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Dal Bangladesh, un comunicato del sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori dell’abbigliamento (italiano – English)

Riceviamo dal Bangladesh e volentieri pubblichiamo un recente comunicato della Federazione Nazionale delle Lavoratrici e dei Lavoratori dell’abbigliamento (la data del 24.05 che c’è sull’intestazione del foglio è chiaramente sbagliata – il testo è stato scritto su un foglio con vecchia intestazione – n.), che denuncia come nelle proteste studentesche e popolari delle scorse settimane la polizia abbia ucciso decine di lavoratori e lavoratrici, ed espone le rivendicazioni della National Garment Workers Federation nei confronti del governo provvisorio. Rivendicazioni che, pur essendo per lo più riferite alla specifica categoria, hanno il pregio di non essere semplicemente di categoria: rilascio dei lavoratori ancora arrestati, condanna dei responsabili delle uccisioni, cure sanitarie per i feriti a carico dello stato, aumento del salario minimo – concepito come salario vitale o dignitoso-, abolizione delle leggi speciali (brutalmente anti-operaie e pro-capitale) nelle zone economiche speciali per l’export, libertà di organizzazione e di sciopero, parità di diritti delle lavoratrici donne in tutti gli ambiti della vita lavorativa e sociale – facciamo notare che questo è uno dei pochissimi sindacati del mondo in cui nella stessa bandiera del sindacato compare un simbolo femminista (Bangladesh avanzato, Italia arretratissima…). Il comunicato si conclude con un appello internazionale a inviare fondi per la copertura delle grosse spese da sostenere per gli aiuti alle famiglie degli operai/e assassinati/e dalla polizia, la cura dei feriti e la difesa di quanti/e sono ancora in stato di arresto.

In effetti, come risulta anche da questa presa di posizione della NGWF, una grande rivolta studentesca partita agli inizi di giugno si è via via trasformata, a seguito della sanguinosa repressione del governo di Sheikh Hasina, in una più ampia rivolta popolare. La rivendicazione di partenza degli studenti era, in realtà, piuttosto limitata: la soppressione della quota riservata di accesso al pubblico impiego a favore dei discendenti dei combattenti della “guerra di indipendenza” contro il Pakistan (1969-1971), con “il merito e la conoscenza” contrapposti all’uso clientelare di questa quota riservata. Nessun ponte lanciato verso la classe operaia industriale, protagonista negli scorsi anni di importanti scioperi e rivolte, ed una certa ambiguità di fondo per quel che riguarda la posizione dei rivoltosi nei confronti del BNP, il partito rivale della Lega Awami di Hasina, di sicuro non meno anti-operaio e anti-popolare del partito al governo dal 2009. Ma la dinamica dello scontro ha comunque coinvolto strati del proletariato, e costretto lo stesso movimento studentesco a porsi problemi politici e sociali di ordine generale, complessivo. Così come ha fornito il destro a un sindacato come la NGWF di presentare la propria denuncia e le proprie rivendicazioni autonome anche al nuovo governo, presieduto dal cosiddetto banchiere “dei poveri” – per molti, ed anche per noi, sanguisuga dei poveri – Yunus.

La scelta della parte del movimento studentesco che fa capo a Students Against Discrimination di indicare proprio questo personaggio, considerato molto vicino alla famigerata gang di Bill&Hillary Clinton, e subito congratulato dal segretario di stato statunitense Blinken (come pure dal governo di Pechino), indica quanto meno lo stato politico confusionale della leadership studentesca. E potrebbe indicare qualcosa di più pericoloso ancora per gli esiti di questa ampia sollevazione: la fiducia in una gestione “tecnica” delle enormi contraddizioni sociali e politiche di questo paese sottoposto ai diktat del FMI e agli interessi predatori delle grandi potenze vicine e lontane (India, Cina, Stati Uniti e perfino la Gran Bretagna), e della molteplicità di multinazionali straniere (per lo più occidentali, e naturalmente anche italiane, a cominciare dai “progressisti” Benetton) che lì succhiano il sangue a milioni di giovani (e meno giovani) operaie e operai dell’industria manifatturiera, tessile e abbigliamento in primis.

Ma registriamo con interesse e attenzione che una parte del movimento studentesco è stata trascinata ad occuparsi di temi di carattere più generale: la difesa delle minoranze hindu (colpite da centinaia di attacchi in quanto ritenute complici del governo Hasina), il controllo dei prezzi nei mercati contro i profittatori (con un “ultimatum” al governo Yunus di prendere drastiche misure contro l’inflazione nel giro di una settimana), il ripristino dei servizi, e – in qualche caso – la creazione di comitati operai-studenti che, per la prima volta dall’inizio di questa rivolta, colleghino questi due mondi rimasti negli ultimi mesi, nonostante tutto, distinti.

Il nuovo governo si è subito presentato con il sorriso sornione del miliardario Yunus che ha raccomandato a tutti di ripudiare la violenza e tornare a casa, e al lavoro: a rimettere le cose “a posto” ci penserà il governo (e il suo gran protettore interno: l’esercito). In che senso: “a posto”? Nel frattempo la borsa festeggia, gli industriali – fidandosi del nuovo governo – avanzano la pretesa di scaricare sugli operai i costi dello scombussolamento dell’economia non pagando i salari dovuti, l’esercito non esclude nulla (alcuni settori del mondo studentesco, e non solo, ne temono le cospirazioni). Insomma, il rischio che questa grande rivolta venga neutralizzata da una serie di manovre politiche ed economiche interne al Bangladesh e internazionali è piuttosto alto. Tuttavia è proprio in scontri di classe necessariamente complicati e tumultuosi del genere che il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici deve farsi le ossa per rendersi totalmente indipendente dai molteplici partiti borghesi, e diventare il riferimento per quella componente del mondo studentesco che sogna e vuole un futuro di liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento non solo per sé, corporativamente, ma per l’insieme degli sfruttati e degli oppressi.

From Bangladesh, a statement from the garment workers’ union (NGWF)

We receive from Bangladesh and gladly publish a recent statement from the National Garment Workers Federation [the date of 24.05 on the header of the sheet is clearly wrong – the text was written on a sheet with an old header], which denounces how in the student and popular protests of recent weeks the police have killed dozens of workers, and sets out the demands of the National Garment Workers Federation against the Provisional Government. Demands that, although mostly referred to the specific category, have the merit of not being simply category-based: release of workers still arrested, conviction of those responsible for the killings, health care for the wounded paid by the state, increase in the minimum wage – conceived as a living or decent wage -, abolition of special laws (brutally anti-worker and pro-capital) in the special economic zones for exports, freedom of organization and strike, equal rights of women workers and women in all areas of working and social life – – we point out that this is one of the very few unions in the world in which a feminist symbol appears in the same flag as the union (advanced Bangladesh, very backward Italy…). The communiqué concludes with an international appeal to send funds to cover the large expenses to be incurred for aid to the families of workers murdered by the police, the treatment of the wounded and the defense of those who are still under arrest.

In fact, as is also clear from this position taken by the NGWF, a great student revolt that started at the beginning of June has gradually been transformed, following the bloody repression of the government of Sheikh Hasina, into a broader popular uprising. The students’ initial demand was, in reality, rather limited: the suppression of the reserved quota for access to public employment in favor of the descendants of the fighters of the “war of independence” against Pakistan (1969-1971), with “merit and knowledge” opposed to the clientelistic use of this reserved quota. No bridge has been built towards the industrial working class, the protagonist of major strikes and revolts in recent years, and there was a certain basic ambiguity regarding the position of the rebels towards the BNP, the rival party of Hasina’s Awami League, certainly no less anti-worker and anti-popular than the ruling party since 2009. But the dynamics of the clash nevertheless involved layers of the proletariat, and forced the student movement itself to pose political and social problems of a general, overall nature. Just as it has provided the right for a union like the NGWF to present its own complaint and its autonomous demands to the new government, presided over by the so-called banker of the poor people – for many, and also for us, leech of the poor – Yunus.

The choice of the part of the student movement headed by Students Against Discrimination to indicate Yunus, considered very close to the notorious Bill & Hillary Clinton gang, and immediately congratulated by the US Secretary of State Blinken (as well as by the Beijing government), indicates at least the confused political state of the student leadership. And it could indicate something even more dangerous for the outcomes of this broad uprising: the trust in a “technical” management of the enormous social and political contradictions of this country subjected to the diktats of the IMF and the predatory interests of the great powers near and far (India, China, the United States and even Great Britain), and of the multiplicity of foreign multinationals (mostly Western, and of course also Italian, starting with the “progressive” Benetton) that suck the blood of millions of young (and not so young) industrial manufacturing workers there, textiles and clothing in the first place.

But we note with interest and attention that a part of the student movement has been dragged into dealing with issues of a more general nature: the defense of Hindu minorities (hit by hundreds of attacks as they are considered accomplices of the Hasina government), price controls in the markets against profiteers (with an “ultimatum” to the Yunus government to take drastic measures against inflation within a week), the restoration of services, and – in some cases – the creation of worker-student committees which, for the first time since the beginning of this revolt, connect these two worlds that have remained in recent months, despite everything, distinct.

The new government immediately presented itself with the sly smile of billionaire Yunus who recommended everyone to repudiate violence and return home, and to work: the government (and its great internal protector: the army) will take care of putting things “back in place”. In what sense: “in place”? In the meantime, the stock market celebrates, the industrialists – trusting the new government – claim to unload the costs of the recent troubles of the economy on the workers by not paying the wages due, the army does not exclude anything (some sectors of the student world, and not only, fear conspiracies).

In short, the risk that this great revolt will be neutralized by a series of internal political and economic maneuvers in Bangladesh and internationally is quite high. However, it is precisely in necessarily complicated and tumultuous class clashes of this kind that the workers’ movement must cut its teeth to make itself totally independent from the multiple bourgeois parties, and become the reference point for that component of the student world that dreams and wants a future of liberation from oppression and exploitation not only for itself, corporately, but for all the exploited and oppressed.

Insurrezione studentesca e di massa, caduta del governo autocratico e vittime nella lotta


Inizio del movimento: lunedì 5 giugno 2024
Totale morti: 560 (dal 16 luglio al 7 agosto)
Totale feriti: circa 150.000, secondo vari giornali e TV (dati precisi sui feriti non sono ancora disponibili)
Di cui, lavoratori morti e feriti
Lavoratori/lavoratrici dell’abbigliamento: 11
Lavoratori/lavoratrici di negozi, hotel, centri commerciali, ecc.: 36
Manovali, salariate/i giornalieri e simili: 17
Lavoratori auto, camion, rickshaw: 21
Proprietari di piccole attività e venditori ambulanti: 16
Conducenti di auto, camion, rickshaw, e aiutanti: 13
Bambini uccisi: 32
Identità degli uccisi: Yamin Chowdhury, lavoratore di Badda; Md. Rasel, lavoratore di
Narayanganj; Md. Zaman Mia, lavoratore dell’abbigliamento di Mymensingh; Shubho Sheel,
lavoratore dell’abbigliamento di Savar; Zakir Hossain, responsabile di produzione di una fabbrica
dell’abbigliamento di Kapasia, Gazipur, sono stati uccisi da armi da fuoco. Tra loro, quattro sono stati
uccisi il 20 luglio. Altri quattro sono morti mentre erano ricoverati all’ospedale Dhaka Medical, e
Shubho Sheel è morto all’Enam Medical College Hospital di Savar.
La National Garment Worker Federation (NGWF – Federazione Nazionale Lavoratrici/lavoratori
dell’Abbigliamento) ha sostenuto ufficialmente la lotta fin dall’inizio. Purtroppo in questo periodo
la National Garment Worker Federation ha subito perdite significative:

  • Membri uccisi: 5
  • Membri feriti: più di 50
  • Membri arrestati: più di 100.
    Tra loro Zakir Hossain, Segretario Generale aggiunto della Commissione Regionale Ricami
    Mohammadpur della Federazione, e gli organizzatori attivisti Md. Sohel, Nayim Hossain, Nazmul
    Hossain e Shubho Sheel sono stati uccisi dal fuoco della polizia. Il Segretario della sede centrale
    Md. Riyad Hossain e Samir Hossain sono stati feriti.
    Una parte significativa dei morti sono lavoratori: l’analisi dei dati dei morti indica che un’ampia
    quota erano lavoratori, piccoli lavoratori in proprio, dipendenti di negozi, manovali e persone a
    basso reddito.

Richieste al governo provvisorio di 4,2 milioni di lavoratori dell’abbigliamento e altri lavoratori

  1. Giustizia immediata per l’uccisione di 11 lavoratori dell’abbigliamento, di cui 5 membri della
    National Garment Workers Federation, dei lavoratori dei negozi e del commercio al dettaglio, e
    di tutti i lavoratori. Assicurare la punizione dei responsabili delle uccisioni in massa.
  2. Assicurare il trattamento medico necessario e avanzato per tutti i lavoratori dell’abbigliamento
    feriti, inclusi i 50 membri feriti della Federazione.
  3. Rilascio immediato, senza condizioni, di tutti i lavoratori dell’abbigliamento arrestati, tra cui
    centinaia della Federazione.
  4. Provvedere a un adeguato risarcimento per le famiglie dei lavoratori dell’abbigliamento uccisi e
    feriti.
  5. Immediato aumento dei salari stabiliti per i lavoratori dell’abbigliamento e modifica del termine
    “salario minimo” in “salario vitale” o “salario decoroso”, con valore legale.
  6. Annuncio immediato di un salario minimo nazionale applicabile e accettabile per tutti i settori in
    tutto il paese.
  7. Immediata introduzione di un sistema di razionamento per i 4,2 milioni i lavoratori
    dell’abbigliamento.
  8. La normativa separata vigente nelle Zone di Lavorazione per l’Export (EPZ) è contraria alla
    Costituzione della Repubblica Popolare del Bangladesh e alle Convenzioni 87 e 98 dell’ILO.
    Di conseguenza, va abolita immediata la normativa separata per le EPZ e le EPZ vanno riportate sotto la vigente Legge sul lavoro del paese – in base alla quale i lavoratori avranno il diritto
    di esprimere le proprie opinioni, di organizzarsi e contrattare.
  9. Riformare le attuali leggi sul lavoro e le Norme sul Lavoro in Bangladesh alla luce delle
    Convenzioni ILO n° 87 e 98.
  10. Abolire tutti gli ostacoli normativi, di direzione aziendale e sociali alla formazione di sindacati e
    all’esercizio dell’attività sindacale nel settore dell’abbigliamento del Bangladesh.
  11. Assicurare alle donne lavoratrici parità di diritti, di salari, e parità di diritti nella famiglia, rispetto allo Stato, nella
    società e nei luoghi di lavoro.
    Perché sia fatta giustizia per i 5 membri NGWF uccisi, abbiamo bisogno del vostro sostegno per gli
    uccisi, per le cure per i feriti, e per la libertà su cauzione di coloro che sono ancora in arresto.
    NGWF ha già iniziato una campagna per queste rivendicazioni a partire da Ashulia l’11 agosto
  12. Abbiamo urgente bisogno del vostro sostegno per rendere efficace questa campagna.
    Ringraziando,
    il presidente dell’NGWF Amirul Haque Amin

Un paio di articoli ben informati e piuttosto ben orientati su questa vicenda:

https://npa-revolutionnaires.org/apres-la-chute-de-sheikh-hasina-ou-va-le-bangladesh

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