Un blog per chi ama la lotta e sogna la rivoluzione

“Secondo Putin la Russia è il custode dei valori europei” – intervista a Ilya Budraitskis

Pubblichiamo una interessante intervista al politologo Ilya Budraitskis (Università della California), riprendendone la traduzione dal sito del MPS del Ticino.

A scanso equivoci, precisiamo – per chi non conosce le nostre posizioni – che non condividiamo in nulla il suo schieramento dalla parte dell’Ucraina, ma questa sua collocazione non gli impedisce di compiere un’analisi seria dell’ideologia e della propaganda di guerra putiniana. Chi legge, avrà modo di constatarlo.

Budraitskis entra nel vivo, appunto, delle tematiche propagandistiche e ideologiche che animano la politica di Vladimir Putin; con uno sguardo particolare all’attuale guerra che si combatte in Ucraina – imperialista su ambedue i fronti, per noi.

L’intervista mette bene in luce, tra gli altri, due aspetti importanti : 1) il richiamo costante del Cremlino alla “Grande Guerra Patriottica” condotta dall’URSS di Stalin contro l’aggressione nazista del 1941, che serve a presentare l’attuale guerra come una campagna militare (in miniatura) contro un nuovo nemico nazista, il “nazismo” di Kiev; 2) la pretesa russa di rappresentare una sorta di leadership del conservatorismo globale, in aperta opposizione all’Occidente neo-liberale.

Il primo aspetto parte da una visione storica molto ampia (dai crociati, a Napoleone, a Hitler) che vede nelle ritornanti spedizioni occidentali contro la Russia (al di là dei regimi quivi instaurati) il tentativo di demolire la funzione “civilizzatrice” da essa detenuta.

Quella funzione “genuinamente cristiana” che – in collusione con la chiesa ortodossa – fa oggi riproporre ai governanti di Mosca la missione rigeneratrice della cosiddetta “Terza Roma”. Un simile elemento si incarna in concreto nell’esaltazione dell’“eroica” Armata Rossa del passato e dell’Armata Russa del presente; depurata naturalmente da ogni riferimento politico e sociale che non sia la borghese “difesa della patria” contro le “minacce esterne”. In sostanza: la continuità del regime putiniano con la guerra antinazista del ’41-’45 viene incardinata nelle Forze Armate, nei militari, vero trait d’union tra Stato e società civile. Questo spiegherebbe, in parte almeno, la tenuta sostanziale del fronte interno russo dopo tre anni di guerra in Ucraina.

Il secondo aspetto riguarda la visione politico-ideologica dell’imperialismo russo quando oggi questo, conducendo la guerra, parla all’intera Europa.

In primo luogo ai popoli slavi, riproponendo loro il ruolo della Russia nella seconda guerra mondiale, che resistette eroicamente alla pretesa “superiorità” della razza ariana, diretta contro tutti gli slavi (definiti dagli hitleriani “popoli concime”). Ergo, la Russia (allora URSS, ma poco importa) avrebbe condotto una vittoriosa guerra resistenziale non solo contro il fascismo, ma anche e soprattutto contro quel “suprematismo occidentalista” incarnato allora da Hitler. Come oggi è incarnato dal trinomio USA-NATO-U.E.

Da questo punto di vista la Russia putiniana di oggi si fa portatrice della “morale tradizionale”, contro le élite liberali d’Occidente impegnate a imporre nuovi valori culturali da civiltà decadente, decadente proprio per aver tradito il proprio passato. Quali valori culturali? In primo luogo la necessità di reagire alla “grande sostituzione”: cioè al dilagare dell’immigrazione “selvaggia” che metterebbe in discussione i valori tradizionali della nazione russa.

Il trinomio Dio-Patria-Famiglia, che accomuna la campagna ideologica e legislativa dei sovranisti con gli idiomi dell’Internazionale Nera, vuole infatti rimettere al centro i valori del più bieco nazionalismo allo scopo di inserirsi più vantaggiosamente nella ridefinizione del nuovo “ordine mondiale”.   

Un mix di cinismo e ideologia, come sostiene correttamente Budraitskis, tratto peraltro dal pensiero conservatore occidentale.

Ci si troverebbe così, paradossalmente ma non troppo, di fronte a due schieramenti imperialisti che si combattono sul terreno ucraino: in cui la parte “orientale” assume ideologie prese in prestito dalla componente reazionaria (non solo conservatrice, come afferma Budraitskis) del pensiero occidentale. Ma a sua volta, con l’emergere dei governi di destra, anche la parte occidentale sta sempre più riconoscendosi nella riproposizione di “valori” fatti propri, a suo tempo (soprattutto a partire dal 2012) dalla parte contrapposta!!! Il tutto condito trasversalmente da quello che Budraitskis chiama “missione storica non vincolata da leggi e istituzioni” (da Putin a Trump due, passando per i revival neo-nazisti in giro per l’Europa).

Proprio un bel calderone di politica e ideologia imperialista dei giorni nostri, che si può meglio mettere a fuoco seguendo le argomentazioni di questa intervista, ed i suoi utili distinguo tra le diverse fasi della politica russa successive al 1989 (Gorbaciov, Eltsin, primo e secondo Putin).

Concludiamo con un paio di nostre messe a punto sull’ideologia putiniana.

Va ricordato come questa, caratterizzata da antiglobalismo, sovranismo e tradizionalismo, rappresenti comunque un raccordo con lo stalinismo sul versante della “Grande Potenza Russa”. Non a caso Putin ripercorre le orme di Stalin nel ripescaggio del sostegno della chiesa ortodossa di fronte alla minaccia “esterna”. Una lunga tradizione, risalente allo zarismo, attaccata frontalmente, a suo tempo, da Marx (che vedeva nella Russia zarista il bastione della reazione europea) e dallo stesso Lenin, avversario irriducibile di ogni politica da “Grande Russia”, e non a caso attaccato da Putin nel discorso di apertura della guerra (*).

La destra mondiale, e nella fattispecie europea, che accomuna Salvini, Le Pen, l’AFD a Putin sul piano ideologico, può sembrare una alternativa al capitalismo “globalizzato” solo a chi ha smarrito del tutto ogni riferimento di classe, internazionalista, e si è arruolato nel rossobrunismo nazionalista più vieto.

Stando alle miserie italiane, un Marco Rizzo che va a braccetto con Gianni Alemanno e fa l’occhiolino al gen. Vannacci, è solo l’esempio più eclatante di dove può condurre un’ideologia politica organicamente incardinata nel nazionalismo sociale togliattiano. (Red.)

(*)

“Secondo Putin la Russia è il custode dei valori europei” – intervista a Ilya Budraitskis

Quando il 24 febbraio 2022 il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato il lancio di una “operazione speciale” per neutralizzare il governo ucraino, ha anche sostenuto che l’Ucraina è in mano ai nazisti. Nel corso della guerra in Ucraina, Putin ha invocato lo spirito della Seconda guerra mondiale, andando a toccare una corda sensibile dei Russi per i quali la guerra è un momento fondativo della nazione. Quando la Seconda guerra mondiale è diventata un mito così importante? Come veniva commemorata la guerra ai tempi dell’Unione Sovietica? Il regime di Putin è guidato da decisioni politiche pragmatiche oppure da un’ideologia conservatrice che vede il futuro del suo Paese nel passato?

Abbiamo posto queste domande al politologo Ilya Budraitskis, attualmente insegnante all’Università della California e autore di Dissidenti tra i dissidenti, dedicato a ideologia, politica e sinistra nella Russia post-sovietica.

Come ricordava il regime comunista dell’Unione Sovietica la Seconda guerra mondiale?

La politica della memoria è cambiata molto durante il periodo sovietico. Si può dire che il culto della Seconda guerra mondiale come evento chiave nella storia della nazione sovietica sia apparso durante l’era Breznev. La memoria della Seconda guerra mondiale non è apparsa nelle forme sopra descritte fino agli anni ’60 e ’70, a causa della memoria effettiva delle persone che hanno vissuto la guerra. L’Unione Sovietica perse circa 25 milioni di persone durante la guerra e l’esperienza fu terrificante e sanguinosa. Pertanto, il culto sovietico della Seconda Guerra Mondiale era legato alla pace. Il messaggio del dopoguerra era che l’Unione Sovietica avrebbe fatto tutto il possibile per evitare guerre così terribili in futuro.

L’esperienza sovietica della guerra è stata unica. La guerra ha un posto molto speciale nella storia dell’Unione Sovietica. Ha un significato fondamentale nel senso che ha unito la nazione sovietica. Questo concetto è stato scoperto solo negli anni Sessanta. Durante gli anni di Stalin, non esisteva il concetto di nazione sovietica con un’esperienza storica generale.

Come veniva commemorata la Seconda Guerra Mondiale subito dopo la sua fine, negli anni Cinquanta?

Era commemorata come la “Grande Guerra Patriottica”. È un concetto molto importante, che fissa l’inizio della guerra nell’estate del 1941., facendo cioè risalire l’inizio della guerra non all’occupazione della Polonia da parte della Germania e dell’Unione Sovietica, ma all’aggressione tedesca contro l’Unione Sovietica. Quindi, secondo la narrazione ufficiale, la Seconda guerra mondiale nell’era sovietica ha riprodotto la stessa linea di conflitto storicamente esistita tra Russia e Occidente. Questa idea si impose per la prima volta con Stalin.
Anche durante la guerra, le truppe sovietiche venivano rappresentate come i successori di alcuni antichi guerrieri russi che avevano combattuto contro i crociati nel Medioevo. Il famoso film di Eisenstein del 1938, Alexandre Nevsky, fu realizzato su questo tema e giocò un ruolo importante nella propaganda di guerra sovietica.

Come è cambiata questa narrazione durante la perestrojka e la glasnost ai tempi di Gorbaciov?

Direi che questa storia è stata messa in discussione in diversi modi. Quando si è cominciato a discutere pubblicamente dell’Unione Sovietica, sono immediatamente emerse grandi questioni storiche sulla Seconda guerra mondiale. Gli anni Sessanta erano stati un periodo di liberalizzazione del regime sovietico e sono emersi i primi dibattiti pubblici sulla Seconda guerra mondiale e sul fatto che l’Unione Sovietica non fosse sufficientemente preparata alla guerra con la Germania. Vennero anche sollevate domande sul ruolo della repressione di Stalin nei confronti dei leader dell’Armata Rossa alla fine degli anni Trenta e se questa avesse avuto un ruolo negativo nella conduzione della guerra. Questi dibattiti sono iniziati negli anni Sessanta, soprattutto tra l’intellighenzia, e sono poi riemersi durante la perestrojka con un interesse pubblico molto maggiore. Una delle questioni sollevate riguardava l’inizio della guerra e il patto Molotov-Ribbentrop, cioè tra i nazisti e l’Unione Sovietica. Per molto tempo, la posizione ufficiale negò completamente l’esistenza della parte segreta di quel patto, che consisteva essenzialmente nella spartizione della Polonia tra Hitler e Stalin. Il Parlamento sovietico condannò ufficialmente il Patto Molotov-Ribbentrop solo nel 1989, scusandosi per la violazione del diritto internazionale.

Come è proseguita la discussione sulla Seconda guerra mondiale e la sua commemorazione negli anni ’90 sotto il regime di Eltsin e l’approccio anticomunista del suo governo?

La prima consapevolezza del nuovo governo Eltsin fu che la memoria condivisa della Seconda guerra mondiale poteva essere un’importante base unificante per una nuova identità civica nella Russia post-comunista. Ecco perché, negli anni ’90, ci sono state tutta una serie di parate militari, il 9 maggio, per celebrare la fine della guerra.

D’altra parte, ci sono stati anche storici che hanno parlato del ruolo delle truppe sovietiche che si unirono ai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale: il cosiddetto Esercito di Liberazione Russo, composto da ex soldati e generali russi e schierato con Hitler. Alcuni storici hanno sostenuto che, sebbene fossero traditori, alcuni di loro avevano buone intenzioni ed erano principalmente patrioti russi anticomunisti. Ma la narrazione dominante sul tema della Seconda Guerra Mondiale riguardava, ovviamente, quella dell’eroico esercito sovietico.

Se ora passiamo a Putin e ai suoi primi anni di potere, quanto è stata importante per lui la Seconda guerra mondiale?

Putin ha fatto della memoria della Seconda guerra mondiale uno degli elementi chiave della nuova ideologia di Stato. Nei suoi discorsi cita spesso l’esperienza eroica del popolo sovietico e il 9 maggio è diventato un evento davvero significativo in Russia: è il più importante giorno festivo. Un’altra differenza tra la commemorazione della Seconda Guerra Mondiale sotto Putin e quella durante il periodo sovietico è che la maggior parte delle persone che hanno effettivamente combattuto in guerra non sono più vive. La Seconda Guerra Mondiale è diventata un mito e ha iniziato a essere completamente manipolata dallo Stato.

Nel 2012, in Russia si sono svolte grandi manifestazioni anti-Putin. È stato uno dei momenti più significativi nella storia della Russia moderna. Gli studiosi parlano di una svolta conservatrice proprio in risposta a queste manifestazioni. Qual è stato il significato di questo momento nell’ulteriore sviluppo della Russia e della sua politica?

Le manifestazioni sono state descritte come una ripetizione del modello di relazioni tra la Russia e l’Occidente. I partecipanti alle proteste sono stati descritti come uno strumento dell’influenza occidentale. Per questo anche le elezioni presidenziali del marzo 2012 sono state descritte come una sorta di scontro tra l’Occidente e la Russia, rappresentata da Putin. La Seconda Guerra Mondiale è tornata a occupare uno spazio maggiore nella narrazione propagandistica nel 2014, in relazione all’annessione della Crimea e alla guerra con l’Ucraina.

Sì, possiamo spostarci al 2014 perché, come sappiamo, Putin utilizza molte storie associate alla Seconda Guerra Mondiale nel contesto della guerra con l’Ucraina. Questi confronti sono iniziati nel 2014?

Sì, perché il nuovo governo di Kiev è stato etichettato come un regime nazista dalla propaganda di Putin. È stato dipinto come un diretto successore dei nazionalisti ucraini che si erano schierati con Hitler durante la guerra. Tutto questo è stato presentato come una vendetta per la Seconda guerra mondiale. Pure importante anche l’idea che i Russi potessero ripetere la guerra e vincere di nuovo.

Ricordo che il 9 maggio 2014 a Mosca c’erano slogan ovunque che indicavano come i Russi avrebbero potuto sconfiggere di nuovo l’Occidente come avevano fatto durante la Seconda guerra mondiale. Questi slogan erano ovunque e molte persone li appiccicavano persino sulle loro auto.

Il secondo conflitto mondiale veniva presentato come una guerra con l’Occidente. Hitler non era solo un fascista che rappresentava un’eccezione nella storia europea, ma riproduceva anche uno schema ricorrente, sia nella forma di Napoleone che in quella dei crociati medievali. L’Ucraina è stata solo un altro capitolo della stessa storia infinita di aggressione occidentale contro la Russia.

Immagino sia stato molto efficace nel 2014, ma oggi, dopo tanti anni di ripetizione, questo tipo di propaganda funziona ancora?

Sì, credo che sia sempre abbastanza efficace, soprattutto perché fa riferimento a storie familiari. La maggior parte dei Russi, me compreso, ha avuto genitori che sono stati soldati dell’Armata Rossa durante la guerra e questo è, ovviamente, uno dei pochi ricordi dell’epoca sovietica di cui si può essere orgogliosi. Ecco perché ha ancora una vasta eco.

È interessante che la propaganda di Putin ritragga l’Occidente utilizzando due narrazioni opposte. Una è che l’Occidente è fondamentalmente fascista, l’altra è che l’Occidente è degenerato, controllato dall’ideologia LGBT, e che loro sono fragili “fiocchi di neve”. 

Come funzionano queste due narrazioni?

La propaganda non ha bisogno di essere coerente. È del tutto possibile che vi siano delle contraddizioni. In effetti, potremmo chiederci come l’Occidente possa portare avanti l’eredità di Hitler promuovendo al contempo i valori dell’uguaglianza LGBT, quando sappiamo che le persone LGBT sono state nei campi di concentramento sotto Hitler. La propaganda non deve essere necessariamente logica, ma deve toccare le emozioni.

A proposito di Putin e dell’ideologia, c’è anche un interessante dibattito tra gli accademici su questo tema. Alcuni sottolineano che Putin non ha un’ideologia e che il suo potere si basa più o meno su decisioni politiche pragmatiche. Altri ritengono che Putin e i suoi alleati perseguano in realtà un’ideologia che comprende il nazionalismo, la restaurazione della Russia come grande potenza, una posizione anti-occidentale e un conservatorismo politico sostenuto dalla Chiesa. Qual è la sua opinione: Putin ha un’ideologia e come funziona in Russia?

Questa è una domanda molto delicata perché riguarda la nostra comprensione dell’ideologia. L’ideologia è molto legata alla nostra esperienza materiale. Per esempio, si può dire che Putin sia stato estremamente cinico fin dall’inizio del suo regno, e anche prima, nei primi anni ’90, quando lavorava nel governo di San Pietroburgo, che allora era chiamata la “capitale della malavita della Russia”. Credo che l’esperienza di questi anni abbia convinto Putin che tutte le persone sono fondamentalmente animali. Combattono solo per il potere e il denaro, e questa è la regola principale della vita, che si può applicare anche alle relazioni internazionali. Penso che queste idee siano ciniche e ideologiche allo stesso tempo, perché se si usa un quadro cinico per una visione generale della vita, allora si sta già usando una sorta di approccio ideologico.

Quello che è successo negli anni Duemila, quando è diventato presidente, lo ha convinto di essere la persona più forte e potente del Paese, non vincolata dalla legge o dalle istituzioni. Ha iniziato a pensare di avere una missione storica speciale. Credo che in quel momento le idee intellettuali dei pensatori conservatori siano diventate più importanti non solo per Putin, ma anche per chi lavora al Cremlino. Dopo la “svolta conservatrice” del 2012, possiamo vedere come questi due piani ideologici si intersecano. Essi applicano una visione del mondo ideologica che è cinica e conservatrice allo stesso tempo.

Tutto ciò contiene anche un rifiuto del progetto politico occidentale. La visione del futuro è situata nel passato, sotto forma di rifiuto del neoliberismo, dello stile di vita e di pensiero occidentale e dei “valori occidentali”?

Sì, ma è molto interessante che tutta questa costruzione del quadro anti-occidentale sia in realtà tratta dal pensiero conservatore occidentale. Qual è la sua idea principale? L’Occidente declina perché ha tradito i propri valori, il proprio passato: il cristianesimo e la morale tradizionale. In questo senso, la Russia di Putin dice di essere il vero Occidente, la vera Europa. Dice di essere il vero custode dei valori cristiani europei, traditi dall’Occidente stesso.
Putin ha adottato alcune narrazioni conservatrici della guerra culturale occidentale, secondo cui le élite liberali cercano di imporre alla società valori culturali di sinistra. Vogliono abbandonare i valori cristiani della famiglia e sostituire gli Europei con i migranti. È interessante che le idee della cosiddetta “grande sostituzione” siano direttamente utilizzate dalla propaganda di Putin quando descrive il problema dell’immigrazione in Europa e in particolare in Germania.

Non è forse anche perché la Russia di Putin vuole diventare il Paese leader di questo movimento conservatore globale?

Sì, e credo che faccia molto affidamento su varie forze di estrema destra e conservatrici, soprattutto in Europa. Putin ritiene di essere un alleato di fatto di personaggi come Marine Le Pen o i leader dell’AfD tedesca.

Tornando alla questione della commemorazione della Seconda guerra mondiale, mi chiedevo se potesse farci un esempio di come questo evento storico viene insegnato nelle scuole russe.

Ho già descritto parte di questa storia. La base è che la guerra fu un’altra forma di espansione occidentale che cercava di distruggere la Russia. L’obiettivo originario di Hitler era quello di schiavizzare i Russi, perché l’idea occidentale della superiorità della razza ariana era in gran parte antislava. Si trattava quindi di una guerra esistenziale non solo per l’Unione Sovietica, ma anche per l’intera civiltà russa. Stalin fu un grande leader nel capirlo e fermò le politiche anticristiane e antireligiose dell’Unione Sovietica. La Chiesa ortodossa russa fu restaurata durante questo periodo. Stalin fece appello ai sentimenti patriottici dei russi e cambiò la retorica. Divenne una grande guerra patriottica e, sebbene fosse dolorosa perché molte persone morirono, fu un evento davvero magnifico. Tutti dovrebbero ricordare questo momento di gloria militare dell’esercito russo, per sempre invincibile. Questa è la storia principale della Seconda guerra mondiale che viene insegnata nelle scuole.

Se lei è fosse un insegnante in Russia, potrebbe insegnare ai suoi studenti in modo diverso o sarebbe obbligato a seguire la narrazione storica ufficiale?

Come insegnante, sei obbligato a seguire la narrazione ufficiale. Solo un anno fa è stato introdotto un nuovo libro di testo di storia obbligatorio per tutte le scuole russe. Prima si poteva scegliere tra tre o quattro libri di testo diversi suggeriti dal Ministero dell’Istruzione. Ora ne avete solo uno. L’autore di questo libro di testo è Vladimir Medinsky, che attualmente è il consigliere di Putin per la storia. Medinsky è oggi una delle persone più influenti in Russia. Se in classe cominciaste a parlare della Seconda guerra mondiale in modo diverso, potreste andare incontro a conseguenze molto spiacevoli.

Questo dimostra quanto sia importante la storia per l’attuale regime di Putin…

Sì; e, se si offende il patriottismo russo, c’è un articolo assai preciso del Codice penale che spedisce direttamente in prigione. In Russia ci sono una serie di leggi repressive per difendere i monumenti della Seconda guerra mondiale. Ad esempio, se si paragona l’Unione Sovietica e la Germania nazista in qualsiasi contesto, si tratta di un crimine. Quando si parla della Seconda guerra mondiale in Russia, bisogna stare molto attenti.

*questa intervista, condotta da Ondřej Bělíček, è apparsa il 28 ottobre 2024 su https://denikalarm.cz .

La traduzione in italiano è stata condotta dal segretariato MPS, a partire della versione spagnola apparsa sulla rivista viento sur.

articoli correlati

Scopri di più da Il Pungolorosso

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere