
Allora: i capigruppo al parlamento riceveranno una indennità aggiuntiva di circa 1300€ netti al mese. Scandalo? No, nessuno scandalo – si affrettano a dire dall’ufficio di presidenza della Camera: le risorse verranno prelevate dal contributo che già i gruppi parlamentari ricevono dal bilancio complessivo di Montecitorio, quindi non ci sarà aumento di spesa per il 2023: è solo uno spostamento di fondi da un capitolo all’altro. Nel 2024 questa indennità sarà erogata direttamente dalla Camera e – si accettano scommesse – il bilancio potrebbe essere aumentato. Che differenza c’è in questi due modi di procedere? Nessuna! Pagheranno sempre gli stessi ma è meno visibile, l’operazione risulta meno insultante – in tempi di pesantissima perdita di potere d’acquisto dei salari – se si sostituisce “I parlamentari si aumentano lo stipendio” con “Aumenta il bilancio della Camera”.
Qualche voce di dissenso si è levata, ma è la solita ipocrisia di stato che l’opposizione del momento ha il compito di recitare – salvo restando, ovviamente, l’incasso.
In attesa di vedere come l’anno prossimo il bilancio di Camera e Senato aumenterà, ricordiamo che il 5 luglio scorso il Consiglio di garanzia del Senato (garanzia del parassitismo di stato, s’intende) ha cancellato il taglio dei vitalizi deciso nel 2018, e lo ha ripristinato per 851 ex senatori e 444 familiari di senatori defunti. L’ex senatore Luigi Vitali, che prendeva solo 4.300€ al mese ed ora avrà un aumento di 500€, ha dichiarato: “Ci sono ex parlamentari passati da una condizione di agiatezza ad una di semi-povertà”.
Naturalmente, non si sono fatte attendere misure per incrementare le indennità di sindaci, vicesindaci, assessori e consiglieri comunali dal 1° gennaio di quest’anno. Ferme dal 2000 e poi ridotte del 10% con la Finanziaria del 2016, con la legge di bilancio del 2022 stavolta gli amministratori locali dovrebbero essere più che soddisfatti: le loro indennità in pratica raddoppiano. Un’analisi completa della spesa per l’amministrazione delle infinite articolazioni dello stato (uno stato sempre più ipertrofico e costoso nelle sue funzioni di controllo, repressione e armamento), dai Comuni (che si articolano anch’essi fino ai quartieri) fino al Parlamento, richiederebbe un ampio volume, tante sono le indennità, i rimborsi, le diarie, le indennità di fine mandato, per non parlare dei benefit per trasporti, spese di documentazione (giornali, riviste, agenzie di stampa) e di comunicazione (telefoni e cellulari, spese postali), spese di ristorazione, per missioni e per il generico “espletamento del proprio mandato”, voce che comprende con grande fantasia ogni genere di spesa rimborsabile a piè di lista.
Anche in questo caso il provvedimento a favore degli amministratori locali è stato varato in gran silenzio. Brevi di cronaca, un servizio di Openpolis, poche noticine, e si capisce anche perché le opposizioni-farsa hanno evitato di fare commenti: i sindaci e relativi attaché sono di tutti i colori, bianchi “rossi”, rosa, tricolorati…
Ci siamo cimentati a fare una stima del costo che i proletari dovranno sopportare sia direttamente sia come contrazione di servizi e misure di sostegno di cui il Reddito di Cittadinanza era una voce. L’Agi ci dice che i vitalizi costano circa 190 milioni di euro all’anno mentre per le nuove indennità a sindaci e amministratori locali (votate anche dal M5S, l’incorruttibile paladino della riduzione dei costi della politica) possiamo solo stimare un minimo perché queste indennità trascineranno aumenti anche per i singoli consiglieri comunali. Calcolando 6.565 comuni a statuto ordinario (ma sicuramente reclameranno la loro parte anche i sindaci e sottosindaci delle regioni a statuto speciale!) ed una indennità media (questa varia secondo la popolazione del Comune) di 1000€ mensili,siamo già a oltre 6 milioni e mezzo al mese che in un anno diventano minimo 100 milioni.
Questi valentissimi amministratori che si sono appena “ritoccati” le loro prebende (e quelle dei loro predecessori), sono gli stessi che hanno appena perduto un miliardo dei fondi del PNRR per non aver ottemperato alle misure relative agli asili nido, con tanto di “sorpresa e disappunto nel governo italiano” (Sole 24ore del 4/7). Ora nella prossima legge di bilancio bisognerà trovare almeno un miliardo per sostituire le risorse UE bloccate. A chi chiederà questo miliardo ed altri ancora per la guerra il governo Meloni? All’ex senatore Vitali e agli altri mantenuti di stato?
