Riceviamo questa lettera di critica ad un articolo della redazione sugli scioperi del giorno 20, e volentieri la pubblichiamo. Comprendiamo le ragioni della critica che il compagno ci rivolge, ma vogliamo precisare che, sebbene ospitiamo di frequente le iniziative del SI Cobas, condividendole, questo non è un blog del SI Cobas (come in modo implicito si sostiene nella lettera). -(Red.)
Cari compagni,
ho letto il vostro articolo apparso il 22 giugno intitolato “Dagli scioperi del 20 giugno un chiaro segnale contro i padroni e contro il governo della guerra e dello stato di polizia”, e vi scrivo alcune osservazioni critiche con sincerità.
Voi sperate che lo sciopero dei metalmeccanici di venerdì 20 non sia solo “un giorno di festa”, ma la prima cosa che voglio dirvi è che per noi non è mai festa, nessun giorno dell’anno, e la tangenziale di Bologna non era una passeggiata domenicale leccando un gelato. Neanche la vostra lo è stata, ma io ve lo riconosco, mentre per voi noi siamo i reggicoda della Fiom, i servi sciocchi del sindacato di Stato. Come se non bastasse voi sperate, riponete speranze ma nell’azione di chi? Di noi operai. Ma vi siete chiesti quante speranze abbiamo riposto noi in avanguardie di chiacchieroni e quante delusioni, quanti tradimenti ne abbiamo ricevuto indietro?
Se siete delle avanguardie politiche, e visto ciò che avete fatto io credo di si, allora alzate il livello, alzate la qualità della vostra attività politica, cominciate a dire ai vostri dirigenti nazionali che la prossima volta non arrivassero per ultimi. Si, per ultimi! I primi a muoversi sono stati proprio i metalmeccanici di Fiom-Fim-Uilm (6 giugno), subito dopo Usb si è buttata sulla cosa (8 giugno), mentre tra il sindacalismo di base siete stati gli ultimi a dare la vostra adesione alla giornata di sciopero (18 o addirittura il 19 di giugno!).
Ora per noi arriva un altro momento di festa. Leggete questo articoletto del Resto del Carlino uscito lo stesso giorno della passeggiata. L’ho scelto tra tanti, ma questo basta:
“L’ingresso dei manifestanti in tangenziale (dall’uscita 7 Stalingrado e fino alla 8 Fiera) mette infatti tutti i manifestanti a rischio carcere. L’articolo 14 del nuovo Dl introduce il reato di ‘blocco stradale’ che, se commesso da più persone, prevede la reclusione da 6 mesi a 2 anni. E, sebbene i sindacalisti abbiamo provato a sostenere che l’iniziativa di oggi era stata autorizzata, una nota della Questura di Bologna mette in chiaro che i manifestanti “anziché seguire il percorso cittadino concordato hanno deciso di entrare in tangenziale” e che riferire quanto accaduto alla Procura è “un doveroso adempimento”. “
Lo Stato ha fatto il suo dovere, e ora continuerà perché la Procura non potrà non procedere. Ho letto che il ministro del lavoro ha convocato i sindacati, ma la loro difesa non sarà strenua, non lo è mai stata. Allora aspettiamo voi che avete preso le manganellate per la giustissima causa dei palestinesi e contro la guerra, ma tenete a mente che se noi andiamo in carcere per sei mesi e passa, perdiamo il lavoro, perdiamo la paga e i nostri padroni questo vogliono, lo vogliono tutti i giorni, per tutta la nostra vita e non solo quando il sindacato chiama lo sciopero. Questo vale anche per voi, per le vostre lotte, e per i vostri tanti processi.
Non siete quindi gli unici bersagli, l’unico “esempio più lampante dell’attacco repressivo dello stato”, così come non siete voi ad aver costituito la sorpresa, il punto più alto della giornata del 20. Noi siamo silenziati da dirigenti di cui, nonostante le tessere, non abbiamo molta fiducia, ma certamente non abbiamo fatto la parte di chi si è affiancato (così voi dite) ad una vostra manifestazione. La giornata di venerdì 20 giugno non è stata “anche” la presenza dei metalmeccanici, non passavamo là per caso. Dunque un po’ di spirito unitario alla base, una analisi più attenta della situazione della classe operaia, e vedrete che qualche metalmeccanico che ora nemmeno sa chi siete, starà anche lui più attento a seguire quello che fate. Presenti o meno a Bologna, noi andremo in piazza perché dobbiamo essere solidali: sulla tangenziale c’eravamo tutti!
Fraterni saluti.
C. M.

