In porcate contro il proprio popolo, e contro la resistenza palestinese in particolare, il presidente dell’ANP Abu Mazen riesce ogni volta a superare sé stesso. Difficile farlo, ma lui ce la fa. Siamo arrivati al punto che distinguere il suo linguaggio da quello di un esponente del governo o dello stato sionista è un’impresa.
La sua ultima uscita è di ieri, 23 aprile, da Ramallah, dove si è tenuta una sessione del Consiglio centrale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, boicottata da diversi gruppi presenti al suo interno, islamisti e non (per esempio il FPLP). Ed è un’uscita di una violenza e di una infamia politica uniche. Questo burattino del governo Netanyahu si è rivolto ad Hamas con una duplice ingiunzione, che ripete alla lettera i diktat del capo della macchina di morte sionista: consegnate le armi all’ANP! Consegnate i prigionieri a Israele! E l’ha fatto con un linguaggio che parla da solo: “Figli di cani, consegnateci gli ostaggi che avete e ponete fine a queste sofferenze.”
Né più, né meno, la narrativa israeliana: la continuazione del genocidio a Gaza è responsabilità solo ed esclusivamente di Hamas. Una volta affermata questa spudorata menzogna, frasi come quelle che seguono appaiono di un’ipocrisia altrettanto illimitata: “Ogni persona che viene sfollata in questi giorni è una persona sfollata. Non dovremmo giocare con le parole ‘forzato’ e ‘volontario’. Date alla gente cibo e bevande e non se ne andranno più”. Ma chi è che impedisce da 7 settimane l’entrata di aiuti umanitari, cibo anzitutto, a Gaza? Chi, se non i suoi soprastanti di Tel Aviv, con la complicità dei boss di Washington e dell’Unione europea?
Altrettanta ipocrisia c’è nella descrizione di ciò che accade in Cisgiordania: “In Cisgiordania, c’è un attacco a persone, alberi e pietre. Ci hanno detto che è così che non vogliono lasciare nulla”. Il mondo intero non ha percepito ciò che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania. Nel campo di Jenin furono distrutti 600 edifici e centinaia di persone furono costrette a fuggire. Questo è ciò che accadde nei campi di Tulkarem. L’obiettivo è “liquidare la causa palestinese come questione politica”. Già. Ma a questo attacco a Jenin e a Tulkarem non hanno forse compartecipato le squadracce di Abu Mazen? E non è proprio l’ANP tra le massime corresponsabili dell’azione sionista-occidentale volta a “liquidare la causa palestinese”?
I difensori italiani dell’ANP e di Abu Mazen, a cominciare dalla Rete dei comunisti (hai detto comunisti?) e dintorni, hanno forse qualcosa da dire in merito?
Intanto, incoraggiato da questo feroce attacco di Abu Mazen ad Hamas, il governo Netanyahu rilancia la propria ingiunzione, presentandola come una vantaggiosa offerta: “Ai cittadini di Gaza viene offerto di trasferirsi in Francia, Grecia, Malesia o Indonesia tramite l’aeroporto israeliano Ramon. Ricevono 5.000 dollari in contanti, un contratto di lavoro, una casa e uno stipendio mensile. Tuttavia [in cambio] devono accettare di lasciare Gaza per sempre, rinunciare al loro numero di documento d’identità palestinese, far cancellare il loro nome dai registri e cedere la loro terra e la loro casa a chiunque volessero. Rinunciare al loro diritto al ritorno e a qualsiasi diritto previsto dal diritto internazionale“.
Mai sazio di sangue, il ministro Smotrich insiste per distruggere tutti i depositi di cibo ancora rimasti nella striscia, forte dell’appoggio di alcuni deputati repubblicani del Congresso statunitense. Strategia genocidaria anche attraverso l’affamamento e la diffusione di malattie legate al deperimento organico.
Per Abu Mazen, però, i “figli di cani” sono i palestinesi che resistono. Hanno qualcosa di dire i difensori italiani dell’Anp?

