Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

Una grande giornata di lotta. Ora bisogna continuare: fino a spezzare materialmente i legami Italia-Israele e sfrattare il governo Meloni! – TIR (Italiano – English – Español)

Finalmente!

Ieri il movimento di solidarietà con la Palestina ha fatto un vero salto di quantità e di qualità. Centinaia di migliaia di manifestanti in più di 80 città, da Torino a Palermo, da Marghera a Napoli, passando per la marea di Roma. Cortei foltissimi, qualche volta imponenti, vivi, combattivi, che hanno bloccato porti (Genova, Marghera, Livorno, Salerno), stazioni ferroviarie, autostrade, tangenziali, sfidando, calpestando i divieti della legge-manganello Meloni-Mattarella che aveva (e ha) la pretesa di azzerarli, e contrastando in anticipo l’approvazione del DDL 1004, che pretende di equiparare antisionismo e antisemitismo e, in tal modo, aggiungere un nuovo tassello all’arsenale repressivo di cui già dispone il governo.

La giornata di sciopero generale “blocchiamo tutto” indetta dall’USB, e poi fatta propria da larga parte del sindacalismo di base, ha avuto un impatto enormemente superiore al previsto e, di sicuro, allo sciopero (a fine turno) indetto dalla CGIL venerdì 19. Lo sciopero è molto riuscito soprattutto nelle scuole e nei trasporti locali. Ma il dato di maggior rilievo è la massiccia partecipazione alle manifestazioni cittadine e ai blocchi dei varchi portuali di decine di migliaia di giovani, giovanissimi/e, non pochi/e per la prima volta in corteo, e di tanta “gente comune”, non organizzata, lavoratori/lavoratrici dei più diversi settori senza partito e senza sindacato. O con qualche tessera di partito o sindacato in tasca, ma che non erano lì per indicazione della propria organizzazione.

A muovere queste masse – per la prima volta dal 7 ottobre di due anni fa – è stato anzitutto il bisogno di gridare “Stop genocidio!” contro la spietata, esibita ferocia con cui il governo Netanyahu e l’esercito sionista stanno massacrando la popolazione di Gaza e ogni segno di vita e di futuro nella Striscia. Un bisogno sano, profondamente umano, che può essere la molla di una mobilitazione non occasionale, capace di andare oltre, molto oltre, la solidarietà ai palestinesi in quanto vittime.

Una mobilitazione “per la pace”, di impronta pacifista? No, perché lo schieramento dalla parte del popolo palestinese e per la Palestina-libera-dal-fiume-fino-al-mare è stato nettissimo. La fine del genocidio oggi sarebbe una bruciante sconfitta per Israele, Stati Uniti e Unione europea. E sebbene a molti che gridavano questo slogan non sia affatto chiaro, la liberazione del popolo palestinese esige la distruzione totale della macchina di sterminio sionista. Rendere esplicito tale legame, rivendicare apertamente la distruzione dello Stato sionista, liquidare l’illusione che la fine del genocidio e dell’occupazione coloniale siano raggiungibili senza l’irriducibile resistenza delle masse palestinesi (altro che “terrorismo”!) sono altrettante battaglie essenziali da condurre all’interno del movimento di massa che finalmente è sbocciato. In ogni caso, la delegittimazione dello stato coloniale, razzista, suprematista di Israele è uscita dalla giornata di ieri molto potenziata. E non è certo un caso che Schlein, Conte, i due gemelli di AVS che inorridirono davanti al 5 ottobre di un anno fa, e simili gaglioffi si siano tenuti ben alla larga dai cortei.

Nelle tante piazze in cui siamo stati presenti i contenuti radicali che abbiamo portato, anzitutto l’incondizionata solidarietà alla resistenza palestinese e l’attacco frontale al governo Meloni, all’industria bellica italiana, allo stato italiano in quanto interamente complici del genocidio, non sono rimasti isolati. Li abbiamo sentiti spesso rilanciati, e con una rabbia che nelle piazze non si vedeva da tempo.

L’indegna gazzarra degli esponenti del governo e della stampa padronale intorno agli scontri avvenuti a Milano per entrare nella stazione centrale blindata e protetta da centinaia di poliziotti mostra solo a che livello è arrivata la bile delle istituzioni del capitale davanti alla forte riuscita della giornata di lotta di ieri. Ed è, forse, l’altrettanto biliosa reazione al fatto che i giovani che hanno cercato di forzare il blocco erano spalleggiati da gran parte dei dimostranti, o almeno godevano della loro simpatia. Il bisogno di “azioni concrete” come l’occupazione di una stazione per sollevare l’attenzione intorno alla Palestina e alla sua liberazione, e l’urgenza di provvedimenti che colpiscano lo stato e l’esercito sionisti, è in certi settori ormai bruciante. Sia chiaro: a Milano è stata senza dubbio la polizia a cercare lo scontro provocando con la chiusura della stazione in modo da affermare la propria pre-potenza e per poter scatenare la canea mediatica contro i “facinorosi”. Ma così facendo ha aiutato migliaia di giovani a capire meglio la natura repressiva e imperialista di stato, governo e bracci armati. 

Con il ripetere all’infinito gli anatemi contro “i terroristi di Hamas, i terroristi di Hamas” volevano cancellare la Palestina, ma ciò che hanno ottenuto è far entrare la Palestina come emblema di lotta e di resistenza nel cuore di milioni e milioni di persone. Volevano cancellare la Palestina dalla faccia del Medio Oriente, e l’hanno fatta espandere, espandere, espandere fino a farla diventare il mondo. E il mondo, il mondo delle masse oppresse e sfruttate, sa ogni giorno di più da che parte stare…

La dinamica inattesa che ha portato alla nascita di un movimento internazionale di solidarietà al popolo palestinese arrivato finalmente anche in Italia con una nuova forza, porta con sé un rischio, per i poteri costituiti, ancora maggiore: che nella lotta al fianco dei palestinesi si arrivi a comprendere che la guerra di sterminio in atto a Gaza per mano sionista-occidentale, è solo la punta di una corsa al riarmo, all’economia di guerra e alla guerra globale che porterebbe ad una Gaza generalizzata – e che quindi a questo processo bisogna subito, con determinazione, costi quel che costi, mettersi di traverso per fermarlo.

Noi cocciuti internazionalisti, che in questi due anni abbiamo promosso una miriade di iniziative e partecipato in prima fila, come organizzatori, ai quattro scioperi indetti dal SI Cobas (quasi in solitaria), attendevamo questa svolta nel movimento di solidarietà per la Palestina. E ora che si è determinata, guardiamo avanti.

Il 22 settembre dev’essere l’inizio di un allargamento e di un’intensificazione della lotta soprattutto in direzione del proletariato industriale, fino ad oggi decisamente in ritardo nell’assumere i compiti che nessun’altro può svolgere al suo posto: il blocco totale della produzione e della logistica di guerra che alimenta da qui il genocidio. Perché è qui che il genocidio comincia con la fornitura di armi, di soldati (almeno 1.000 italiani arruolati), di merci, di informazioni, di azioni diplomatiche, di copertura mediatica. Ed è qui – contro il governo Meloni – che dobbiamo spezzarla.

Per quanto grande sia stata la giornata di mobilitazione di ieri, infatti, non avrebbe senso nasconderci che, a fronte di un rilevante danno simbolico, la catena delle forniture per la macchina di morte sionista è tuttora ben funzionante. E per arrivare a spezzarla serve compiere sulla spinta del 22 settembre, in maniera unitaria, un ulteriore cammino. Il prossimo appuntamento è quello del 3-4 ottobre. Con lo sciopero proclamato dal SI Cobas, che ci auguriamo diventi di tutto il sindacalismo di base e, perché no?, di settori dei lavoratori della CGIL, soprattutto nei porti, dobbiamo imporre la fine delle forniture di armi ad Israele e la disdetta dell’accordo generale di cooperazione bellica (legge 94/2005), lanciare il boicottaggio totale dei prodotti israeliani. Al movimento di solidarietà per la Palestina è indispensabile l’apporto della classe operaia, di tutta la classe operaia, e dobbiamo lavorare in questa direzione.

Nella manifestazione indetta il 4 ottobre a Roma dalle organizzazioni palestinesi, che il governo non ha avuto la forza di vietare, dobbiamo convogliare le energie che si sono sprigionate contro il governo Meloni, governo dei coloni, della totale complicità con il genocidio sionista; governo dei padroni, governo di polizia; il governo anti-operaio della corsa alla guerra alla Russia e nei Balcani, il governo premiato dalle agenzie internazionali degli usurai. Questo governo deve cadere sotto la spinta delle piazze, dal momento che non è in Parlamento che potrà cadere insieme alla sua politica bellicista e filo-sionista.

Il 22 settembre è stata la sconfitta dei sostenitori del “è tutto inutile”, la sconfitta dell’asse padroni-governo che ci voleva confinare nell’irrilevanza. Ora dobbiamo continuare con rafforzata convinzione, consapevoli che il desiderio di unità richiamato in maniera diffusa nelle piazze di ieri non stride con la necessità di preservare appieno l’autonomia e l’indipendenza del movimento per la Palestina dai partiti istituzionali e dai carrozzoni elettorali – in primis il Pd e AVS che per due anni sono stati alla finestra e addirittura negavano il genocidio sionista, e che ora pensano di poter utilizzare questo movimento solo per racimolare un po’ di voti.  

Il 3 ottobre sia uno sciopero generale ancora più largo e forte di quello di ieri, senza penosi calcoli di bottega! Blocchiamo ancora, blocchiamo davvero, blocchiamo tutto!

Il 4 ottobre, tutti a Roma, anche per chiedere con una forza di massa la liberazione di Anan, Tarek e di tutti gli arrestati di ieri.

Al fianco della resistenza del popolo palestinese!

Palestina vincerà!

Per un fronte di classe internazionale e internazionalista contro le guerre del capitale!

23 settembre

Tendenza internazionalista rivoluzionaria

A great day of struggle. Now we must continue: until we physically sever ties between Italy and Israel and oust the Meloni government!

Finally!

Yesterday, the Palestine solidarity movement made a real leap in both quantity and quality. Hundreds of thousands of protesters gathered in more than 80 cities, from Turin to Palermo, from Marghera to Naples, passing through Rome. Massive marches, sometimes impressive (as that in Rome), lively, and combative, blocked ports (Genoa, Marghera, Livorno, Salerno), train stations, highways, and ring roads, defying and trampling on the prohibitions of the Meloni-Mattarella truncheon law that was (and is) intended to eliminate them, and thwarting the advance approval of Bill 1004, which seeks to equate anti-Zionism with anti-Semitism and, thus, add a new piece to the government’s repressive arsenal.

The “let’s block everything” general strike called by the USB, and then embraced by a large segment of grassroots unions, had a far greater impact than expected, certainly greater than the end-of-shift strike called by the CGIL on Friday the 19th. The strike was highly successful, especially in schools and local transport. But the most notable development was the massive turnout in the city demonstrations and port blockades, with tens of thousands of young people, many of them marching for the first time, and many unorganized “ordinary people,” workers from a wide variety of sectors, without party or union affiliations. Or with a few party or union cards in their pockets, but who were not there by order of their organization.

What moved these masses—for the first time since October 7th two years ago—was primarily the need to shout “Stop genocide!” against the ruthless, open-faced ferocity with which the Netanyahu government and the Zionist army are massacring the people of Gaza and every sign of life and future in the Strip. A healthy, profoundly human need, which can be the catalyst for a non-occasional mobilization, capable of going beyond, much beyond, solidarity with the Palestinians as victims.

A mobilization “for peace,” of a pacifist nature? No, because the stand on the side of the Palestinian people and for a free Palestine from the river to the sea has been very clear. The end of the genocide today would be a stinging defeat for Israel, the United States, and the European Union. And although it is not at all clear to many who shouted this slogan, the liberation of the Palestinian people requires the total destruction of the Zionist extermination machine. Making this connection explicit, openly calling for the destruction of the Zionist state, and dismissing the illusion that the end of the genocide and colonial occupation can be achieved without the unyielding resistance of the Palestinian masses are all essential battles to be waged within the mass movement that has finally blossomed. In any case, the delegitimization of the colonial, racist, supremacist state of Israel emerged from yesterday greatly strengthened. And it’s certainly no coincidence that Schlein, Conte, the AVS twins who were horrified by October 5th a year ago, and similar scoundrels stayed well away from the marches.

In the many squares where we were present, the radical content we brought—primarily our unconditional solidarity with the Palestinian resistance and our frontal attack on the Meloni government, the Italian war industry, and the Italian state as fully complicit in the genocide—did not remain isolated. We often heard it echoed, and with an anger not seen in the streets for some time.

The shameful uproar from government officials and the corporate press surrounding the clashes in Milan to enter the central station, which was sealed off and protected by hundreds of police officers, only shows the level of bile within the institutions of capital over the resounding success of yesterday’s day of protest. And perhaps it was the equally bilious reaction to the fact that the young people who attempted to force the blockade were supported by, or at least enjoyed, their sympathy. The need for “concrete actions” such as the occupation of a train station to raise awareness about Palestine and its liberation, and the urgency of measures targeting the Zionist state and army, is now burning in some sectors of the movement. Let’s be clear: in Milan, it was undoubtedly the police who sought confrontation by closing the train station, asserting their arrogance and unleashing a media frenzy against the “troublemakers.” But in doing so, they helped thousands of young people better understand the repressive and imperialist nature of the state, the government, and their armed forces.

By endlessly repeating the anathemas against “Hamas terrorists, Hamas terrorists,” they wanted to erase Palestine, but what they achieved was to place Palestine as an emblem of struggle and resistance in the hearts of millions and millions of people. They wanted to erase Palestine from the face of the Middle East, and they made it expand, expand, expand until it became the world. And the world, the world of oppressed and exploited masses, knows more and more which side it is on…

The unexpected dynamic that led to the birth of an international movement of solidarity with the Palestinian people, finally arriving in Italy with renewed strength, carries with it an even greater risk for the powers that be: that in fighting alongside the Palestinians, they will come to understand that the war of extermination currently underway in Gaza at the hands of Western-Zionist forces is merely the tip of an arms race, a war economy, and a global war that would lead to a generalized Gaza—and that therefore this process must be immediately and decisively opposed, whatever the cost, to stop it.

We stubborn internationalists, who over the past two years have promoted a myriad of initiatives and participated at the forefront, as organizers, in the four strikes called by SI Cobas (almost alone), have been waiting for this turning point in the solidarity movement for Palestine. And now that it has arrived, we look forward.

September 22nd must be the beginning of a broadening and intensifying of the struggle, especially targeting the industrial proletariat, which until now has been decidedly late in taking on the tasks no one else can do for it: the total blockade of production and war logistics, which fuels the genocide. Because it is here that the genocide begins, with the supply of weapons, soldiers (at least 1,000 Italians enlisted), goods, information, diplomatic actions, and media coverage. And it is here—against the Meloni government—that we must break it.

As significant as yesterday’s day of mobilization was, it would be pointless to deny that, despite significant symbolic damage, the supply chain for the Zionist death machine is still functioning well. And to break it, we must build on the momentum of September 22nd and take a united step forward. The next step forward is October 3-4th. With the strike called by SI Cobas, which we hope will spread to all grassroots unions and, why not?, sectors of the CGIL workers, especially in the ports, we must impose an end to arms supplies to Israel and the termination of the General Agreement on War Cooperation (Law 94/2005), and launch a total boycott of Israeli products. The Palestine solidarity movement requires the support of the working class, the entire working class, and we must work towards this goal.

In the demonstration called on October 4th in Rome by Palestinian organizations, which the government lacked the strength to ban, we must channel the energies unleashed against the Meloni government, a government of settlers, of total complicity in the Zionist genocide; a government of bosses, a police government; the anti-worker government that rushed to war with Russia and the Balkans, the government rewarded by international loan sharks. This government must fall under the pressure of the streets, since it cannot fall in Parliament along with its warmongering and pro-Zionist policies.

September 22nd marked the defeat of the “it’s all useless” camp, the defeat of the bosses-government coalition that sought to relegate us to irrelevance. Now we must continue with renewed conviction, aware that the desire for unity so widely called for in the streets yesterday does not clash with the need to fully preserve the autonomy and independence of the pro-Palestine movement from the established parties and electoral tycoons—primarily the Democratic Party and AVS, who for two years sat idly by, even denying the Zionist genocide, and now think they can only use this movement to garner a few votes.

Let October 3rd be an even broader and stronger general strike than yesterday’s, without painful petty calculations! Let’s block again, let’s really block, let’s block everything!

On October 4th, everyone in Rome, also to demand with mass force the release of Anan, Tarek, and all those arrested yesterday.

23 September

Side by side with the resistance of the Palestinian people!

Palestine will win!

For an international and internationalist class front against the wars of capital

Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Qui la traduzione da “Prensa Obrera”, sito del Partido Obrero (Argentina)

https://prensaobrera.com/internacionales/italia-extraordinaria-jornada-de-lucha-en-apoyo-al-pueblo-palestino

Italia: extraordinaria jornada de lucha en apoyo al pueblo palestino

Cientos de miles de manifestantes en más de 80 ciudades, desde Turín hasta Palermo. Texto de la Tendencia Internacionalista Revolucionaria (TIR).

Tendencia Internacionalista Revolucionaria de Italia

El siguiente artículo fue publicado originalmente en italiano en el portal Il Pungolorosso, de la Tendencia Internacionalista Revolucionaria (TIR).

Un gran día de lucha. Ahora hay que seguir adelante: ¡hasta romper materialmente los lazos entre Italia e Israel y expulsar al gobierno de Meloni!

¡Por fin!

Ayer [lunes 22], el movimiento de solidaridad con Palestina dio un verdadero salto cuantitativo y cualitativo. Cientos de miles de manifestantes en más de 80 ciudades, desde Turín hasta Palermo, desde Marghera hasta Nápoles, pasando por la marea de Roma. Manifestaciones muy numerosas, a veces imponentes, vivas, combativas, que bloquearon puertos (Génova, Marghera, Livorno, Salerno), estaciones de tren, autopistas, de circunvalación, desafiando y pisoteando las prohibiciones de la ley-porra Meloni-Mattarella [primer ministro y presidente de Italia, respectivamente] que pretendía (y pretende) acabar con ellos, y oponiéndose por adelantado a la aprobación del proyecto de ley 1004, que pretende equiparar el antisionismo con el antisemitismo y, de este modo, añadir una nueva pieza al arsenal represivo del que ya dispone el gobierno.

La jornada de huelga general “bloqueemos todo” convocada por la USB [Unión Sindical de Base], y luego asumida por gran parte del sindicalismo de base, tuvo un impacto enormemente superior al previsto y, sin duda, a la huelga (al final del turno) convocada por la CGIL el viernes 19. La huelga tuvo mucho éxito, sobre todo en las escuelas y en el transporte local. Pero lo más destacado es la masiva participación en las manifestaciones ciudadanas y en los bloqueos de los accesos al puerto de decenas de miles de jóvenes, muy jóvenes, muchos de ellos por primera vez en una manifestación, y de mucha «gente común», no organizada, trabajadores y trabajadoras de los más diversos sectores, sin partido y sin sindicato. O con algún carné de partido o sindicato en el bolsillo, pero que no estaban allí por indicación de su organización.

Lo que movió a estas masas —por primera vez desde el 7 de octubre de hace dos años— fue, ante todo, la necesidad de gritar “¡Alto al genocidio!” contra la despiadada y ostentosa ferocidad con la que el gobierno de Netanyahu y el ejército sionista están masacrando a la población de Gaza y cualquier signo de vida y de futuro en la Franja. Una necesidad sana, profundamente humana, que puede ser el motor de una movilización no ocasional, capaz de ir más allá, mucho más allá, de la solidaridad con los palestinos como víctimas.

¿Una movilización “por la paz”, de impronta pacifista? No, porque el alineamiento con el pueblo palestino y con la Palestina libre desde el río hasta el mar ha sido muy claro. El fin del genocidio hoy sería una derrota aplastante para Israel, Estados Unidos y la Unión Europea. Y aunque para muchos de los que gritaban este eslogan no está nada claro, la liberación del pueblo palestino exige la destrucción total de la maquinaria de exterminio sionista. Hacer explícito este vínculo, reivindicar abiertamente la destrucción del Estado sionista, acabar con la ilusión de que el fin del genocidio y de la ocupación colonial son alcanzables sin la resistencia inquebrantable de las masas palestinas (¡nada de «terrorismo»!) son otras tantas batallas esenciales que hay que librar dentro del movimiento de masas que finalmente ha florecido. En cualquier caso, la deslegitimación del Estado colonial, racista y supremacista de Israel salió muy reforzada de la jornada de ayer. Y no es casualidad que Schlein, Conte, los gemelos de AVS [Alianza Verdi e Sinistra] que se horrorizaron ante el 5 de octubre de hace un año, y otros sinvergüenzas similares se mantuvieran bien alejados de las manifestaciones.

En las numerosas plazas en las que estuvimos presentes, los contenidos radicales que llevamos, en primer lugar la solidaridad incondicional con la resistencia palestina y el ataque frontal al gobierno de Meloni, a la industria bélica italiana, al Estado italiano como cómplice total del genocidio, no quedaron aislados. Los hemos oído repetir a menudo, y con una rabia que no se veía en las plazas desde hacía tiempo.

El indigno alboroto de los representantes del gobierno y de la prensa patronal en torno a los enfrentamientos ocurridos en Milán para entrar en la estación central, blindada y protegida por cientos de policías, solo muestra hasta qué punto ha llegado la ira de las instituciones del capital ante el gran éxito de la jornada de lucha de ayer. Y es, quizás, la reacción igualmente colérica ante el hecho de que los jóvenes que intentaron forzar el bloqueo contaban con el apoyo de gran parte de los manifestantes, o al menos gozaban de su simpatía. La necesidad de “acciones concretas”, como la ocupación de una estación para llamar la atención sobre Palestina y su liberación, y la urgencia de medidas que afecten al Estado y al ejército sionistas, es ya apremiante en ciertos sectores. Que quede claro: en Milán fue sin duda la policía la que buscó el enfrentamiento provocando el cierre de la estación para afirmar su prepotencia y poder desatar la campaña mediática contra los “alborotadores”. Pero al hacerlo, ayudó a miles de jóvenes a comprender mejor la naturaleza represiva e imperialista del Estado, el gobierno y los brazos armados.

Con la repetición infinita de las maldiciones contra “los terroristas de Hamás, los terroristas de Hamás”, querían borrar Palestina, pero lo que han conseguido es que Palestina entre como emblema de lucha y resistencia en el corazón de millones y millones de personas. Querían borrar Palestina de la faz de Oriente Medio, y la han hecho expandirse, expandirse, expandirse hasta convertirla en el mundo. Y el mundo, el mundo de las masas oprimidas y explotadas, sabe cada día más de qué lado estar…

La dinámica inesperada que ha llevado al nacimiento de un movimiento internacional de solidaridad con el pueblo palestino, que finalmente ha llegado también a Italia con una nueva fuerza, conlleva un riesgo, aún mayor para los poderes constituidos: que en la lucha junto a los palestinos se llegue a comprender que la guerra de exterminio que se está llevando a cabo en Gaza a manos de los sionistas occidentales es solo la punta del iceberg de una carrera armamentística, de una economía de guerra y de una guerra global que conduciría a una Gaza generalizada, y que, por lo tanto, hay que oponerse de inmediato, con determinación, cueste lo que cueste, a este proceso para detenerlo.

Nosotros, los internacionalistas obstinados, que en estos dos años hemos promovido una miríada de iniciativas y hemos participado en primera línea, como organizadores, en las cuatro huelgas convocadas por el SI Cobas (casi en solitario), esperábamos este giro en el movimiento de solidaridad con Palestina. Y ahora que se ha producido, miramos hacia adelante.

El 22 de septiembre debe ser el comienzo de una ampliación e intensificación de la lucha, sobre todo en dirección al proletariado industrial, que hasta ahora se ha retrasado considerablemente en asumir las tareas que nadie más puede realizar en su lugar: el bloqueo total de la producción y la logística de guerra que alimenta desde aquí el genocidio. Porque es aquí donde comienza el genocidio con el suministro de armas, soldados (al menos 1000 italianos reclutados), mercancías, información, acciones diplomáticas y cobertura mediática. Y es aquí, contra el gobierno de Meloni, donde debemos romperlo.

Por muy grande que haya sido la jornada de movilización de ayer, de hecho, no tendría sentido ocultar que, frente a un daño simbólico relevante, la cadena de suministros para la máquina de muerte sionista sigue funcionando bien. Y para romperla es necesario dar un paso más, de manera unitaria, impulsados por el 22 de septiembre. La próxima cita es el 3 y 4 de octubre. Con la huelga convocada por el SI Cobas, que esperamos se convierta en una huelga de todo el sindicalismo de base y, ¿por qué no?, de sectores de los trabajadores de la CGIL, sobre todo en los puertos, debemos imponer el fin de los suministros de armas a Israel y la rescisión del acuerdo general de cooperación bélica (ley 94/2005), lanzar el boicot total de los productos israelíes. Para el movimiento de solidaridad con Palestina es indispensable la contribución de la clase obrera, de toda la clase obrera, y debemos trabajar en esta dirección.

En la manifestación convocada el 4 de octubre en Roma por las organizaciones palestinas, que el gobierno no ha tenido la fuerza de prohibir, debemos canalizar las energías que se han desatado contra el gobierno de Meloni, gobierno de los colonos, de total complicidad con el genocidio sionista; el gobierno de los patrones, el gobierno policial; el gobierno antiobrero de la carrera hacia la guerra contra Rusia y en los Balcanes, el gobierno premiado por las agencias internacionales de los usureros. Este gobierno debe caer bajo la presión de las plazas, ya que no es en el Parlamento donde podrá caer junto con su política belicista y filosionista.

El 22 de septiembre fue la derrota de los partidarios del “todo es inútil”, la derrota del eje patronal-gubernamental que quería confinarnos a la irrelevancia. Ahora debemos continuar con una convicción reforzada, conscientes de que el deseo de unidad expresado de manera generalizada en las calles ayer no choca con la necesidad de preservar plenamente la autonomía y la independencia del movimiento por Palestina de los partidos institucionales y de las campañas electorales , en primer lugar el PD [Partido Democrático, de centroizquierda] y AVS, que durante dos años se han mantenido al margen e incluso han negado el genocidio sionista, y que ahora piensan que pueden utilizar este movimiento solo para conseguir algunos votos.

El 3 de octubre, que haya una huelga general aún más amplia y fuerte que la de ayer, ¡sin cálculos mezquinos! ¡Bloqueemos de nuevo, bloqueemos de verdad, bloqueemos todo!

El 4 de octubre, todos a Roma, también para pedir con fuerza masiva la liberación de Anan, Tarek y todos los detenidos ayer.

¡Al lado de la resistencia del pueblo palestino!

¡Palestina vencerá!

¡Por un frente de clase internacional e internacionalista contra las guerras del capital!

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