiri
• 785.000 persone private dell’istruzione
*Crimini contro le abitazioni
• 268.000 abitazioni distrutte
*Crimini contro l’alimentazione e la farmaceutica
• 220 giorni di blocco alimentare e farmaceutico
• 128 attacchi a convogli di aiuti
• 40.000 bambini a rischio di morte per fame
*Crimini contro la sanità e le cure mediche
• 1.701 membri del personale sanitario martiri
• 25 dei 38 ospedali di Gaza fuori servizio
Questo ad oggi, 18 ottobre 2025. Ma il genocidio non è affatto finito. Grandi lotte in tutto il mondo ci aspettano per mettere fine a questa infamia, e alla macchina di distruzione e di morte che l’ha compiuta.

