Riceviamo da Carlo Soricelli, dell’Osservatorio nazionale morti sul lavoro di Bologna, e da Francesco Cappuccio, del SI Cobas e della Rete nazionale lavoro sicuro, e volentieri pubblichiamo queste due reazioni immediate e vigorose all’ennesima strage operaia, questa volta accaduta a Casteldaccia di Palermo, all’insopportabile ipocrisia del regime capitalistico che “piange” le morti che sistematicamente provoca, e in quantità crescenti.
Mineo, Catania, 8 giugno 2008: una strage uguale a quella di ieri a Casteldaccia di Palermo. 50 stragi sul lavoro da quando ho aperto l’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro – Carlo Soricelli
L’11 giugno 2008 due squadre di lavoratori, due addetti della ditta privata “Carfì servizi ecologici” di Ragusa, e quattro dipendenti pubblici, morirono nell’impianto comunale per la gestione e la depurazione dei reflui urbani di Mineo, in provincia di Catania. Non erano stati formati per le attività da svolgere quel giorno. Non avevano maschere né autorespiratori, e non indossavano imbracature collegate a cavi, per consentire il recupero in caso di malori. Mancava la segnaletica sulle precauzioni da prendere.
Ecco, 17 anni dopo succede lo stesso in provincia di Palermo. Ieri a Casteldaccia di Palermo è successo la stessa cosa: in questi 17 anni non è stato fatto niente, la situazione è addirittura peggiorata; ecco i nomi delle altre 5 vittime del subappalto di Casteldaccia: Giuseppe Miraglia, Epifano Alsazia, Roberto Raneri, Ignazio Giordano, Giuseppe La Barbera, ma ieri le morti sul lavoro sono state 8.
Dalla strage della ThissenKrupp di Torino del 6 dicembre 2007, non trovando notizie sul numero di morti, cominciai il monitoraggio con l’Osservatorio. Da allora le stragi sul lavoro sono state una cinquantina, se si considerano “stragi ” quelle dove sono morti più di un lavoratore, ma è impressionante la sequenza delle morti multiple in questo ultimo periodo: da Palermo a Bologna, da Firenze a Brandizzo di Torino, alla famiglia Colle dove morirono padre e due figli che lavoravano i Fuochi d’Artificio in casa, e potrei continuare in una sequenza drammatica. Ma ci sono giorni dove 10 lavoratori muoiono qua e là per il Paese. Anche lo Stato è coinvolto in questa macelleria sociale attraverso Enel e Ferrovie dello Stato.
367 morti sui luoghi di lavoro e 520 con itinere.
http://cadutisullavoro.blogspot.it

Comunicato congiunto SI Cobas – Rete nazionale Lavoro Sicuro.
LA GUERRA DEL LAVORO CONTINUA A MIETERE VITTIME, MA IL GOVERNO DICE CHE IL PIL TIENE!
6 maggio, Casteldaccia, Palermo: ancora 5 morti sul lavoro e un lavoratore in coma. Ancora un committente, la municipalizzata Ampa. Ancora appalti e subappalti, (Quadrifoglio group) e impiego di lavoratori interinali.
Come a Suviana (Bo), impianto ENEL. Come in tante, troppe vicende.
Renato Schifani governatore della Sicilia: “dolore profondo”, “siamo vicini…”, “parole insufficienti…”
Giorgia Meloni: “sia fatta piena luce”
Sindacati: “sarà la magistratura a fare chiarezza!”
Sempre lo stesso spartito di circostanza ipocrita e falsamente lacrimevole.
Con nota congiunta CGIL, CISL,UIL hanno proclamato uno sciopero di quattro ore ma solo per la Sicilia che è come un rituale che accompagna all’ennesimo funerale di nostri compagni.
I lavoratori siciliani sono morti per l’inalazione di gas. I lavoratori non hanno osservato le norme di sicurezza previste dal protocollo, viene prontamente sottolineato dalla Ampa che scarica in tal modo responsabilità alla
società appaltatrice e in ultimo agli stessi lavoratori.
Ma lo sanno questi che i documenti per sicurezza (DVR) nella quasi la totalità delle aziende sono occultati e indisponibili alle necessarie verifiche da parte di RLS e lavoratori?
Lo sanno questi che senza il ruolo attivo dei lavoratori questi documenti sono solo schede tecniche su strumenti e macchinari che non colgono interrelazioni e pericoli per chi lavora?
Questa gestione di segno padronale si risolve in puri adempimenti formali che non avvieranno neanche le premesse per sicurezza e prevenzione.
Landini, dichiara: “a uccidere i lavoratori non è stato il gas ma il sistema degli appalti e la precarietà del lavoro, i tagli dei costi per la sicurezza ed i tempi di lavoro”.
Dichiarazione sorprendentemente giusta e corretta, ha parlato (solo parlato) come un vero sindacalista tanto da voler, velleitariamente, aprire una trattativa per un cambio di sistema degli appalti.
Ma cambiare le norme che regolano le reazioni tra committenti e appalti è solo cosmesi che non modifica per niente la realtà materiali che è fatte di concorrenza sfrenata, sfruttamento, produttività esasperata, ritmi di lavoro incalzanti.
Il lavoratore interinale morto a Casteldaccia nel clima di costrittività poteva in quanto precario e quindi soggetto ricattato e ricattabile rifiutarsi di eseguire una attività comandata?
Caro Landini, è il sistema di produzione capitalistico che va cambiato e non le norme che di fatto lo giustificano.
C’è una evidente e puntuale relazione tra aumento della produttività, dei ritmi di lavoro, allungamento della durata e dell’intensità della giornata lavorativa e i morti e i feriti che si fa finta di piangere.
Landini e il sindacalismo di regime hanno mai contrastato l’aumento della produttività e cioè dello sfruttamento?
Non si può essere adoratori della produttività e a volte addirittura dare suggerimenti al padronato su come condurre le aziende per vincere la concorrenza dei competitor stranieri (vedi polemiche con Stellantis) e poi lamentarsi dei lutti che produce.
In questo sistema schifoso i morti sul lavoro e di lavoro sono il Benchmark che ne misura l’efficienza!
Rete nazionale lavoro sicuro
SI Cobas nazionale

Ancora da Carlo Soricelli – curatore dell’Osservatorio nazionale di Bologna morti sul lavoro
In allegato il grafico delle morti sul lavoro dall’inizio dell’anno al 7 maggio: 2008, anno di apertura dell’Osservatorio; 2014, anno di introduzione del Jobs act; 2023, Governo Meloni e il lavoro a “cascata”. E’ il precariato che uccide chi lavora, che non può rifiutarsi di svolgere un lavoro pericoloso e un numero di ore maggiore. L’esempio sono gli autotrasportatori, che muoiono come mosche, per incidenti e malori alla guida, ma praticamente tutte le categorie, ed è per questo che sono andato a votare i referendum della CGIL. Ricordiamo che il Jobs act ha precarizzato il lavoro a tutti i nuovi assunti, che in caso di causa, non vengono più riassunti ma indennizzati con pochi euro se il lavoratore è stato licenziato ingiustamente.
NB Sono riusciti a bloccarmi un’importante mostra sul tema “morti e infortuni sul lavoro”. ma non riusciranno a bloccarmi la tastiera e il monitoraggio dei morti.

Sulla possibilità di “svegliare la politica”, il compagno Carlo Soricelli continua ad illudersi di brutto. Questa sua perdurante illusione, tuttavia, non toglie validità al suo utilissimo, cocciuto lavoro di denuncia.

