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Chi denuncia i crimini ambientali è… un criminale.

Mancava questa nell’elenco, ma è arrivata.

Dopo alcune/i militanti del Movimento dei disoccupati 7 novembre di Napoli, alcuni dirigenti e attivisti del SI Cobas, alcuni dimostranti del Movimento No Tav (per lo più appartenenti ad Askatasuna), ecco la denuncia per associazione a delinquere contro 5 membri di Ultima Generazione, un movimento ecologista per la “giustizia climatica”.

L’associazione a delinquere “scoperta” a Padova dalla Digos e dal prode p.m. Benedetto Roversi sarebbe “finalizzata all’interruzione di pubblico servizio, ostacolo alla libera circolazione, deturpamento o imbrattamento di immobili pubblici o privati con vernici, o di beni culturali come immobili di interesse culturale”.

Non ci interessa qui fare una ricostruzione storico-giuridica di questo reato, notoriamente proveniente dal codice penale Rocco di epoca fascista, tranquillamente trapassato nella repubblica democratica “nata dalla Resistenza” e quasi esclusivamente applicato contro movimenti e organizzazioni di sinistra o antagoniste.

Ci interessa, invece, osservare che:

1)questa incriminazione avviene a pochi giorni dall’intenzione dichiarata dalla maggioranza parlamentare che esprime il governo Meloni di introdurre una nuova fattispecie di reato che punisce con la reclusione fino ad un anno e la multa fino a 1.500 euro chi viene colto ad “imbrattare beni culturali”, permettendo anche l’arresto in flagranza, previsto fino ad oggi solo in caso di danneggiamento – insomma si va, anche in materia ambientale, verso l’abbassamento della “soglia di punibilità“, come ha rivendicato con orgoglio l’ex-ministra della “Giustizia” Giulia Bongiorno. Proseguendo sulla linea del “decreto Rave” e del “decreto Cutro”, il governo crea nuove fattispecie di reato per imporre legge ed ordine “in basso” .

2)contemporaneamente l’esecutivo delle destre si prepara ad abolire altre fattispecie di reato, ad esempio il reato di tortura per affermare come strumento essenziale della civiltà democratica la libertà di tortura, e ha depenalizzato alcuni reati fiscali includendo nella legge di Bilancio una dozzina di condoni per elusori ed evasori fiscali per attuare una politica di “amicizia” (friendly) tra stato e categorie parassitarie, e garantire il diritto “naturale” ed intangibile all’elusione e all’evasione fiscale dei piccoli, medi e grandi accumulatori. Gli apparati dello stato non debbono disturbare né le forze dell’ordine, né gli arraffa-arraffa, specie quando arraffano grandi ricchezze.

Ci fa piacere che da parte degli attivisti di Ultima Generazione si sia risposto: “non ci faremo intimidire”. Perché in effetti è chiara l’intenzione intimidatoria della Digos, della magistratura, del governo, ed è essenziale che l’intimidazione cada nel vuoto. Ma è altrettanto importante, crediamo, che questi attivisti allarghino lo sguardo agli altri movimenti sociali che sono sotto attacco della repressione statale, e si domandino se non sia il caso di far convergere le lotte, al momento separate (oltre che molto limitate), in un unico fronte di lotta contro il governo Meloni.

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