
Osservate il grafico, leggete questi due brevissimi resoconti (del Fatto quotidiano) sui bambini killer, poi ne parliamo.
Nello stato dell’Ohio (Usa) un bimbo di 2 anni ha accidentalmente sparato e ucciso la madre 31enne incinta all’ottavo mese. La donna è stata colpita alla schiena con una delle armi appartenenti a suo marito, padre del bambino, che in quel momento non si trovava in casa. La vittima, di nome Laura Ilg, non è morta sul colpo ma dopo il suo arrivo in ospedale. È stata lei stessa a chiamare il numero di emergenza 911 riferendo di essere stata colpita con un proiettile accidentale sparato dal figlio piccolo. Purtroppo i medici non sono stati in grado di mettere in salvo neppure il figlio che portava in grembo la donna, prossimo a nascere.
Secondo quanto riferito dal giornale locale Cleveland 19News, all’arrivo dei soccorsi la donna era ancora cosciente e ha spiegato la dinamica dell’incidente agli agenti. La polizia ha trovato anche un’altra pistola da 9 mm sul comodino e altre due armi da fuoco cariche, tutte appartenenti al marito della vittima.
Si tratta solo dell’ultima di una serie di tragedie che sconvolgono gli Stati Uniti, dove secondo il Pew Research Center circa il 40% delle famiglie statunitensi possiede armi da fuoco. Giusto lunedì si è consumata un’aktra tragedia nel Kentucky, dove un bambino di 5 anni è stato ucciso dal fratellino (di 7) con un’arma da fuoco.
Ha sparato e ucciso il fratello con una pistola che era custodita in casa. Un nuovo tragico incidente causato dalle armi si è verificato in Kentucky, dove un bambino di 5 anni è stato ucciso dal fratellino di 7. La polizia è stata allertata della sparatoria in una casa della contea di Jackson intorno alle 17.30 locali di lunedì, e quando gli agenti sono intervenuti hanno cercato di salvare il piccolo senza successo. “È una tragedia ogni volta che succede qualcosa del genere. Non ci sono parole per descrivere ciò che sta attraversando questa famiglia”, ha commentato un agente della polizia statale. La tragedia del Kentucky è solo l’ultimo dei molteplici casi di sparatorie accidentali tra bambini avvenute questo mese negli Stati Uniti.
A inizio giugno, una bambina di 4 anni è stata colpita accidentalmente e uccisa da un altro bambino in Illinois. Una settimana dopo, a Detroit, un bambino di 6 anni ha sparato due volte al suo fratellino dopo essersi impossessato di una pistola: la piccola vittima è stata ricoverata in ospedale per le ferita, ma è sopravvissuto. Nella prima settimana di giugno, un bambino di 3 anni è morto dopo essersi sparato accidentalmente nel Tennessee.
Finora quest’anno negli Stati Uniti ci sono state più di 150 sparatorie involontarie da parte di bambini, tra cui altre tre nel Kentucky, che hanno provocato almeno 58 morti e 101 feriti, secondo il gruppo di difesa di Everytown for Gun Safety. Come riporta Nbc News, il Kentucky non ha leggi che impongono una sanzione a coloro che non riescono a proteggere un’arma da fuoco incustodita, secondo il Giffords Law Center. Tuttavia, lo stato vieta a chiunque di fornire “intenzionalmente, consapevolmente o sconsideratamente” una pistola a un minore a meno che il minore non abbia il permesso legale di possederla.
Fin qui i brevi, glaciali report, forse frutto di IA o di “giornalisti” che somigliano maledettamente a macchine programmate.
Un anno fa, davanti alla strage di Uvalde (Texas) dove un giovane di 18 anni, Salvador Rolando Ramos, massacrò 19 alunni e due insegnanti della scuola elementare Robb (ferendone altri 17) scrivemmo quanto segue:
“A una settimana dal massacro di Uvalde, nella moltitudine di geo-strateghi che sdottorano sulla guerra in Ucraina, neppure uno di numero ha collegato quel tragico evento all’incontenibile bisogno di massacro manifestato in questi mesi dall’amministrazione Biden, dall’Ucraina a Taiwan. Eppure il nesso è evidente.
“Gli Stati Uniti d’America sono oggi una società in disgregazione, solcata da fratture di classe, razziali, politiche, culturali, territoriali in via di allargamento. Una società in cui i morti per disperazione e i morti prodotti da disperati si ammonticchiano quotidianamente come merci di scarto nel più smisurato supermercato del mondo, i cui scaffali sono affollati da armi d’ogni tipo. In questa società imperversa la stessa “necessità” di omicidi di massa che gli Stati Uniti hanno esportato ovunque negli ultimi decenni, dai deserti e dalle città dell’Iraq alle periferie di Belgrado fino alle montagne dell’Afghanistan, con il concorso dei volonterosi carnefici amici. Al di là del dollaro, il cui regno è sempre più efficacemente contestato nel mondo, è la violenza bruta l’arma di ultima istanza con cui l’invecchiata superpotenza tenta di frenare il suo irreversibile declino.
“Solo dei poveri fessi ignari di tutto possono scambiare la cupa Amerika del 2022 con quella trionfante e allegra del 1945, magnete attrattivo – checché se ne dica – anche per le genti al di là della cortina di ferro. Così tanto al di sopra di leggi e convenzioni valide per tutti gli altri stati (a cominciare dalla Germania nazista appena sconfitta e processata per i suoi crimini) da poter esibire, a guerra finita, la propria arma di sterminio di massa senza dover pagare alcun dazio morale. Commettere l’efferato crimine di polverizzare in un istante la vita di centinaia di migliaia di esseri umani a Hiroshima e Nagasaki, e subito dopo, come nulla fosse accaduto, inondare i paesi sudditi di “generosi” anticipi e simpatiche gag/accattivanti sorrisi delle star hollywoodiane. Quanto lontani quei tempi! Certo, il complesso militare-industriale continua a funzionare a pieno regime, ed è in grado, anche più dell’omologo russo, di generare terrore, ove direttamente, ove per interposti burattini. Ma – questa è la grande novità – l’interna decomposizione di quella che osò proporsi come la prima società moderna totalmente coesa, composta di soli ceti medi, ha reso questa grande potenza militare impotente, da mezzo secolo, a vincere fino in fondo una sola guerra, per quanto asimmetrica fosse. Da mezzo secolo l’Amerika, o perde le guerre (Vietnam, Afghanistan), o perde la “pace” (Iraq, Libia, Siria).
“Ora sta perdendo pure la guerra interna, la guerra che combatte contro sé stessa. “L’apoteosi assassina dell’America moderna” andata in scena a Uvalde, come l’ha definita Chris Floyd su Counterpunch, e ciò che ne è seguito, squadernano agli occhi del mondo una verità imbarazzante per Washington e i suoi italianuzzi lacché: il paese che pretende di insegnare alle nazioni il rispetto dei diritti umani non è in grado di impedire sul suo suolo la sistematica violazione del più elementare dei diritti umani, il diritto a vivere. Anzi, produce e riproduce di continuo i presupposti di questa violazione, anche per i suoi bambini.”
C’è qualcosa da aggiungere?
