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Con la resistenza palestinese o contro la resistenza palestinese?

La sessione dell’ONU sulla Palestina, oltre all’oscena esibizione di Netanyahu a lode e rivendicazione del genocidio di palestinesi fin qui compiuto e della sua prosecuzione, ha visto un intervento da remoto non meno osceno di Abu Mazen. Costui è intervenuto per garantire ad Israele, agli Stati Uniti, all’Unione europea, ai regimi arabi e a tutti gli altri, che nel futuro di Gaza e dell’eventuale “stato palestinese” non ci sarà alcuno spazio per Hamas, cioè per le forze della resistenza. Tutto sarà nelle mani dei collaborazionisti venduti all’occupante.

Gli ha risposto a stretto giro un portavoce di Hamas:

“La resistenza palestinese è una responsabilità nazionale e morale che deriva la sua legittimità dal nostro fermo popolo palestinese e dal suo diritto naturale di resistere all’occupazione, come riconosciuto dalle leggi internazionali, e respingiamo assolutamente l’identificazione del presidente dell’AP con la falsa narrativa sionista che sta cercando di distorcerla accusandola di colpire i civili.

“Tutti i tentativi di imporre la tutela al nostro popolo e alla sua volontà falliranno, e consideriamo l’affermazione del presidente dell’Autorità Palestinese secondo cui Hamas non avrà alcun ruolo nel governare, una violazione del diritto intrinseco del nostro popolo palestinese all’autodeterminazione e alla scelta di chi lo governa, e rifiutiamo la sottomissione a dettami e progetti esterni.

“L’arma della resistenza non può essere toccata finché l’occupazione rimane sulla nostra terra e nel seno del nostro popolo, e condanniamo la richiesta del presidente dell’AP di consegnarla, specialmente alla luce della brutale guerra di sterminio a cui è sottoposto il nostro popolo, e dei crimini e degli attacchi barbari commessi da coloni armati e dall’esercito di occupazione contro civili disarmati nella Cisgiordania occupata.

“L’unico modo per proteggere la nostra causa nazionale e contrastare i progetti di occupazione fascista volti a sterminare e spostare il nostro popolo da Gaza, annettendo la Cisgiordania e giudaizzando Gerusalemme e Al-Aqsa, è l’unità e il consenso nazionale su un programma di lotta globale di fronte alla criminale occupazione sionista, fino a raggiungere le aspirazioni del nostro popolo nella liberazione e nel ritorno e la creazione di uno stato palestinese con Gerusalemme come capitale.”

Chi ci legge sa che la pensiamo diversamente da Hamas perché, per noi, il carattere nazionale e il carattere sociale della lotta di resistenza palestinese sono inseparabili, e “l’unità nazionale” a cui Hamas aspira è una chimera, come dimostrano l’intera storia della resistenza palestinese, per non parlare degli ultimi due anni. Fatto sta che la posizione di Abu Mazen e dell’ANP e quella di Hamas sono alternative.

Verrebbe da chiedere a quanti si stanno gonfiando il petto e intestando la giornata del 22 settembre, come USB e Potere al popolo: voi da che parte state? Dalla parte del disarmo della resistenza palestinese o dalla parte della resistenza palestinese? Il 30 novembre dello scorso anno schieraste addirittura un servizio d’ordine contro la parte del corteo che affermava la sua solidarietà alla resistenza palestinese. O ricordiamo male? E ora?

E a cos’altro porta l’assordante appello unità-unità che si sente in questi giorni, unità cioè tra collaborazionisti asserviti a Israele e resistenti, se non alla liquidazione della resistenza, e – al fondo – della causa palestinese?

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