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Cento anni di straordinaria resistenza palestinese al colonialismo sionista-occidentale (registrazione – video dell’incontro di domenica 2 febbraio)

Una generale soddisfazione, molte congratulazioni, perfino lodi. Non esageriamo, però. L’incontro on line di domenica 2 febbraio su Cento anni di resistenza palestinese al colonialismo sionista-occidentale promosso dalla TIR e dalla redazione unificata de Il Pungolo rosso-Pagine marxiste, era necessario. Necessario come una boccata d’aria di montagna, secondo l’espressione di un compagno. In effetti l’incontro è stato intenso, ricco di spunti, senza fronzoli.

Tra googlemeet, youtube e gli ascolti collettivi organizzati a Torino, Marghera e Napoli, l’hanno seguito circa duecento compagne/i.

Pubblichiamo qui la registrazione completa del dibattito, che è stato aperto da Eddy, che ha parlato da Napoli (luogo da settimane di una dura lotta operaia organizzata dal SI Cobas contro la Gls e TEMI), e messo in luce l’assoluta complementarietà tra le lotte politiche e sindacali e l’approfondimento, lo studio, la formazione dei militanti su basi di classe, internazionaliste, presentando la causa della liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese come la causa di tutte le masse oppresse e sfruttate del mondo – e tale è.

La relazione introduttiva è stata una difficile (dato il tempo limitato) cavalcata attraverso più di cento anni di resistenza straordinaria – dentro e fuori la Palestina storica – al potere oppressivo, distruttivo, genocida del colonialismo di insediamento sionista-occidentale. Una resistenza capace a più riprese di rinascere dalle proprie ceneri come l’araba fenice, e di battersi con ogni mezzo contro la macchina di morte imperialista che pretende di annientarla, fallendo sistematicamente. 

I contenuti della relazione sono stati ripresi e completati da una serie di interventi:

-Mahmoud da Torino, ha illustrato il ruolo negativo delle borghesie arabe, una galleria di falsi amici della causa palestinese, che per la popolarità che essa ha tra le masse arabe, la hanno usata in maniera cinica allo scopo di legittimare il proprio potere quasi sempre dispotico, salvo poi, nei momenti-chiave, tradirla in modo più o meno clamoroso;

-Paola del Comitato 23 settembre, ha parlato del ruolo trascurato, ma decisivo, delle donne palestinesi e arabe, oggetto delle più brutali violenze fisiche e simboliche, nella lotta secolare al colonialismo,  impegnate anche in quella, non scissa dalla prima, al patriarcalismo;

-Lucia di University and college workers for Palestine, da Londra, ha fatto un’acuta analisi della forza e dei limiti del movimento di solidarietà alla Palestina nel Regno Unito, che è stato finora, e di gran lunga, il più ampio e radicato in Europa, presentandolo nelle sue diverse componenti, e ha denunciato la repressione messa in atto dal governo laburista in carica contro la manifestazione del 18 gennaio per impedirle di marciare verso la sede della BBC;

-Martino da Genova – “il genocidio e la guerra ai palestinesi e in Ucraina” cominciano qui, dai “nostri” governi, dal “nostro” padronato, dal “nostro” stato; per questo la nostra battaglia qui è fondamentale tanto per la causa palestinese, quanto per mettere in discussione il sistema capitalistico globale che opprime le classi lavoratrici, e si deve articolare in scioperi, blocchi dei porti, attacco agli interessi sionisti in Italia e in Europa;

-Samed dei GPI, si è concentrato sulla genesi e la valenza schiettamente reazionaria, anti-rivoluzionaria del sionismo, la sua natura razzista e sterminista, e sull’enorme forza della resistenza palestinese, in quanto resistenza di classe e popolare, che ha saputo rompere ciclicamente gli argini nazionali in cui si è cercato ripetute volte di imprigionarla (in particolare dopo gli accordi di Oslo), e che ha conquistato in questi 15 mesi una vittoria militare memorabile sullo stato sionista;

-Guillermo del Partido Obrero da Buenos Aires, ha svolto un ampio e appassionato intervento. E’ partito dalla denuncia del governo Milei, per cui Israele è un punto di riferimento centrale sul piano ideologico e per la sua tecnica nella repressione dei movimenti di massa, per poi sviluppare il tema della solidarietà incondizionata alla lotta di liberazione palestinese da un punto di vista internazionalista rivoluzionario, che però non dissimula le divergenze strategiche da Hamas e altre formazioni di stampo nazionalista. La guerra in Palestina – ha aggiunto – è parte di un’offensiva dell’imperialismo yankee ed europeo volto a ridisegnare l’intero Medio Oriente; e questa è a sua volta parte di una crescente corsa alla guerra su scala globale con protagoniste tutte le grandi potenze capitalistiche, contro cui è fondamentale portare avanti il raggruppamento delle forze coerentemente internazionaliste per la fondazione di una nuova Internazionale rivoluzionaria;

-Arek del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera, ha collegato il sostegno di Trump ai piani di deportazione di massa dei palestinesi da Gaza verso l’Egitto e la Giordania, con le politiche di Trump, Meloni e della Commissione europea, di deportazione degli immigrati senza permesso di soggiorno, e proposto di aderire alla mobilitazione contro queste politiche che sta partendo negli Stati Uniti);

-Walter da Napoli per Iskra, ha sottolineato come la resistenza palestinese sia stata in questi 15 mesi un vero e proprio faro per le mobilitazioni contro la guerra, contro il DDL 1660, non solo per i giovani immigrati delle seconde generazioni, ma anche per i giovani autoctoni che davanti ad un’assenza di futuro, inziano ad alzare la testa nelle scuole, nelle università, sui territori, scendendo in lotta contro il nostro nemico n. 1, che è la “nostra” borghesia;

-Jalila dei GPI da Firenze, ha ricordato e attaccato il ruolo dell’Italia nel sostegno organico al sionismo, dalla vendita di armi alla propaganda e alla disinformazione nei mass media, dalla protezione di veri e propri criminali di guerra alla persecuzione di chi è solidale con il popolo palestinese (da Anan Yaeesh a Seif), e deve avere il nostro sostegno attivo, e ha richiamato la necessità di affiancare alla denuncia del DDL 1660 quella al DDL 1004, e di allargarla il più possibile alle persone comuni vittime della disinformazione di regime;

-infine, un compagno del Pmli ha voluto tradurre in termini propagandistici il contenuto dell’incontro, con cui si è detto sostanzialmente concorde.

Le conclusioni di Piero da Genova hanno ribadito che l’approfondimento storico e teorico è elemento essenziale, e insostituibile, per rafforzare ogni movimento di lotta. Tanto più se si tratta – come è nel caso della lotta di liberazione palestinese – di un movimento rivoluzionario nazionale con una valenza che va ben al di là di una singola causa nazionale. Tale è il movimento della resistenza palestinese dal momento che si scontra con l’intero apparato di devastazione e di morte dell’imperialismo occidentale, di cui quello sionista è un’articolazione (senza ricevere alcun reale aiuto dalle potenze capitalistiche anti-occidentali, anzi!). Il conflitto tra popolo palestinese e occupanti sionisti non è certo iniziato il 7 ottobre 2023, né finisce con la tregua attuale, strappata dalla forza organizzata della resistenza palestinese armata e non armata, che è solo provvisoria. La guerra più che secolare tra sionismo e popolo palestinese non finirà con questa tregua, perché l’asse Usa-Israele (sempre assecondato dall’Italia e dall’UE, complici del genocidio) intende liquidare definitivamente la causa palestinese attraverso i cd. “accordi di Abramo” estesi all’Arabia saudita. Ecco perché è indispensabile rilanciare qui, e ampliare, il movimento di solidarietà al popolo e alla resistenza palestinese. Gli internazionalisti della TIR lo faranno nella prospettiva di una rivoluzione di area che unisca tutte le masse oppresse e sfruttate al di là di quei confini, di quelle differenze etniche e religiose, che le potenze del capitalismo imperialista hanno saputo finora usare per impedire che la forza esplosiva dell’unità dei proletari e degli oppressi faccia saltare per aria il loro decrepito ordine di sfruttamento, saccheggio e dominazione. Nella prospettiva, quindi, della rivoluzione sociale anti-capitalista internazionale.

Dicevamo: abbiamo ricevuto e riscontrato a botta calda, e nei due giorni successivi, una generale soddisfazione, molte congratulazioni, perfino lodi. Prendiamo tutto ciò come un invito a proseguire in questo tipo di incontri di approfondimento, e a fare meglio. Alla prossima! Nel frattempo, chi non c’era e ascolterà la registrazione, ci faccia avere il suo riscontro all’indirizzo del nostro blog:

com.internazionalista@gmail.com

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