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Nuove leggi permetteranno la condanna all’ergastolo dei bambini palestinesi, di E. Riva

Riprendiamo da “Pagine esteri” la presentazione (a cura di E. Riva) dell’ultima delle misure democratiche che lo stato sionista si appresta a prendere per schiacciare una resistenza che da 76 anni non riesce a schiacciare. Dedichiamo anche questa nuova impresa dei legislatori sionisti a chi ancora, con un po’ di vergogna, immaginiamo, continua a mettere sullo stesso piano l’azione coloniale genocida e liberticida di Israele e la resistenza del popolo palestinese, solo perché questa restituisce ai colonizzatori un milionesimo della efferata violenza fisica, psichica, legale, simbolica, che subisce da più di un secolo.

Ricordiamo che nel dicembre 2023 il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera ha apprestato una documentazione fotografica sull’arresto e la detenzione dei bambini palestinesi, successivamente trasformata in mostra in alcune città. (Red.)

Pagine Esteri, 8 novembre 2024 

Il parlamento israeliano ha approvato, lo scorso 6 novembre, due leggi riguardanti nuove pene e misure detentive per i cittadini accusati di “terrorismo”, destinate cioè ai palestinesi con cittadinanza israeliana.

Le nuove norme permetteranno la deportazione di intere famiglie e la detenzione, anche con la pena dell’ergastolo, dei bambini sotto i 12 anni di età.

Le famiglie dei palestinesi d’Israele accusati di aver compiuto “atti di terrorismo” potranno infatti essere deportate al di fuori dello Stato ebraico, a Gaza o altrove. L’allontanamento forzato potrà durare dai 7 ai 15 anni per i cittadini israeliani e dai 10 ai 20 anni per i residenti.

Per applicare la nuova legge, le persone indicate dalle autorità di Tel Aviv come “agenti terroristici” non dovranno per forza di cose essere stati condannati ma basterà la formulazione dell’accusa o, addirittura, il sospetto durante la custodia sotto detenzione amministrativa. La norma consente, in questi casi, l’espulsione se si presume che un membro della famiglia sia a conoscenza o avrebbe dovuto conoscere un atto di terrorismo pianificato, lo abbia sostenuto o abbia espresso pubblicamente elogi, simpatia o incoraggiamento per l’atto. Le accuse di “terrorismo” sono rivolte agli arabi israeliani, mentre per i cittadini ebrei di Israele viene applicata la legge “standard”. Il sistema giuridico a due livelli applicato dai governi di Tel Aviv è al centro, da anni, di condanne e accuse da parte di numerose organizzazioni che si occupano di diritti umani e delle associazioni che monitorano nello specifico i diritti della comunità dei cittadini arabi di Israele.

A questi ultimi è destinata anche la seconda legge approvata mercoledì 6, dedicata nello specifico ai cittadini israeliani al di sotto dei 12 anni condannati per omicidio o tentato o tentato omicidio classificati come “atto di terrore” o collegati a una “organizzazione terroristica”. I bambini arabo-israeliani potranno ora essere detenuti e condannati all’ergastolo, mentre i minorenni ebrei israeliani sono sottoposti alle normali accuse e procedure penali, che escludono la detenzione per i minori di 14 anni (che possono essere ospitati in strutture di recupero) ed esentano i minori di 12 anni da qualsiasi tipo di responsabilità penale. Per i 12enni palestinesi dei territori occupati, al contrario, già sottoposti alla legge militare, è consentito l’arresto.

L’organizzazione indipendente per i diritti umani, il centro legale Adalah, ha dichiarato che la Knesset istituzionalizza politiche di apartheid: “Il recente passaggio di queste leggi segnala una pericolosa escalation nella repressione di Israele sui diritti palestinesi, inquadrata con il pretesto dell’antiterrorismo. Queste misure consentono allo Stato di punire collettivamente i palestinesi – sia cittadini di Israele che residenti di Gerusalemme Est occupata – autorizzando la deportazione di intere famiglie e sottoponendo minori di 12 anni a severe pene detentive. Queste leggi incarnano la punizione e la vendetta, come apertamente notato dai legislatori israeliani. Attraverso queste leggi, Israele radica ulteriormente il suo sistema giuridico a due livelli, con una serie di leggi per gli ebrei-israeliani sotto il diritto penale e un’altra, con diritti inferiori, per i palestinesi con il pretesto dell’antiterrorismo. Incorporando politiche simili all’apartheid nella legge, la Knesset ha ulteriormente istituzionalizzato l’oppressione sistemica, in violazione sia del diritto internazionale che dei diritti umani e costituzionali fondamentali”.

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