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Si-Cobas. Dalla parte dei gilet gialli

Da settimane il movimento dei gilet gialli ha scosso la Francia e l’Europa riportando al centro della scena pubblica il malcontento, la rabbia e la grande capacità di lotta e di auto-organizzazione dei lavoratori impoveriti.

La scintilla è stato l’ennesimo aumento delle tasse sui consumi, quelle che colpiscono i salariati nel modo più duro, senza alcuna possibilità di scampo. Ma la protesta che è nata, è andata molto al di là della richiesta di annullamento della tassa sul gasolio. E si è trasformata in una rivolta popolare contro decenni di politiche anti-proletarie e di ridimensionamento delle condizioni economiche dei ceti medi, che sono andate a esclusivo beneficio delle imprese, delle banche, dei capitalisti, dei ricchi.

Il movimento dei gilet gialli, infatti, ha messo in campo una serie di rivendicazioni che riguardano la parte della popolazione a basso reddito, e soprattutto l’insieme della classe lavoratrice, non solo francese: forti aumenti dei salari e delle pensioni; loro indicizzazione all’inflazione; forte incremento delle tasse sulle grandi imprese e sulla ricchezza, progressività delle imposte; ricostituzione del welfare e dei servizi pubblici semi-distrutti dalle politiche neo-liberiste; cessazione del pagamento del debito di stato “illegittimo”; stop alla precarizzazione del lavoro, e sua inversione con la crescita dei contratti a tempo indeterminato; etc.

Davanti alla repressione sempre più brutale della “banda di Macron”, i gilet gialli non si sono fatti né intimidire né disperdere. Anzi hanno cominciato a gridare: Macron démission, esprimendo anche in questo il sentire comune di milioni di lavoratori.

Allarmati dalla grande simpatia che il movimento ha conquistato in Francia e fuori (in Belgio, in Germania, nel Centro Africa ci sono state manifestazioni di sostegno), Macron e soci hanno fatto un passo indietro. Ma le parziali concessioni materiali a cui sono stati costretti, non chiudono lo scontro. Nelle loro intenzioni, dovrebbero servire a sfibrare il movimento e sgombrare le piazze, impedendo che ai gilet gialli si uniscano masse di giovani studenti e settori di lavoratori rimasti finora alla finestra.

Per questa ragione è necessario far arrivare alla massa dei lavoratori francesi che continuano a manifestare, la solidarietà militante dei lavoratori degli altri paesi che hanno vissuto, tra l’altro, la loro stessa esperienza di precarietà e di impoverimento, di violazione della propria dignità sui luoghi di lavoro e sulla scena pubblica.

Noi lavoratori e compagni del SI Cobas, duramente impegnati qui nelle lotte contro i padroni e contro il governo Lega-Cinquestelle, siamo al fianco dei proletari francesi con il gilet giallo perché sentiamo la loro lotta come nostra. Perché il solo modo per impedire che essa possa essere usata, contro di loro, da Le Pen o da altri demagoghi che poco si differenziano da lei, è di allargare il movimento di lotta, dargli continuità, internazionalizzarlo e aiutarlo così ad assumere come sua bandiera un programma di classe, che riempia di contenuti sociali ben definiti l’obiettivo della caduta di Macron.

Uniamo le forze dei lavoratori contro i governi  e contro l’Unione europea, che è  l’unione (contro di noi) delle grandi multinazionali e dei finanzieri! Costituiamo un fronte unico di lotta anti-capitalista, internazionale e internazionalista contro i nostri sfruttatori, per il nostro comune riscatto, la nostra comune liberazione!

Sabato 15 alle ore 14 una quarantina di compagni che lavorano in Italia del SI Cobas sfileranno nelle strade di Lione cercando di dare un chiaro segnale di unità, perchè la lotta dei lavoratori in Francia è la nostra lotta.

Sede Nazionale: Via Bernardo Celentano n 5 – c.a.p. 20132 Milano tel. 0236753481- fax 0236753416  – Sede legale: Via Bernardo Celentano n 5 – c.a.p. 20127 Milano – sito web: www.sicobas.org  – Pec : sicobas@pec.it

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