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Sul contratto dei metalmeccanici

Questo è il testo del volantino che la TIR e il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera hanno distribuito ieri mattina a Mestre al corteo dei metalmeccanici in sciopero. Un corteo abbastanza partecipato e rumoroso (sirene, campanacci, fischietti), ma con scarsissimo “rumore” di voci direttamente operaie, salvo qualche sporadico “contratto, contratto”.

A quel che ci risulta, alla sola Fincantieri (e in modo parziale) è stato organizzato un picchetto. In generale, comunque, al netto dell’abituale trionfalismo delle direzioni sindacali nel fornire le cifre, lo sciopero è riuscito. Nessun segno di ostilità alla distribuzione del nostro volantino, impostato in forma dialogica, centrato sulla piattaforma e sulle modalità dello sciopero (entrambe da criticare a fondo). Ma – francamente – un clima tuttora fiacco. (Red.)

L’oltranzismo padronale si può battere solo con la lotta determinata di tutta la categoria, che metta in campo il suo grande potenziale di forza

Davanti alla decisione dei padroni di Federmeccanica, FIOM, FIM e UILM hanno avviato degli scioperi. Ben venga lo sciopero di oggi, dal momento che lo sciopero è l’arma fondamentale a disposizione della classe operaia nel suo scontro con il padronato.

Ma ci sono due questioni: 1) su quale piattaforma si sciopera; 2)con quali modalità si sciopera.

La piattaforma di FIOM, FIM e UILM contiene rivendicazioni che sono in astratto condivisibili. In concreto, però, si accettano condizioni che non sono favorevoli ai lavoratori, o le rivendicazioni sono talmente generiche da sembrare messe lì senza convinzione.

Sull’orario, ad esempio, si pone l’esigenza di “andare verso” le 35 ore settimanali. Ma la richiesta è limitata alle aziende in ristrutturazione, si accetta la condizione di “aumentare produttività e la competitività”, e infine si chiede allo stato di sostenere queste imprese con la fiscalità generale – che però pagano quasi totalmente la classe operaia e i salariati.

Sulla precarietà, si chiede “una percentuale massima di utilizzo” di contratti atipici, ma non si indica un preciso paletto invalicabile. Si chiede di introdurre “causali”, ma non si dice quali. Si chiede di individuare “percorsi di stabilizzazione, superati i 24 mesi”, ma non si dice quali.

Pure la richiesta di limitare gli appalti è giusta, ma i padroni, che la respingono, potranno accettarla solo se saranno costretti dalla lotta. La stessa cosa si può dire per le rivendicazioni salariali – 280 euro di aumento in media, mentre i padroni ne offrono 173 – e per l’aumento dell’”elemento perequativo” da 485 a 700 euro nelle aziende in cui non c’è la contrattazione di 2° livello.

Proprio qui sta il problema: avendo il sostegno del governo Meloni, il padronato metalmeccanico ha posizioni oltranziste. Per sconfiggerlo, o strappargli forti concessioni, è necessario mobilitare in pieno la grande forza di questo settore decisivo della classe operaia. Ma finora gli scioperi sono stati a bassa intensità, divisi per regione. Serve fare il contrario: scioperi incisivi e nazionali.

L’altra grande questione da affrontare è la corsa alla guerra. Destinare, come l’Unione europea ha appena deciso, 800 miliardi alla guerra (per l’Italia sono almeno 50) significa sottrarli all’aumento dei  salari, alla sanità e alla scuola pubblica. La classe lavoratrice è il primo bersaglio di questa decisione criminale. Per questo abbiamo tutto l’interesse a contrapporci in modo frontale a questa decisione che prepara dappertutto nuove terribili distruzioni e massacri. Invece Landini e gli altri leader sindacali che fanno? Partecipano alla manifestazione del 15 marzo a Roma “per l’Europa”, ossia per il riarmo dell’Europa, che è come salire sui carri armati.

Ecco perché noi parteciperemo agli scioperi, ma portando in essi una nostra posizione: rilanciare su scala nazionale, con scioperi incisivi, il conflitto con Federmeccanica, e più in generale nella società, per forti aumenti salariali che recuperino integralmente quanto ci ha tolto l’inflazione; per imporre davvero limiti invalicabili alla precarietà e agli appalti; per difendere i diritti che ogni giorno vengono erosi nei luoghi di lavoro e – cosa fondamentale per il nostro presente e il nostro futuro – per gridare il nostro No alla guerra, alle spese di guerra, all’economia di guerra. 

Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, Marghera – TIR

(cicl. in prop., piazzale Radaelli, 3 – Marghera / per contatti comitato.permanente@gmail.com )

(puoi seguirci sulla pagina Facebook del Comitato, e sul blog http://www.ilpungolorosso)

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