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Sementi private e fame pubblica

Terre Libere ci ha inviato alcuni articoli che riguardano i brevetti delle sementi prodotte dalle multinazionali dell’agricoltura. Quanto scritto su terrelibere.org getta lo sguardo su un problema importante e all’attenzione del mondo agricolo che riguarda tutte le popolazioni del mondo per il semplice fatto che tutti gli umani si nutrono. Noi vi suggeriamo alcune nostre considerazioni espresse in modo breve per sottolineare i principali aspetti sociali, politici, economici della contesa tra agricoltori e multinazionali.

Gli articoli che seguono mostrano cosa accade a chi pianta i semi che sono brevettati dai produttori e padroni delle sementi, tra cui Bayer e Basf, tanto per capire con quali briganti abbiamo a che fare. Spesso la ricerca con la quale si producono varietà più resistenti e produttive è finanziata con fondi pubblici, ma i profitti che derivano dalla commercializzazione delle sementi selezionate sono privati, e anche questo “dettaglio” fa parte di quel fenomeno chiamato capitalismo.

Nel caso di specie i proprietari delle piante brevettate, le multinazionali, le corporations, impongono una seconda e decisiva legge: un seme, una pianta! Questo vuol dire che se il piccolo contadino, dalla pianta il cui seme ha regolarmente pagato, ricava una talea per estendere la sua produzione, è soggetto a pagamenti di diritti, pene pecuniarie e va sotto processo. E’ questo che accade nel mondo, ai contadini ragusani di cui si parla qui fino ai contadini d’India, d’Africa, del mondo intero. Alla faccia della lotta alla fame nel mondo di cui ogni tanto sentiamo parlare dai governanti al servizio del capitalismo che arrivano ad imporre la distruzione delle piante illegalmente riprodotte oltre al risarcimento del caso previsto dai codici ideati e stilati dai governanti in servizio permanente effettivo al soldo delle multinazionali.

Brillano in falsità i ministri nostrani che collaborano con le multinazionali delle sementi e della ricerca in agricoltura. Il brigante Liam Gimon, Ceo della AIB (l’agenzia che si occupa di tutelare i diritti di proprietà delle multinazionali delle sementi) ha dichiarato: “La sentenza [di condanna dei contadini che hanno coltivato le piante di pomodori che in origine venivano dai semi brevettati] mostra la dedizione delle autorità italiane nel perseguire questi gravi reati”.

Del resto, tre quarti del Codice Civile in vigore in Italia riguardano la proprietà privata, la sua protezione, i diritti dei proprietari, le pene per chi attenta ai quei diritti. Si tratta di un fenomeno solo italiano? NO, si tratta di un fenomeno mondiale chiamato capitalismo e la proprietà privata che esso difende è soprattutto ed anzitutto la proprietà privata dei beni di produzione (tali sono anche le sementi) che sono nelle mani della borghesia. Così mentre minuscoli proprietari nostrani si illudono di far parte della categoria dei privilegiati e di essere protetti dalla legge e dallo stato al pari dei capitalisti, e guardano spesso ai loro oppressori sognando di poter salire nella gerarchia padronale, ecco che su di loro si abbatte la scure della repressione.

I piccoli contadini sperimentano così le chiacchiere elettorali del ministro Lollobrigida, illustre cognato della ducetta Meloni, le cui imprese non si limitano alla solidarietà con le multinazionali e che potranno essere temperate solo dalla lotta politica dei contadini uniti. “Dovremmo essere un corpo unico, siamo dispersi in mille rivoli” dice un piccolo produttore di Vittoria, comune vicino Gela famoso per la produzione di primizie in serra su cui ha fatto irruzione la Guardia di Finanza che ha sequestrato le piantine sospette e le ha inviate al Crea per gli esami del caso. Cos’è il Crea? E’ un istituto specializzato in analisi del DNA [addirittura!] delle piante per definirne l’origine e che fa capo al Ministero della sovranità alimentare presieduto da Lui, sempre Lui, il famoso cognato del governo Meloni.

In molte parti del mondo questo problema è esacerbato dalla fame, dalla vita di stenti, dalla soppressione di ogni diritto e la lotta contro i brevetti ha conosciuto, per fortuna, alti momenti di tensione. Ma una riflessione più generale è d’obbligo: qui non si tratta di brevetti di maccanismi, di proprietà intellettuale di opere non necessarie. Qui si tratta di fame, di diritto all’alimentazione in zone del mondo in cui si patiscono condizioni di vita insopportabili e quando siccità, alluvioni e cataclismi e guerre abbattono le colture (sta accadendo su scala sempre più grande anche in Ucraina, grazie al volonteroso aiuto della NATO e della UE), non c’è alcuno stato, alcun governo che mandi sotto processo gli autori di crimini contro l’umanità. Viceversa gli apparati di stato puniscono con solerzia vergognosa ed entrano in azione ogni qual volta i diritti dei capitalisti vengono anche solo sfiorati.

Riusciremo ad imporre che la ricerca scientifica venga finalizzata al soddisfacimento dei bisogni umani autentici, e non al profitto? Questo è di sicuro uno degli obiettivi dei comunisti.

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