Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo questa dichiarazione dei GPI, che motiva la loro convinta adesione alla Rete Liberi/i di lottare – Fermiamo insieme il DDL 1660, ai cui lavori preparatori hanno preso parte con altrettanta convinzione fin dai primi passi.
Ci piace il loro invito conclusivo a “tutti/e” ad aderire a questo sforzo unitario di contrapposizione frontale al disegno repressivo del governo Meloni e della classe capitalistica che ne guida i passi. (Red.)
Come Giovani Palestinesi d’Italia aderiamo alla rete “Liberi/e di lottare” per opporci
all’approvazione del Disegno di legge 1660 (Ddl Sicurezza).
Qualche giorno fa la Camera dei deputati del Parlamento ha approvato il disegno di legge
(Ddl), che ora passerà al Senato per una discussione che avverrà a ritmi serrati. Il Ddl in
questione non è certo l’inizio nella repressione del conflitto sociale e del dissenso, ma ne
rappresenta sicuramente un salto di qualità, secondo alcuni il più grande in decenni.
MA COSA PREVEDE IL DDL 1660?
- Reati di “terrorismo” e cittadinanza
Il testo approvato dalla Camera interviene innanzitutto sul reato di terrorismo, estendendo la
gamma di condotte sanzionabili, arrivando a punire la detenzione di materiale contenente
istruzioni per il compimento di azioni di attivismo o resistenza, oltre al cosiddetto “terrorismo
della parola”. Inoltre, il Ddl prevede che possa essere revocata la cittadinanza a chi ce
l’ha doppia: questa disposizione rende le persone di origine straniera
(indipendentemente dal luogo di nascita) maggiormente esposte all’azione repressiva. - Criminalizzazione della marginalizzazione sociale
Il disegno di legge prevede un generalizzato aumento delle pene previste per i reati legati
all’occupazione di case, accattonaggio ed estensione delle ipotesi di applicabilità del
DASPO. L’aumento delle pene superiori nel massimo a 5 anni permetterebbe ai giudici di
applicare la misura cautelare detentiva in carcere. - Incremento della repressione diretta del dissenso e del conflitto sociale
Il testo del Ddl prevede aumenti di pena per violenza o resistenza alle forze dell’ordine, oltre
che un inasprimento del regime sanzionatorio per diversi reati, punendo sia gli autori che chi
coopera nello stesso modo, irragionevolmente. Inoltre, alcuni illeciti amministrativi sono stati
trasformati in penali, con applicazione della pena detentiva. - La repressione nel carcere e nei CPR
La stessa ratio repressiva si ritrova anche nel “reato il rivolta”, che prevede pene altissime
per chi protesta attivamente o passivamente negli istituti penitenziari, ma anche nei CPR e
nelle strutture di accoglienza per migranti. L’applicazione del reato anche ai centri di
rimpatrio, così come ai centri di cosiddetta “accoglienza”, conferma ancora una volta la
natura detentiva e disumana di questi posti, in cui la reclusione è lo stumento prediletto per
rispondere all’immigrazione. - Aumento dei poteri e immunità delle forze di polizia
Tra le diverse disposizioni, desta particolare allarme l’autorizzazione per gli appartenenti alle
forze dell’ordine di portare senza licenza un’arma diversa da quella di ordinanza fuori
dall’esercizio delle proprie funzioni.
Il testo di legge in corso di approvazione segna la trasformazione da stato sociale a stato
penale, in cui la crescita della repressione non è solo un aumento delle fattispecie punitive,
ma diventa una vera e propria tecnica di governo, soprattutto contro gli elementi più fragili ed
emarginati della società. L’aumento di pene e il generale inasprimento delle misure
repressive è direttamente collegato al conflitto sociale, trasformando la repressione in uno
strumento ordinario di governo della società.
Il Ddl 1660 rappresenta un salto di qualità nella repressione, ma non è di certo l’inizio, e il
contesto in cui è arrivato ne è la prova:
- Le nostre città sono sempre più militarizzate (in modo generalizzato, o in occasione delle
manifestazioni); - Le politiche di governo della piazza di ordine pubblico sono sempre più cruente, seguendo
una tendenza esponenzialmente violenta e repressiva; - Graduale (re)introduzione di vecchi strumenti di repressione negli ultimi tre decenni, ora
applicati specificatamente al conflitto sociale (es. DASPO, fogli di via, reato di oltraggio e di
blocco stradale); - Tutto ciò avviene in quadro di saldatura sempre più evidente tra politica, media e apparati
militari, tesi sempre di più verso un’alleanza di stampo conservatore e reazionario.
Stiamo assistendo a un salto di qualità repressivo, che richiede una risposta all’altezza della
situazione, che sia salda e ferma.
Per questo aderiamo alla rete “Liberi/e di lottare” e invitiamo tutti e tutte a farlo.

