Domenica 14 settembre si è riunita a Villa Medusa (Napoli) la quinta assemblea nazionale in presenza della Rete “Liberi/e di lottare”: un centinaio i partecipanti tra “presenti” e “collegati/e”.
La discussione si è aperta con una relazione di bilancio indispensabile dopo un anno di attività politica della nostra Rete nata per impedire l’approvazione di quella “legge liberticida, schiavista, da stato di polizia” che era l’ex ddl 1660, divenuto decreto – grazie all’apporto decisivo del Quirinale – e convertito in legge a giugno.
Gli interventi in presenza oppure in collegamento [della TIR, dei GPI, della Rete dei comitati di lotta di Roma e Viterbo, di Handala, del Comitato dell’Alberone di Roma, del SI Cobas di Napoli, Caserta e Salerno, di Ultima generazione, dell’Uds e Rete della conoscenza, del Comitato internazionalista di Como, di Controvento da Cosenza, dei CARC, del CPA di Firenze, della Caserma Rossani occupata di Bari – erano presenti anche il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera e il Comitato disoccupati e precari Vogliamo vivere di Torino, mentre hanno confermato la loro volontà di proseguire nel percorso collettivo anche Extinction, le compagne e i compagni di altri organismi di Torino, Udine, Livorno, delle Marche e dell’Abruzzo, impossibilitati ad esserci domenica 14] hanno espresso una sostanziale concordanza nel riconoscere alla Rete il merito di aver organizzato una molteplicità di iniziative di denuncia e di lotta, da Nord a Sud, a partire dal riconoscimento fondamentale – e dialettico – del nesso tra economia di guerra, corsa alla guerra e stato di polizia, tra guerra esterna – Ucraina, Palestina in primis – e guerra interna ad ogni forma di conflittualità operaia, sociale, ecologista.
A partire da questa connessione, il lavoro collettivo svolto ha indicato, al contempo, la necessità della più ampia mobilitazione di massa nei luoghi di lavoro, di studio e nelle piazze come unico mezzo per provare a fermare il salto di qualità della repressione statale dell’attuale esecutivo (un salto di qualità che investe gli apparati dello Stato nella sua complessità nella fase di guerra in cui ci troviamo).
Va registrato senza esitazioni che questa necessità, questa aspirazione collettiva non si sono tramutate in realtà: è purtroppo mancata nella lotta contro il “pacchetto sicurezza” una adeguata dimensione di massa, che stiamo vedendo maggiormente oggi attorno alla spedizione della Global Sumud Flotilla (pur con tutte le sue ambiguità). Inoltre, l’attività sviluppata sui territori ha perso talvolta il rapporto dialettico con il lavoro complessivo svolto dalla Rete su scala nazionale: per quanto dichiarate a più riprese, anche le intenzioni collettive di rafforzare “Liberi/e di lottare” spesso non hanno superato l’ostacolo rappresentato dall’intento – pur legittimo – di rafforzare i singoli organismi (un dato di fatto plasticamente rappresentato dall’incapacità progressiva di caratterizzarsi negli appuntamenti nazionali come invece fu fatto, in maniera impeccabile, prima, durante e immediatamente dopo il 5 ottobre dell’anno scorso).
L’assemblea ha comunque ribadito all’unanimità la volontà di proseguire il lavoro collettivo adeguandolo agli ulteriori sviluppi della corsa all’economia di guerra e allo stato di polizia, apportando le modifiche che permettano di ovviare a questa impasse, e superando i limiti del lavoro svolto finora – che però, giova ripeterlo, è stato valutato, nel suo complesso, in modo decisamente positivo. Per questo si è valutato di:
1) Modificare il nome della Rete che assumerà questa denominazione: “Liberi/e di lottare contro lo stato di guerra e polizia” per certificare la nuova fase in cui viviamo e ci troviamo ad agire (da noi denunciata quando era ancora linea di tendenza).
2) Moltiplicare e sostenere le iniziative contro l’escalation bellica e le politiche di riarmo, le fabbriche e la logistica di morte; il genocidio del popolo palestinese, le complicità dei governi con lo Stato assassino e sionista d’Israele; l’economia di guerra e i suoi crescenti sacrifici, il disciplinamento sociale e l’applicazione del pacchetto sicurezza nella sua complessità, le nuove proposte dell’esecutivo (vedi il ddl 1004 che equipara antisionismo ed antisemitismo e le nuove norme sul controllo di strumenti telematici);
3) Rafforzare il piano di intervento nelle città e sui territori tenendo concretamente la Rete come riferimento complessivo più di quanto avvenuto negli ultimi mesi;
4) Implementare dimensione e prospettiva internazionale ed internazionalista dato che la tendenza da noi denunciata è divenuta globale con stati di guerra e polizia ovunque nel mondo;
5) Continuare l’impegno collettivo profuso sul piano della solidarietà verso i prigionieri politici e chiunque venga represso/a per le lotte che porta avanti, anche attraverso il lavoro di mappatura della repressione;
6) Implementare il piano comunicativo supportando il lavoro delle compagne e dei compagni che si occupano di questo (come stiamo provando a fare, bene, in questi giorni e settimane).
Oggi le piazze molto partecipate per imporre lo stop al genocidio ci consegnano la possibilità di ampliare la nostra azione a sostegno della resistenza del popolo palestinese alla macchina sionista-occidentale di morte e distruzione e, al contempo, di rafforzare l’argine fondamentale ai piani di riarmo e di guerra nella lotta collettiva contro lo stato di polizia.
Ribadiamo le due coordinate che hanno mosso il nostro agire collettivo durante l’anno appena trascorso: “con ogni mezzo necessario”, contrastare e opporsi all’inasprimento della repressione statale, e nello stesso tempo fare di tutto per costituire un fronte di lotta ampio contro il governo Meloni, l’UE, la NATO, che si riconosca come tale, senza nulla concedere alla sirene e agli interessi dell’opposizione parlamentare di centro-sinistra che non ha voluto farsi carico, neppure nella forma blanda dell’ostruzionismo parlamentare, della rabbia e della determinazione che si è espressa in tante iniziative e assemblee, nelle strade, nelle piazze e sui luoghi di lavoro, nel tentativo di fermare l’ex ddl 1660; quell’opposizione di centro sinistra che è pienamente corresponsabile della corsa al riarmo e alla guerra, come si vede, ad esempio, nel continuo incitamento allo scontro militare con la Russia da parte del Pd (ma si potrebbero fare tanti altri esempi).
Con queste posizioni ci rapporteremo alle mobilitazioni, alle proposte, alle iniziative che arriveranno da altre parti (su questo spartito setteremo il nostro intervento all’assemblea di “A pieno Regime” che si svolgerà questo 21 settembre).
Esiste un terreno fertile su cui svolgere con efficacia la nostra propaganda e agitazione, per far maturare le condizioni di una ripresa in grande delle lotte del proletariato e dei movimenti sociali: dall’assemblea di domenica usciamo con un’indicazione collettiva di rinnovato impegno e volontà di rilancio della nostra iniziativa.
Qui i prossimi appuntamenti:
-22 settembre: sostegno alle iniziative di sciopero generale per Gaza, per la Palestina, per la resistenza del popolo palestinese, e di solidarietà alla Global Sumud Flotilla
-4 ottobre: organizzare la presenza della Rete nella manifestazione indetta dalle realtà palestinesi
– Udienze Anan, Alì e Mansour: c’è stato rinvio il 19, ma a breve ci saranno le due udienze decisive.
– 21 novembre: pronuncia dell’udienza di appello.
Arriveranno, a stretto giro, nuove indicazioni connesse a ipotesi di sciopero generale: ne daremo contezza, e ragioneremo collettivamente su come rapportarci ad esse (ribadendo quanto sia fondamentale il supporto alle iniziative che bloccano le merci e fanno male alle tasche dei padroni).

